Servizi ecosistemici, boschi urbani, ricerche sugli habitat d’alta quota, corridoi ecologici portatori pace. A MyPlant&Garden, GreenPlanner ha acceso i riflettori sull’importanza della biodiversità per la nostre società anticipando la Cop16bis che apre oggi a Roma
La biodiversità è oggi sotto i riflettori della Cop16 di Roma, ma sul tema GreenPlanner ha voluto spendersi proprio una settimana prima della Cop romana con il convegno organizzato in MyPlant&Garden.
L’assunto base è che la biodiversità vada sdoganata dal mero ambito scientifico naturalistico: la questione è, infatti, anche fortemente economica e politica. Ma anche filosofica: nessuno pensi di essere superiore e la sopravvivenza nostra su questo Pianeta dipende proprio da quanto è in salute la biodiversità.
Ecco perché la moderatrice, M.Cristina Ceresa, direttore di GreenPlanner, ha aperto i lavori con la bellissima scoperta fatta da Stefano Scalercio e Sara Lacava del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) nei boschi di Cosenza dove si è riusciti a catalogare una nuova farfalla: la Diplodema GiulioRegenii, dedicata appunto a Giulio Regeni per non abbassare i riflettori sulla ricerca della verità.
“Leggo in questo un simbolo l’intreccio tra scienza, politica e società – fa notare la giornalista –: una spada di Damocle pende su di noi se non tuteliamo la biodiversità, tanto che il Global Risk Report considera la perdita di biodiversità come la terza delle minacce globali fondamentali alla tenuta dei sistemi economici.
Si calcola attorno a 40mila miliardi di dollari all’anno il valore economico che dipende direttamente dalla natura” conclude Ceresa riprendendo i dati di Bcg e del Wwf.
Così si è aperto il convegno intitolato: Biodiversità: fa bene al Pianeta, fa bene al Pil (di cui qui sotto trovate la registrazione completa).
Tante le parole chiave messe in evidenza tra i relatori coinvolti – dai servizi ecosistemici alla crisi climatica, dalla responsabilità delle grandi aziende al ruolo delle comunità.
Con noi e di fronte a un pubblico composto da esperti e studenti Francesca Oggioni, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Milano (il convegno rilasciava i crediti formativi agli agronomi presenti) e Paolo Broglio, consigliere dell’Ordine dei biologi della Lombardia.
La parola ai relatori del convegno
Ad aprire i lavori Gianalberto Losapio del Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano, mentre prendevano posizione con i loro taccuini anche i primi giornalisti in erba, studenti delle superiori pronti ad annotare i punti salienti e fare le loro domande.
Il convegno del 19 febbraio è stato infatti parte integrante del percorso della BiotechSchool, organizzata da GreenPlanner insieme all’Università Bicocca di Milano.
Losapio ha spiegato come habitat e cartografia delle nostre Alpi stiano cambiando rapidamente, in seguito alla fusione dei ghiacciai.
“Non appena il ghiaccio si ritira – ha spiegato – assistiamo a un picco di biodiversità, ma poi, subito dopo, arriva un decremento dovuto alle piante competitive, che può avere conseguenze negative anche su alcune specie pioniere importanti, come alcune piante medicinali.
Contemporaneamente, mutano anche i servizi ecosistemici normalmente forniti da questi ambienti. Presto sulle nostre montagne avremo più pascoli e più componente organica dei suoli, ma anche, per esempio, più malattie e meno riserve d’acqua“.
Da una parte Losapio evidenzia come la situazione necessiti di nuove professioni, di nuovi saperi per gestire questa situazione. E la domanda è: “ma a chi appartengono le terre he emergono dal ritiro dei ghiacciai?“. Losapio sorride: “non è un problema banale che va ancora definito“.
Di effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici ha parlato anche Giorgio Alberti, professore ordinario di Selvicoltura e Assestamento Forestale dell’Università di Udine e coinvolto nel progetto National Biodiversity Future Center, che si è concentrato su boschi e foreste.
“Ogni anno perdiamo 5 milioni di ettari di foreste – ha ricordato Alberti – principalmente nell’area tropicale e subtropicale. Eppure le foreste sono fondamentali, perché contrastano le nostre emissioni, ci mettono a disposizione una materia prima importantissima come il legno, garantiscono alle comunità protezione dalle frane e dalle valanghe, forniscono servizi ricreativi e culturali.
Le foreste ricche di biodiversità arborea, proprio come quelle tropicali, sono nostre alleate nel sequestro del carbonio. Come umanità non possiamo davvero permetterci di perdere queste risorse“.
Il fantastico mondo degli alberi si sta adattando in maniera resiliente alle perturbazioni climatiche. Vento, siccità le situazioni più aggressive.
Da una parte Alberti prevede una sorta di selezione della specie. D’altra ci fa notare come noi stessi dobbiamo applicare sempre di più le conoscenze una gestione forestale sostenibile.
Dicevamo che il tema biodiversità porta con sé aspetti economici e anche finanziari. Marcello Donini, che si occupa della Corporate social responsibility in E.On Italia, raccontando il progetto dei boschi E.On, lo mette in evidenza.
“Nel corso di un ciclo di vita di trent’anni, l’investimento nella riforestazione genera un significativo ritorno sociale ed economico: per ogni 1.000 euro investiti, si producono tra 3.500 e 4.500 euro di valore complessivo, con benefici tangibili sul miglioramento della qualità dell’aria, la biodiversità, lo sviluppo del turismo sostenibile e il benessere collettivo. Compresa la crescita della coesione sociale“.
I boschi, lo ribadisce Donini, diventano spazi condivisi che favoriscono l’incontro, l’educazione ambientale e il superamento dell’isolamento sociale – e lo sviluppo territoriale e l’inclusione correlate – le aree boschive stimolano l’economia locale, creano nuove opportunità di lavoro e rafforzano il senso di comunità, costruendo un futuro più sostenibile e armonioso.
Si tratta di benefici duraturi in quanto gli effetti positivi del rimboschimento perdurano nel tempo, offrendo vantaggi tangibili e intangibili alle future generazioni.
Intanto E.On, dal 2011 a oggi, ha messo a dimora ben 135mila alberi, creato 61 aree verdi e assorbito 85.000 tonnellate di anidride carbonica.
“Non si tratta né di un progetto estemporaneo di marketing, né di una mera attività di comunicazione o formazione: è un’attività concreta che portiamo avanti con costanza e seguiamo nel tempo“.
Oggi, in partnership con Rete Clima, E.On sta sperimentando sempre di più, implementando nei propri boschi piccoli bug hotel, zone umide corredate anche di elementi di necromassa (la cosidetta Log pyramid) e il prossimo passo è la sperimentazione di Tiny forest.
“È evidente: la biodiversità serve per vivere, a noi come alle piante e agli animali” è l’incipit dell’intervento in differita di Gianfranco Mormino, docente di Filosofia Morale dell’Università degli Studi di Milano che ci porta a riflettere come l’uomo dovrebbe veramente iniziare a considerarsi quanto meno alla pari e non superiore al resto degli essere viventi di questo Pianeta, “anche quella senza sistema nervoso: ogni parte dell’ambiente è strumento di sopravvivenza per le altre“.
Secondo Mormino, è urgente insomma cambiare rotta, e in fretta. “Siamo già arrivati di fronte a problemi sostanziali economici. La nutrizione carnivora, per esempio, è estremamente dispendiosa a livello di risorse e inquina gli ambienti.
È necessario andare verso una riconversione totale nel medio-lungo periodo, proprio come quando abbiamo introdotto il vapore o l’elettricità. Il costo è nel presente, il guadagno è nel futuro“.
Tutela e custodia vanno di pari passo
“La legge riconosce le api come strumenti imprescindibili per l’impollinazione – ha messo in evidenza Giorgio Baracani, apicoltore e presidente di Conapi-Mielizia – e dunque per la sopravvivenza delle altre specie. Inoltre, essendo continuamente monitorate dagli apicoltori, le nostre api funzionano come delle vere e proprie sentinelle, rilevando in anticipo tutti i problemi che possono colpire gli insetti selvatici“.
Baracani ha definito l’apicoltura “una zootecnia particolare, perché non prevede il fine vita del capo allevato e difende la biodiversità” e ha dovuto purtroppo unirsi agli altri relatori nel denunciare gli effetti di crisi climatica e inquinamento.
“La produzione di miele si è dimezzata – ha spiegato – a causa delle ondate di calore, di inverni caldi che disturbano il ciclo naturale delle api, dell’arrivo specie esotiche e nuove malattie, dell’uso dei pesticidi, del consumo suolo e della contaminazione ambientale“.
La politica, soprattutto della pace, è il tema affrontato da Roberto Cazzolla Gatti, professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna in un intervento che ha risvegliato con spunti di grande interesse la platea che iniziava a risentire delle 3 ore di convegno.
Cazzolla Gatti studia da tempo i corridoi della pace e i parchi che stemperano, per esempio in Africa, le zone di conflitto.
“Fino a qualche anno fa – ha spiegato – pensavamo che bastasse creare delle aree protette per proteggere la natura. È vero, è importante, ma non è abbastanza. Oggi per aumentare la biodiversità in territori urbanizzati bisogna andare oltre“.
Occorrono, cioè, corridoi ecologici in grado di collegare gli habitat e nuove aree cuscinetto: “le buffer zone sono importanti sia nelle zone di guerra sia per la biodiversità. Non basta proteggere, bisogna ripristinare e riconnettere la natura, dando al contempo ai popoli l’occasione di cooperare nella creazione questi percorsi, come sta avvenendo per esempio in diverse zone del continente africano“.
Ma a chi tocca occuparsi di biodiversità? L’assunto del convegno è che tocchi a tutti noi. Per questo GreenPlanner appoggia da tempo le azioni di citizen science.
Le stesse raccontate da Alessandra Flore, responsabile del Dipartimento di Scienze Naturali del Cesab e coordinatrice del Cluster Biodiversità Italia. Ovvero, la City Nature Challenge (fra poco parte la nuova edizione 2025) o la nuova iniziativa lanciata da Jrc Ispra e dedicata agli studenti delle Green School.
Questione di essere empatici con la natura? Si forse. Tant’è che il convegno ha ospitato un test sul campo di neuroscienze, ovvero di eye tracking, di cui poi Lorena Delvino, ricercatrice della SrLabs ha presentato i risultati.
La domanda è “che cosa attira la nostra attenzione quando si parla natura“? Un tassello in più per coinvolgere al meglio tutti noi cittadini nella tutela della biodiversità.
Qui di seguito una gallery con i momenti salienti del convegno Biodiversità: fa bene al Pianeta, fa bene al Pil, svoltosi durante MyPlant & Garden 2025: ricordiamo che ne potete rivedere l’intero svolgimento sul nostro canale Youtube.
articolo redatto con il contributo di Chiara Spallino










