Entriamo nei meandri del decreto del Mase che ha aggiornato i Criteri ambientali minimi nel mondo delle riqualificazioni. Presentati dal Rse trenta casi studio: una metodologia bottom-up per coniugare tutela, ricostruzione ed efficienza
Negli edifici che hanno attraversato i secoli, la Sostenibilità non può essere un’aggiunta posticcia: deve dialogare con la pietra, il legno e la calce di un patrimonio che racconta l’identità del Paese.
È in questo spazio di mediazione che si collocano i Criteri ambientali minimi per l’edilizia (Cam), le specifiche tecniche che la pubblica amministrazione è tenuta a inserire nei bandi di gara per ridurre l’impronta ecologica degli interventi pubblici.
Ne disciplinano gli aspetti più rilevanti – dall’efficienza energetica al ciclo dei materiali, dal benessere indoor alla permeabilità dei suoli, fino alla gestione del cantiere – con un obiettivo che, applicato al costruito storico, diventa duplice: contenere consumi ed emissioni senza tradire l’autenticità degli edifici.
Tre interventi raccontano meglio di ogni teoria come questo equilibrio sia possibile. Al Nord, l’ex Caserma Cavalli di Novara – complesso tra XIX e XX secolo dismesso nel 2014 — rinasce come polo amministrativo unificato.
Qui i Cam si intrecciano con il Protocollo Itaca in una strategia che integra pompe di calore, coperture fotovoltaiche oltre il 70% su alcuni corpi, pavimentazioni drenanti e gestione del verde, dimostrando come strumenti volontari e cogenti possano lavorare in sinergia.

Al Centro, l’ex Convento di San Francesco di Loro Piceno, gioiello del XV secolo con origini duecentesche, viene riparato dai danni sismici e trasformato in Rsa.
La progettazione, firmata dallo studio Engineering & Architecture Conti, conserva oltre il 60% di superficie permeabile attorno all’Orto dei Pensieri, traguarda lo standard Nzeb con fotovoltaico architettonicamente integrato e si avvicina al 70% di recupero dei rifiuti da demolizione selettiva.
Calce idraulica naturale, legno Fsc e materiali con contenuto di riciclato certificato chiudono il cerchio dell’economia circolare.

Al Sud, l’ex Caserma Cimmarrusti di Lecce – convento dei Carmelitani del Seicento, rimasto inattivo per oltre vent’anni – torna alla città come residenza universitaria.
Nel cuore vincolato del barocco leccese i Cam si declinano con intelligenza locale: la pietra di Cursi, scelta per le pavimentazioni esterne grazie al suo elevato indice di riflettanza solare, mitiga l’isola di calore tipica dei centri storici mediterranei, mentre specifiche dei materiali e prestazioni del cantiere completano il quadro ambientale.

A illuminare questa traiettoria è stato il convegno romano del 30 aprile scorso, promosso da Rse, Mase e Struttura del Commissario per la ricostruzione sisma 2016: un confronto tra istituzioni, ricerca e operatori in cui strumenti, dati e prassi sono destinati a confluire in linee guida nazionali per il costruito vincolato.
Tre latitudini, tre epoche, una stessa logica progettuale. La transizione ecologica del patrimonio pubblico non si misura solo in chilowattora risparmiati o tonnellate di CO2 evitate, ma nella capacità di traghettare la memoria materiale del Paese verso un’edilizia capace di durare ancora secoli, con un’impronta ambientale all’altezza del suo valore culturale.
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Alfredo Fusco: architetto, ha fatto della integrazione uomo-ambiente la bussola con la quale orientare la (ri)evoluzione del suo lavoro attorno ai rami dell'etica ambientale e dello sviluppo sostenibile. Si è diplomato in Etica e Sostenibilità ambientale a Roma | Linkedin










