Secondo una ricerca condotta da Cna Milano, la transizione energetica delle piccole e micro imprese italiane si scontra con barriere normative, costi elevati e inerzie organizzative. Dai workshop territoriali emergono proposte operative e nuove competenze necessarie per accelerare la decarbonizzazione del sistema produttivo
La transizione energetica nel comparto delle Pmi italiane non rappresenta più un’opzione strategica, ma una condizione imprescindibile per garantire sicurezza energetica, competitività e sostenibilità al sistema manifatturiero nazionale.
È quanto evidenzia la ricerca promossa da Cna Milano: il focus dello studio è l’elettrificazione del calore industriale, considerata leva determinante per ridurre le emissioni e abbattere i costi energetici, ma ancora frenata da ostacoli strutturali e culturali.
Le analisi indicano che la disponibilità tecnologica non costituisce oggi il principale limite: pompe di calore ad alta temperatura, sistemi di accumulo elettrochimico, fotovoltaico distribuito e comunità energetiche rinnovabili sono soluzioni già mature.
Ciò che ne ostacola l’adozione è piuttosto la complessità burocratica, il peso degli investimenti iniziali, l’inadeguatezza degli incentivi, infrastrutture insufficienti e una diffusa resistenza al cambiamento, radicata in schemi organizzativi consolidati.
Un dato di rilievo riguarda la struttura del tessuto produttivo: le micro e piccole imprese costituiscono il 99% delle aziende italiane, generano oltre il 60% del valore aggiunto e occupano più di tre quarti della forza lavoro privata.
Eppure, la loro voce resta marginale nei tavoli decisionali che orientano incentivi, regolamentazioni e strategie di sviluppo energetico. La ricerca sottolinea l’urgenza di un approccio inclusivo, che valorizzi il contributo delle Pmi e ne accompagni il percorso di transizione con strumenti di supporto tecnico e finanziario adeguati.
Le evidenze dai territori
Il percorso di indagine ha coinvolto 47 imprese attraverso quattro workshop territoriali, che hanno fornito indicazioni operative sui nodi critici e sulle opportunità di sviluppo.
Brescia ha posto l’accento sulla necessità di un ecosistema energetico integrato, basato su autoproduzione e Comunità Energetiche Rinnovabili, con attenzione alla formazione di figure professionali dedicate alla gestione energetica.
Bologna ha evidenziato l’importanza di un approccio olistico che unisca innovazione tecnologica, economia circolare e consapevolezza culturale. Tra le proposte, portali centralizzati per l’accesso agli incentivi e reti di collaborazione tra imprese.
Pescara ha posto al centro la semplificazione delle procedure, proponendo hub locali di competenza e strumenti plug-and-play a sostegno delle Pmi. Centrale anche il tema della governance territoriale e della creazione di reti collaborative multilivello.
Milano si è distinta per un orientamento verso l’innovazione radicale, analizzando prospettive di lungo periodo che includono tecnologie emergenti come i mini-reattori modulari e i sistemi di accumulo avanzati.
L’attenzione è stata rivolta a modelli finanziari innovativi e partenariati pubblico-privato per accelerare la diffusione delle soluzioni ad alta efficienza.
Questi laboratori territoriali hanno messo in luce la necessità di considerare i territori come piattaforme sperimentali capaci di generare modelli replicabili a livello nazionale, adattivi alle diverse condizioni socio-economiche.
Le voci del sistema Cna e gli scenari di policy
Dalla ricerca emerge una posizione chiara da parte del sistema Cna: la decarbonizzazione richiede il pieno coinvolgimento delle piccole imprese, che non possono essere lasciate sole in un processo percepito altrimenti come un onere più che come un’opportunità.
Secondo l’associazione, regole stabili, incentivi strutturali e percorsi di accompagnamento rappresentano condizioni imprescindibili per trasformare la transizione energetica in valore condiviso.
Il quadro normativo europeo e nazionale – dal REPowerEu al Clean Industrial Deal, fino al Pniec – costituisce il riferimento per l’allineamento delle Pmi, ma senza strumenti mirati e governance semplificate, l’accesso agli incentivi resta limitato.
Cna propone quindi un framework nazionale coerente, orientato alla riduzione dei costi, al sostegno delle comunità energetiche, alla valorizzazione del capitale umano e alla promozione di investimenti in ricerca e innovazione.
Nuove competenze per la transizione
Un aspetto centrale della ricerca riguarda la formazione e lo sviluppo del capitale umano. Le Pmi hanno bisogno di figure professionali ibride, capaci di integrare conoscenze tecnico-energetiche, analisi dei dati e competenze di governance partecipativa.
Tra i profili indicati come prioritari figurano esperti termo-energetici, specialisti Esg, facilitatori di comunità energetiche e data analyst energetici.
Secondo Cna, la transizione energetica non può prescindere da un investimento nella dimensione umana, affinché le tecnologie disponibili vengano effettivamente integrate nei processi produttivi.
Solo in questo modo sarà possibile trasformare vincoli e ostacoli in opportunità di crescita e sviluppo territoriale, rafforzando la competitività della manifattura italiana.
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