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Biophilic designer: l’architetto della natura

alfredo fusco

Architettura, ecologia, psicologia ambientale e neuroscienze: ecco le doti di un Biophilic designer che disegna spazi per vivere rispettando il nostro bisogno di natura. Ne parliamo con Alfredo Fusco che da anni ne ha fatto la sua specializzazione

Se chiedi ad Alfredo Fusco, architetto e Biophilic designer, come definirebbe la sua professione lui risponde: “il Biophilic designer è un professionista specializzato nella progettazione di spazi che favoriscono il benessere umano attraverso un’integrazione armoniosa con la natura“.

È l’architetto verde per eccellenza insomma. Anzi, di più: l’obiettivo strategico del Biophilic designer “è ricreare negli spazi costruiti dove l’uomo vive, lavora, studia e si cura, le qualità tipiche degli habitat naturali, favorendo così un legame più profondo con la Natura – precisa FuscoQuesto approccio mira a migliorare il benessere psicofisico delle persone, riducendo i fattori di stress e potenziando le prestazioni cognitive, l’umore e l’interazione emotiva con gli elementi naturali“.

Il nostro Biophilic designer ama rifarsi alle teorie di Stephen Kellert che insegnava ecologia sociale presso la Yale School of Forestry & Environmental Studies.

E da qui capiamo subito come sia profondo l’approccio multidisciplinare che “coniuga competenze in architettura, ecologia, psicologia ambientale e neuroscienze, con l’obiettivo di creare ambienti rigenerativi che rispondono ai bisogni profondi dell’essere umano” prosegue Fusco, che ammette come la propria missione principale sia quella di riconnettere le persone con la natura all’interno degli spazi in cui sostano, promuovendo un senso di benessere psicofisico e di armonia.

Oltre a Stephen Kellert, Fusco ricorda come le basi scientifiche del Biophilic design affondino le radici nella teoria della biofilia formulata dal biologo e sociobiologo Edward O. Wilson nel 1984 con il suo libro Biophilia nel quale ha teorizzato la predisposizione umana a cercare il contatto con la natura.

Questa innata tendenza è il risultato di un lungo processo evolutivo: per milioni di anni, l’essere umano ha vissuto in ambienti naturali, sviluppando una attrazione per paesaggi ricchi di vegetazione, acqua e rifugi sicuri, elementi che ancora oggi suscitano una sensazione di comfort e protezione“.

Si diceva come la multidisciplinarietà sia fondamentale nella preparazione del Biophilic designer e su questa linea. Fusco annovera il ruolo di Terrapin Bright Green Llc, una società statunitense di consulenza sulla sostenibilità che nel 2014 ha sistematizzato questi studi in un modello applicativo basato su 15 pattern di design biofilo, che guidano il Biophilic designer nell’integrazione della natura negli spazi costruiti.

Vademecum della progettazione Green

Un vademecum che esplicita elementi diretti (piante, acqua, luce naturale, materiali organici), elementi indiretti (pattern frattali, texture ispirate alla natura, colori della terra) e configurazioni spaziali biofile (spazi aperti, rifugi, prospettive panoramiche).

Grazie agli studi di Wilson, Kellert, Ulrich e Kaplan, oggi sappiamo che il nostro legame con la natura è iscritto nel nostro Dna e che il design può sfruttare questa connessione per migliorare la nostra qualità della vita“.

Cosa non è il Biophilic designer?

Grazie alle riflessioni di Fusco riusciamo anche a capire cosa non sia il biophilic designer. Non è un decoratore di interni – precisa – ma un professionista multidisciplinare che integra competenze di architettura, design, psicologia ambientale, biologia e scienze ambientali.

Egli non si limita a interventi superficiali come l’aggiunta di qualche pianta nelle stanze, ma adotta un approccio olistico che considera l’ambiente nel suo complesso“.

Attraverso l’uso di pattern e strategie specifiche, come la connessione visiva con la natura, l’uso di luce dinamica e diffusa, la presenza di acqua e la creazione di microhabitat, il progettista biofilo crea spazi che stimolano i sensi, favoriscono il rilassamento e promuovono la salute e la produttività.

E non è neppure un green designer che si concentra prevalentemente sull’impatto ambientale delle costruzioni, il Biophilic designer va oltre, creando una reale integrazione tra Natura e architettura.

Con questo metodo, trasforma gli spazi costruiti, spesso privi di una relazione con il contesto naturale, in luoghi che rispecchiano le caratteristiche del nostro paesaggio ancestrale, promuovendo un senso di armonia e sintonia con l’ambiente circostante“.

Se volete dunque avviarvi verso la professione del Biophilic designer date retta a Fusco: “fatelo se possedete una spiccata intelligenza naturalistica, un’abilità innata di percepire, classificare e interagire con il mondo naturale. Questa intelligenza gli permette di cogliere le sfumature dell’ambiente e di tradurle in soluzioni di design che integrano armoniosamente gli elementi naturali negli spazi costruiti“.

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