Dal 2027 il nuovo sistema Ets2 estenderà il prezzo del carbonio ai settori del riscaldamento e dei trasporti. L’obiettivo: ridurre le emissioni e accelerare la transizione energetica. Ma il rischio è un aumento dei costi per le famiglie italiane, con forti disparità territoriali
La decarbonizzazione del sistema energetico europeo entra in una fase decisiva. Dopo aver agito per quasi vent’anni sui grandi settori industriali e sulla generazione elettrica, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Eu Ets) estenderà la propria portata anche ai comparti del riscaldamento degli edifici e dei carburanti per il trasporto stradale.
Il nuovo schema, denominato Ets2, è previsto dal pacchetto Fit for 55 e diventerà operativo dal 1° gennaio 2027. Si tratta di una misura destinata a incidere in modo diretto sulla vita quotidiana dei cittadini europei, introducendo un prezzo della CO2 anche nei consumi domestici e nei trasporti privati.
A differenza del sistema originario, che coinvolgeva le imprese energivore, l’Ets2 agirà a monte della filiera, imponendo ai fornitori di combustibili fossili l’obbligo di acquistare permessi per ogni tonnellata di CO2 generata. Tuttavia, il costo delle quote sarà inevitabilmente trasferito a valle, sui consumatori finali.
Il meccanismo, per certi versi, segna l’ingresso dell’Europa in una nuova stagione della transizione energetica, in cui la responsabilità della riduzione delle emissioni si estende progressivamente a tutti i settori dell’economia e della società.
Le logiche del nuovo mercato delle emissioni
Il funzionamento dell’Ets2 ricalca in larga parte quello dell’attuale Eu Ets: il prezzo della CO2 sarà determinato da un sistema di aste pubbliche e da un tetto complessivo alle emissioni (cap), che verrà progressivamente ridotto ogni anno.
In altre parole, più stringente sarà il limite alle emissioni, più elevato sarà il valore dei permessi. L’Ets2 riguarderà due aree cruciali per la transizione energetica: riscaldamento degli edifici, residenziali e commerciali; trasporti stradali, con riferimento ai carburanti utilizzati da veicoli privati e commerciali.
Insieme, questi settori rappresentano circa il 36% delle emissioni totali dell’Unione europea, percentuale che finora non era coperta da un meccanismo di prezzo diretto della CO2.
Secondo le stime contenute nel Position Paper del Laboratorio Ref, il sistema Ets2 potrà garantire un taglio delle emissioni pari al 42% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005, contribuendo in modo sostanziale al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo.
Impatto sui prezzi di gas, benzina e gasolio
L’introduzione di un prezzo del carbonio comporterà inevitabilmente un incremento dei costi energetici. Sulla base delle proiezioni più recenti, un valore medio delle quote di 45 euro per tonnellata di CO2 potrebbe tradursi in un aumento di circa 8 centesimi al litro per benzina e gasolio, e di circa 3 centesimi per kWh termico per il gas naturale utilizzato nel riscaldamento.
Il Laboratorio Ref, nel suo studio, ha stimato un impatto complessivo per le famiglie italiane di circa 210 euro annui, di cui 83 euro legati alla bolletta del gas e 64 euro derivanti dai carburanti, con differenze significative tra aree geografiche.
Le regioni del Nord, caratterizzate da climi più rigidi e da un maggiore utilizzo del riscaldamento domestico, risulteranno le più esposte: in Veneto e Lombardia l’aggravio medio potrà superare i 100 euro annui per nucleo familiare.
L’effetto sarà più contenuto nelle regioni del Centro e del Sud, dove la minore domanda di energia termica riduce l’incidenza del costo aggiuntivo del carbonio.
Una questione di equità: le famiglie più vulnerabili al centro del dibattito
L’Ets2 porta con sé una sfida politica e sociale di grande portata. Se da un lato il prezzo del carbonio è considerato uno degli strumenti più efficaci per indirizzare i consumi verso la decarbonizzazione, dall’altro rischia di penalizzare le fasce di popolazione con minore capacità di investimento in tecnologie pulite.
Le famiglie a basso reddito, spesso residenti in edifici poco efficienti e costrette a utilizzare auto più vecchie e inquinanti, avranno meno possibilità di reagire all’aumento dei prezzi energetici.
Per evitare che l’Ets2 si traduca in un aggravio insostenibile, l’Unione europea ha istituito il Social Climate Fund, un fondo di compensazione che dal 2026 al 2032 metterà a disposizione 86,7 miliardi di euro a livello comunitario, di cui 7 miliardi destinati all’Italia.
Le risorse dovranno essere utilizzate per finanziare interventi di efficienza energetica, incentivi alla mobilità elettrica e sussidi temporanei per i nuclei familiari vulnerabili.
Tuttavia, la reale efficacia di questo strumento dipenderà dalla rapidità e trasparenza nell’erogazione dei fondi, e dalla capacità del governo italiano di predisporre meccanismi di accesso equi e semplificati.
Effetti macroeconomici e competitività
Un’altra dimensione del dibattito riguarda gli effetti macroeconomici dell’Ets2. Il rischio percepito è che un aumento dei costi energetici possa incidere sulla competitività delle piccole e medie imprese, in particolare nei settori ad alta intensità energetica non coperti dal sistema Ets tradizionale.
Tuttavia, diversi economisti sostengono che il prezzo del carbonio rappresenti un incentivo alla modernizzazione del tessuto produttivo, spingendo le imprese verso soluzioni di efficienza, digitalizzazione e autoproduzione da fonti rinnovabili.
L’esperienza maturata nei settori industriali coperti dall’Eu Ets dimostra, infatti, che il mercato delle emissioni può coesistere con la crescita economica, purché accompagnato da politiche di sostegno all’innovazione e alla transizione tecnologica.
Nel Position Paper del Laboratorio Ref si avanzano inoltre una serie di proposte che potrebbero rendere l’Ets2 socialmente sostenibile e tecnicamente efficace:
- gradualità nella curva di riduzione del cap, per consentire ai mercati di adattarsi senza shock sui prezzi
- meccanismi di price ceiling e floor per evitare eccessiva volatilità del prezzo della CO2
- riorientamento dei proventi delle aste Ets2 verso programmi di riqualificazione energetica e mobilità sostenibile
- semplificazione dell’accesso al Social Climate Fund, con procedure automatizzate per famiglie a basso reddito
- campagne di informazione e formazione per promuovere comportamenti energetici più consapevoli
L’obiettivo è duplice: mantenere la coerenza climatica del sistema e allo stesso tempo preservare la coesione sociale.
L’Italia davanti alla sfida del 2027
Per l’Italia, l’introduzione dell’Ets2 arriva in un momento complesso. Nonostante i progressi nel settore delle rinnovabili, il Paese resta fortemente dipendente dal gas naturale, che rappresenta ancora il 42% della produzione elettrica e il 60% del riscaldamento domestico.
Il rischio è che l’aumento del prezzo del gas legato al nuovo mercato del carbonio si sommi a una domanda interna rigida, con ripercussioni sui costi energetici complessivi.
In questo contesto, la diffusione delle pompe di calore, dei sistemi ibridi e dell’autoproduzione fotovoltaica assume un ruolo centrale per ridurre la vulnerabilità dei consumatori e stabilizzare i costi.
Parallelamente, il rinnovamento del parco auto e la realizzazione di infrastrutture per la ricarica elettrica rappresentano un passaggio obbligato per contenere l’impatto del nuovo regime Ets2 sui trasporti.
Introducendo un prezzo visibile alla CO2 nei consumi quotidiani, l’Unione europea intende promuovere una maggiore consapevolezza del costo ambientale delle nostre scelte. Ogni pieno di carburante, ogni bolletta del gas, diventerà anche un promemoria della responsabilità individuale e collettiva nella transizione climatica.
Tuttavia, perché la misura sia accettata, è necessario che i cittadini percepiscano un ritorno tangibile degli sforzi richiesti, in termini di benefici ambientali, miglioramento dell’efficienza e opportunità economiche.
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