Agli Stati Generali delle proteine alternative abbiamo potuto approfondire le enormi potenzialità di un comparto alimentare che comprende quelle Veg, ma anche insetti o elaborazioni da sintesi, sapientemente gestiti dai “mestieri” che lo renderanno sempre più attivo. E poi c’è l’economia circolare del cibo… caratterizzata dallo slogan Biotech meet food
Il recente rapporto Roasting the Planet, pubblicato da Foodrise con Friends of the Earth, Greenpeace Nordic e Institute for Agriculture and Trade Policy, ha lanciato un segnale chiaro: il sistema alimentare globale è tra i principali responsabili della crisi climatica.
Tra il 2022 e il 2023, le 45 maggiori aziende mondiali di carne e latticini hanno generato oltre un miliardo di tonnellate di gas serra. Per Greenpeace Italia, questi dati non lasciano spazio ai dubbi: serve un cambio di rotta radicale.
Ridurre l’impatto dell’agroalimentare significa ripensare la produzione proteica, puntando su modelli innovativi e più sostenibili. E proprio questo è stato uno degli argomenti principali degli Stati Generali delle proteine alternative, evento tenutosi a Milano lo scorso 21 ottobre.
Le proteine alternative: un’unica risposta a più sfide
Le proteine alternative (leggi vegetali, ma anche da insetti o elaborazioni da sintesi cui va aggiunta anche l’economia circolare del cibo) si stanno affermando come una delle soluzioni più efficaci per conciliare etica, ambiente e salute.
Etica, perché riducono la dipendenza dagli allevamenti intensivi. Ambiente, perché le proteine alternative richiedono meno risorse e prevedono un minore consumo di acqua e di suolo. E salute, perché permettono di costruire diete più equilibrate e varie.
Non si tratta di sostituire del tutto la carne o il latte, ma di integrare nuove fonti proteiche per garantire un futuro alimentare più stabile. L’obiettivo è produrre più cibo con la stessa quantità di terra, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza dei processi.
Secondo un report pubblicato da Good Food Institute nel novembre del 2023, l’uso delle proteine alternative renderebbe possibile alimentare più persone con meno risorse e, se adottate su ampia scala, offrono vantaggiosi scenari ambientali: per esempio, la produzione di carne coltivata con energia rinnovabile può ridurre l’uso del suolo fino al 94% rispetto alla carne bovina convenzionale.
Le alternative proteiche, infatti, possono rappresentare un ausilio a sostenere l’aumento della popolazione mondiale attesa, secondo dati diffusi dalla Fao a quasi 10 miliardi di persone entro 25 anni, senza aggravare la pressione sugli ecosistemi naturali.
Ma gli italiani sono pronti a tutto questo? Secondo un recente sondaggio NielsenIq parrebbe di sì. Il che fa pensare che ci sia una grande opportunità anche per l’industria alimentare, che non si lascia sfuggire la produzione di cibi a base vegetale in primis.
Un mercato in crescita (+16% in soli due anni) secondo Italbiotec che ha organizzato l’evento degli Stati generali delle proteine alternative. Un settore trainato da carne vegetale (35,7% del mercato) e bevande alternative al latte (50,7%), la cui espansione è favorita dal segmento private label.
Insomma, sugli scaffali le alternative non mancano perché la richiesta c’è. Il che presume nuovi posti di lavoro con personale specializzato.
E qui viene il bello, o meglio si apre un ampio ventaglio di saperi, conoscenze, skill tecnologici che riguardano non solo le scienze alimentari.
Prendiamo il tema della fermentazione, grande riscoperta di oggi, ma che in realtà ha basi antiche (vedi lieviti in primis). Solo che ora si punta a una fermentazione di precisione, un ponte tra tradizione e innovazione.
Questa tecnologia, pur antica, torna a porsi al centro delle tecniche biotecnologiche moderne. Da un lato, consente di ricreare sapori e consistenze familiari, rendendo più facile accogliere nuovi cibi sulla tavola.
Dall’altro, consente di recuperare sottoprodotti dell’industria alimentare, aderendo ai principi dell’economia circolare e riducendo il depauperamento del Pianeta.
Le biosoluzioni: biotecnologie e futuro del settore food
Oggi la produzione di proteine alternative basate su biosoluzioni eredita gran parte del proprio know-how e della propria strumentazione dal settore farmaceutico, che ha trasmesso a queste tecnologie la precisione e la qualità dei processi.
Tuttavia, come ha ricordato Maurizio Bettiga ai microfoni di GreenPlanner c’è un salto imprenditoriale e industriale da fare e come dice lui: Biotech meet food.
Per favorire la diffusione delle proteine alternative servono processi più agili e impianti economicamente sostenibili, ma anche un dialogo costante tra il mondo della ricerca e quello del mercato.
Solo unendo queste due dimensioni – la scientifica e l’industriale – sarà possibile trasformare le potenzialità delle biotecnologie in una filiera davvero sostenibile, competitiva e capace di generare valore economico oltre che ambientale.
Le proteine alternative non rappresentano infatti solo una sfida alimentare, ma anche un campo d’eccellenza per l’applicazione delle biotecnologie. Al centro di questa trasformazione c’è la figura del biotecnologo, professionista capace di tradurre le scoperte scientifiche in soluzioni produttive concrete.
Tuttavia, come ha sottolineato Elena Sgaravatti, vice presidente di Federchimica Assobiotec, durante gli Stati Generali delle Proteine Alternative, c’è la necessità di supportare la ricerca e lo scale up biotecnologico con infrastrutture, azioni politiche e legislazioni ad hoc.
Segnaliamo per chi volesse approfondire l’argomento che la GreenPlanner 2026 ospita un intero mese rubrica sull’argomento. Inoltre, invitiamo il lettore a porsi/porci delle domande che noi gireremo agli esperti perché rispondano con precisione.
articolo redatto da Laura Franceschi










