Fastidiosi e, alcuni, pure pericolosi: in questo articolo tutte le informazioni pratiche per sapere cosa fare quando gli insetti, soprattutto quelli alieni di recente introduzione, invadono la nostra quotidianità
L’allerta e la curiosità di tanti cittadini è alta: cosa sono quelle strane escrescenze che si vedono nei parchi attaccate ai rami. Bianchicce che solo a vederle danno fastidio?
“Non sono altro che sintomi della presenza di Takahashia japonica – ci spiega Eugenio Gervasini, esperto di biodiversità con una carriera di ricercatore al Joint Research Centre – Si tratta di una cocciniglia dai caratteristici ovisacchi cotonosi, in fase di diffusione in Lombardia. Gli ovisacchi sono gommosi, cerosi ed estremamente resistenti alle intemperie“.
Che fare dunque? Gervasini spiega: “Possono essere eliminati solo tramite rimozione fisica dei primi rami infestati, intervento che deve essere localizzato e nelle prime fasi di infestazione dell’insetto. La difesa, da indirizzare verso le forme giovanili o neanidi, prevede l’impiego di olii minerali alla ripresa vegetativa, olio di Neem oppure olio essenziale di arancia nel corso dell’estate, sali di potassio di acidi grassi che agiscono su membrane cellulari degli insetti e impiego di preparati microbiologici (per esempio contenenti Lecanicillium lecanii)“.
Ma a monte va fatta prevenzione: “È importante favorire la presenza di predatori come le coccinelle, di cui una specie Adalia bipunctata, mostra una certa efficacia nel contenimento del parassita“.
In un incontro organizzato dal Comune di Angera, Mariangela Ciampitti, responsabile del Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, divide gli insetti che producono danno economico (uccidendo la pianta) da quelli che non lo fanno.
La Popillia japonica appartiene al secondo gruppo. Dà fastidio, mangia le foglie (le divora completamente scheletrizzandole), ma la pianta non muore.
In effetti però, lo spiega anche Gervasini, la Popillia japonica, coleottero in fase di espansione dalle prime aree di introduzione in Lombardia, è un insetto che provoca danni sia come larva sia come adulto su oltre 300 specie vegetali, provocando gravi danni su vite, Prunus, e ornamentali, in particolare rose.
La difesa prevede l’uso di reti antinsetto per coprire le piante, o reti antisfarfallamento da collocare sul terreno. È sconsigliato l’uso di trappole a feromoni in ambito hobbistico perché richiamano insetti dalle zone circostanti.
Si suggerisce la raccolta di adulti mediante scuotimento nelle prime ore delle giornata quando gli insetti sono molto attivi, facendoli cadere in bacinelle con acqua contenente qualche goccia di detersivo.
La difesa chimica, non risolutiva contro gli adulti a causa di reinfestazioni da aree vicine, deve essere attuata seguendo le indicazioni contenute in etichetta da operatori professionali. Contro le larve nel terno utili sono la distribuzioni di nematodi e funghi entomopatogeni.
Parlando di insetti alieni, tra quelli in grado di causare danni importanti c’è anche il Tarlo asiatico, Anoplophora chinensis, coleottero cerambicide polifago, segnalato su piante appartenenti a più di 30 famiglie sia in ambienti urbani sia naturali.
In Italia, l’insetto è stato rinvenuto per lo più su Acer spp. (acero), Betula spp. (betulla), Carpinus spp. (carpino), Corylus spp. (nocciolo), Platanus spp. (platano) e Prunus laurocerasus (lauroceraso).
“Le larve – spiega ancora Gervasini – scavano numerose gallerie a livello del colletto e delle radici principali, compromettendo la vitalità e la stabilità degli esemplari colpiti“.
Il monitoraggio, l’abbattimento e la distruzione degli alberi infestati a opera dei servizi competenti mirano a ridurre o eradicare le popolazioni dell’insetto. Il materiale abbattuto viene successivamente distrutto mediante incenerimento, mentre l’apparato radicale viene rimosso con macchine trituratrici.
Attenzione e allerta c’è anche per il tarlo asiatico del fusto, Anoplophora glabripennis, che in Lombardia attacca prevalentemente piante del genere Acer (acero), Aesculus (ippocastano), Betula (betulla), Populus (pioppo), Salix (salice) e Ulmus (olmo).
Le larve scavano gallerie nei rami provocano gli stessi tipi di danno di A. chinesis. In Lombardia, il Servizio Fitosanitario Regionale monitora questo insetto mediante ispezioni visive alla ricerca di sintomi di infestazione (segatura e fori di sfarfallamento) e mediante l’installazione di trappole a feromoni posizionate o nei focolai di recente rinvenimento o nelle aree nelle quali sono in corso le operazioni di eradicazione. Le misure di controllo sono analoghe a quelle per A. chinensis.
Uscendo dalla Lombardia, la Toumeyella parvicornis, conosciuta come cocciniglia tartaruga, ha prodotto danni notevoli al pino domestico, modificando il paesaggio litoraneo e cittadino in Campania e Liguria. Il controllo è basato sul taglio di esemplari colpiti e difesa chimica.
Contro questo insetto è in vigore il Decreto Ministeriale del 3 giugno 2021 che prescrive misure fitosanitarie di emergenza.
Il coleottero cerambicide Aromia bungii dal caratteristico collo rosso attacca le piante del genere Prunus (albicocco, susino, ciliegio). Le larve scavano gallerie nei tronchi per nutrirsi del legno, mentre gli adulti sfarfallano attraverso fori caratteristici.
I due tipi di danno favoriscono anche l’ingresso di patogeni fungini che possono causare deperimento delle piante colpite. Il monitoraggio della presenza di questo insetto, attuato dai Servizi Fitosanitari regionali, porta all’attuazione di misure di controllo, che sinora consistono nell’abbattimento e distruzione delle piante colpite, incluse le radici, che vengono cippate e bruciate in quanto l’insetto riesce a completare il suo ciclo di sviluppo anche in porzioni di legno.
Il punteruolo rosso delle palme, Rhynchophorus ferrugineus, è un coleottero che attacca principalmente le palme del genere Phoenix.
Le larve scavano profonde gallerie all’interno del fusto e nella parte basale della chioma, compromettendone lo stato di salute. L’infestazione di questo insetto è in grado di portare a morte la pianta colpita nel giro di poche generazioni, generalmente nel corso di un paio di anni, modificando sostanzialmente il paesaggio delle aree infestate.
La difesa si attua attraverso la prevenzione, acquistando materiale non infestato, la difesa meccanica, chimica e biologica, con l’utilizzo di nematodi entomopatogeni come Steinernema carpocapsae.
La larva della farfalla delle palme, Paysandisia archon, provoca danni a livello della corona fogliare delle pame del genere Trachycarpus, Chamaerops e Phoenix e può essere riconosciuta per la presenza di lesioni semicircolari sulle foglie, emissione di rosura, ingiallimento e disseccamento fogliare, che causano il deperimento delle piante colpite. È importante conoscere la distribuzione di questo insetto e utilizzare materiale vivaistico certificato.
Della formica di fuoco, Solenopsis invicta, che si è insediata in Sicilia e causa danni alla biodiversità ne abbiamo già parlato: oltre a essere un grande fastidio e un problema sanitario per le persone. Forma nidi con grossi cumuli di terra.
La segnalazione tempestiva consente l’attuazione di misure di controllo, contenute in uno specifico piano di eradicazione. Pizzicano tanto quanto le zanzare su cui torniamo a sollecitare la massima attenzione perché, proprio come ricorda Gervasini, “rispetto alla zanzara tigre, Aedes albopictus, è importante evitare la formazione di luoghi di ovideposizione, costituiti da ristagni d’acqua, serbatoi o cisterne.
È necessario salvaguardare la fauna che si nutre a spese di larve e insetti adulti, quali pescie e uccelli, ricorrendo a trattamenti locali larvicidi se necessario con prodotti biologici a ba se di Bacillus thuringiensis israeliensis“.
È fondamentale che tutti noi prestiamo attenzione e rimaniamo informati sulle problematiche degli insetti. Così Gervasini invita a “consultare bollettini epidemiologici per conoscere l’andamento delle popolazioni di insetti e la potenziale diffusione di virus“.
È altresì possibile contribuire alla segnalazione di queste specie alle autorità competenti a livello regionale, utilizzando delle app specifiche, come per esempio Fitodetective, del Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, o Invasive Alien Species in Europe del Joint Research Centre. Per le zanzare è disponibile una app specifica, Mosquito Alert.
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