Home Eco Lifestyle Tutela della biodiversità, cos’è la Pianificazione Sistematica della Conservazione

Tutela della biodiversità, cos’è la Pianificazione Sistematica della Conservazione

protezione della biodiversità
Immagine di Scrivikika

Ricercatori con specializzazioni diverse stanno lavorando ad un approccio integrato alla protezione degli habitat, che identifica azioni economicamente efficienti e strumenti innovativi per raggiungere obiettivi globali

Mentre si avvicinano le scadenze previste dagli accordi del Quadro Globale per la Biodiversità Kunming-Montreal e l’Europa cerca di dare sostanza a Green Deal e Nature Restoration Law, il mondo della ricerca sta perfezionando un metodo per rendere gli interventi di rinaturazione e conservazione sempre più incisivi.

Si tratta della Pianificazione Sistematica della Conservazione (Systematic Conservation Planning – Scp), un approccio scientifico basato sui dati che viene utilizzato per progettare e gestire aree destinate alla conservazione della biodiversità in modo efficiente, veloce ed equo.

Nato circa trent’anni fa e già applicato in passato da organizzazioni come Wwf e Iucn, il metodo della pianificazione sistematica combina informazioni di carattere ecologico e socio-economico dando vita a modelli matematici in grado di garantire che le risorse naturali siano protette in modo ottimale, minimizzando al contempo i conflitti con le attività umane.

L’ultimo studio in merito – Advances in Systematic Conservation Planning to meet global biodiversity goal, pubblicato pochi giorni fa da Trends in Ecology and Evolution – ha come prima firma Sylvaine Giakoumi, della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, ed è stato realizzato da un team di ricercatori italiani insieme a colleghi provenienti da Grecia, Spagna, Finlandia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Canada, Stati Uniti, Brasile e Australia.

È proprio Giakoumi a darci qualche dettaglio in più. “Uno degli obiettivi di questo nostro nuovo lavoro è fare il punto sui progressi fatti fin qui. Cogliamo così l’occasione per spiegare agli altri scienziati ed anche al grande pubblico che i principi della pianificazione sistematica stanno davvero dando il via ad una nuova metodologia di lavoro.

Questa metodologia può aiutare enti locali e organizzazioni a realizzare aree protette di successo – spiega la ricercatrice – ma anche a decidere su quali interventi conviene investire più fondi o su cosa spendere più energie“.

Giakoumi sintetizza il concetto che sta dietro alla pianificazione sistematica facendo un parallelo. “Pensiamo a quando, collettivamente, abbiamo scelto quali misure introdurre per fronteggiare l’epidemia di Covid-19: in quel caso, in ogni nazione sono stati composti gruppi di lavoro che comprendevano naturalmente medici esperti, ma anche scienziati, sociologi, comunicatori, legali.

La stessa cosa può essere immaginata per quanto riguarda l’emergenza biodiversità. Per cambiare veramente le cose, anche in questo ambito abbiamo bisogno dell’interazione tra molte competenze diverse e dell’utilizzo di tool di vario genere“.

Grazie a questa continua collaborazione multidisciplinare, oggi la pianificazione sistematica della conservazione ha molto da offrire  a chi si occupa di biodiversità.

Parliamo innanzitutto di algoritmi veloci, che, in seguito allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sono in grado di fornire soluzioni accurate a problemi complessi – per esempio, possono supportare un’organizzazione o un ente nello scegliere il modo migliore per reintrodurre in natura una specie vicina all’estinzione e ripopolare così un territorio.

A livello pratico, gli autori dello studio enfatizzano l’importanza delle piattaforme online gratuite e open-source (come la Marxan Planning Platform), che stanno già favorendo un’ampia adozione di questi algoritmi.

Sono stati fatti grandi passi avanti poi nello sviluppo di modelli matematici di studio della biodiversità sempre più complessi e sfaccettati, che sono in grado di tenere conto anche della diversità genetica interna a una specie e delle interazioni tra le varie popolazioni.

Un’altra lezione che arriva dalla Pianificazione Sistematica è la spinta a includere sempre nelle proprie analisi gli effetti del cambiamento climatico; purtroppo, l’innalzamento delle temperature deve essere ormai un elemento chiave in qualsiasi progettazione che abbia come obiettivo la conservazione delle specie o degli ambienti naturali, un punto essenziale perché gli interventi possano essere resilienti sul lungo periodo.

Negli ultimi modelli elaborati dagli scienziati, si pone anche un accento nuovo sul tema della connessione ecologica, che garantisce alle specie target spazio per spostarsi, riprodursi e migrare, e sull’importanza dei rifugi climatici per le specie d’alta quota.

Il tutto senza dimenticare le ricadute economiche e sociali di ogni intervento in favore della natura. “Uno tra gli aspetti più interessanti in assoluto – spiega ancora Giakoumi – è che oggi grazie alla pianificazione sistematica possiamo usare gli algoritmi e l’intelligenza artificiale non solo per proteggere gli impollinatori, ma anche per capire quali aggiustamenti prevedere perché l’impatto positivo di un intervento di questo tipo riguardi direttamente anche le attività umane.

Attraverso i modelli matematici che abbiamo sviluppato, oggi si può capire in che zona agire, in modo da massimizzare sia il beneficio in termini di servizi ecosistemi sia di resa agricola, visto che gran parte della nostra produzione di cibo è legata alla presenza di api e altri insetti“.

Condividi: