L’importanza di creare aree protette dalle influenze umane si fa sempre più pressante. Le aree marine protette in Italia vanno in questa direzione, l’obiettivo e la speranza è che se ne creino sempre di più. Ma intanto ecco quali sono i migliori luoghi protetti del mare
La più settentrionale è quella di Miramare, vicino a Trieste, quella più a sud è invece quella delle Isole Pelagie. Sempre per restare in tema di primati, quella di Miramare è anche la più piccola, con i suoi 30 ettari di estensione che impallidiscono a fronte dei quasi 54.000 di quella delle Isole Egadi.
Insieme ad altre 27, sono le aree marine protette nel nostro paese, estese per oltre 230.000 ettari di mare e 710 chilometri di coste. A cui vanno poi aggiunti i due parchi sommersi di Baia e di Gaiola, a Napoli, e il Santuario Internazionale dei mammiferi marini.
Sono costituite da ambienti marini, acque, fondali e tratti di costa che presentano particolari caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche, con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere, oltre che per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono.
Nel nostro Paese formano un vero e proprio tesoro di biodiversità e ospitano centinaia di specie vegetali e animali, alcune a grave rischio di estinzione. L’elenco è lunghissimo e, tra gli altri, comprende coralli (tra cui il rarissimo falso corallo nero, presente nell’area di Secche di Tor Paterno), colonie di gorgonia rossa e gorgonia arancione, murene, corvine, astici, polpi, cernie, aragoste e altri crostacei, tartarughe e mammiferi marini come capodogli, stenelle, delfini comuni e globicefali.
Ancora, non si possono non menzionare le praterie di posidonia, una delle specie simbolo del Mediterraneo, che crescono per esempio nell’oasi di Porto Cesareo, vicino a Lecce, in quella dell’isola di Bergeggi, davanti a Savona, in quella delle Isole di Ventotene e S. Stefano e nell’area marina protetta Regno di Nettuno.
Proprio in quest’ultima, in particolare, è presente il delfino comune (Delphinus delphis), inserito nella Lista Rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura.
Per assolvere ai loro compiti di tutela e ripopolamento, tutte le aree marine protette del nostro Paese sono organizzate al loro interno in tre zone, la A, la B e la C.
L’obiettivo è assicurare la massima protezione agli ambiti di maggior valore ambientale che ricadono nelle zone di riserva integrale (A), mentre con le zone B e C si vuole assicurare una gradualità di protezione, andando a contemperare la conservazione dei valori ambientali con la possibilità di fruire in modo sostenibile dell’ambiente marino.
Scendendo più nel dettaglio, la Zona A (nelle mappe sono evidenziate con il colore rosso) è la zona di riserva integrale, interdetta a tutte le attività che possano arrecare danno o disturbo all’ambiente marino. In questa zona, individuata in ambiti ridotti, sono consentite in genere solo le attività di ricerca scientifica e quelle di servizio.
La Zona B (evidenziata in giallo nelle mappe) è quella di riserva generale, in cui sono consentite una serie di attività che, pur permettendo di fruire dell’ambiente marino, influiscono con il minor impatto possibile.
Anche le zone B di solito non sono molto estese e in alcuni casi possono prevedere delle sottozone Bs (zone B speciali), nelle quali vigono le stesse previsioni delle zone B, ma dove è vietata qualsiasi attività di prelievo delle risorse.
Infine, abbiamo la Zona C (in azzurro nelle mappe) di riserva parziale, dove sono consentite le attività di fruizione del mare, a patto che siano sostenibili e abbiano modesto impatto ambientale. Questa zona rappresenta la fascia tampone tra le zone di maggior valore naturalistico e i settori esterni all’area marina protetta.
Crediti immagine: Depositphotos












