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Sashiko, dove arte e rammendo si fondono per uno stile consapevole

sashiko

L’antica tecnica giapponese di rammendo piace sempre di più anche in Italia. Barbara Simonetto la insegna da tempo perché sa restituire valore agli oggetti, allungandone la vita e creando bellezza

C’è un filo sottile che unisce il Giappone di secoli fa alle nostre case, invase dal fast fashion, dai consumi rapidi e dall’abitudine a buttare via tutto troppo in fretta.

Quel filo passa attraverso il Sashiko, antica tecnica giapponese di rammendo e cucitura decorativa. In Italia il Sashiko trova una delle sue interpreti più autorevoli in Barbara Simonetto, che da anni studia, insegna e divulga quest’arte nel pieno rispetto della tradizione giapponese. Ridurre il Sashiko a una moda estetica sarebbe però un errore.

“Il Sashiko è l’arte giapponese del rammendo“, spiega Simonetto, sottolineando volutamente le parole arte e rammendo. Non si tratta soltanto di ricamare o decorare un tessuto, ma di restituire valore agli oggetti, allungarne la vita, creare bellezza partendo dalla riparazione.

Barbara Simonetto e il Sashiko

tecnica di ricamo

Un concetto che oggi appare rivoluzionario proprio perché arriva in un tempo dominato dall’usa e getta. La storia personale di Barbara Simonetto affonda però anche nella tradizione italiana.

Cresciuta in un’epoca in cui alle bambine venivano insegnati i lavori manuali, ha imparato dalla madre a lavorare a maglia, cucire, ricamare e riparare ciò che si rompeva. Allora quei gesti sembravano antichi e inutili, oggi invece rappresentano un patrimonio prezioso.

“Non c’è giorno che non sia grata per quegli insegnamenti“, racconta, ricordando come quelle pratiche manuali abbiano contribuito a sviluppare capacità cognitive, fisiche e psicologiche, ben oltre il semplice saper fare.

Negli anni, Simonetto ha continuato a coltivare questa passione sperimentando nuove tecniche, dal rammendo alla tessitura, fino ad arrivare nei primi anni Duemila a osservare un cambiamento radicale nei consumi.

Sempre meno persone riparavano gli abiti, sempre più capi venivano acquistati a basso costo e abbandonati appena fuori moda. Un processo accelerato dal fast fashion che ha trasformato i vestiti in prodotti quasi usa e getta.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Cresce l’attenzione verso la qualità dei tessuti, le fibre naturali e la necessità di preservare ciò che possediamo. E per Simonetto, che ha dedicato anni allo studio della tecnica giapponese, la base è la tecnica dell’Unshin, il particolare movimento della mano e dell’ago che caratterizza il Sashiko autentico.

Da qui nasce anche la sua attività di insegnamento. Prima piccoli corsi nelle mercerie e nei negozi di tessuti, poi la partecipazione a eventi e fiere dedicate all’artigianato, fino alla creazione nel 2016 del gruppo Facebook Sashiko Italia, quando ancora in Italia quasi nessuno parlava di questa tecnica.

Il progetto cresce progressivamente, alimentato da un interesse sempre maggiore verso il recupero della manualità e la ricerca di attività creative autentiche.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla semplificazione estrema, il Sashiko sembra quasi un atto di resistenza culturale. Richiede tempo, attenzione, esercizio.

ricamo sashiko

“Il Sashiko è facile, ma non è semplice“, sottolinea Simonetto, mettendo in guardia anche da quei corsi troppo commerciali che trasformano questa pratica in un semplice hobby decorativo legato alla vendita di kit preconfezionati. La tradizione autentica, invece, insegna perseveranza, disciplina e rispetto per il lavoro manuale.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui oggi il Sashiko parla così bene al presente. Perché insegna a rallentare, a riparare invece che sostituire, a dare valore agli oggetti e al tempo necessario per prendersene cura.

In fondo, in ogni punto cucito c’è un piccolo gesto contro lo spreco e a favore di un modo più umano e sostenibile di abitare il mondo.

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