A Milano nasce il Garante dei diritti degli Anziani: una figura indipendente per tutelare gli over 65 da abusi, isolamento e discriminazione. Un modello che anticipa una proposta di legge nazionale e mette alla prova la capacità delle istituzioni di rispondere all’invecchiamento demografico
Il 16% delle persone over 60 nel mondo ha subito una qualche forma di violenza. Lo certifica l’Organizzazione Mondiale della Sanità: violenza psicologica nell’11,6% dei casi, finanziaria nel 6,8%, fisica nel 2,6%.
Sono numeri che riguardano anche l’Italia e che hanno contribuito a definire il perimetro di una risposta istituzionale concreta.
In occasione della Giornata Internazionale per la consapevolezza degli abusi sugli anziani, Città metropolitana di Milano ha presentato ufficialmente il servizio del Garante dei diritti degli Anziani, affidato a Paolo Favini, medico e dirigente sanitario, selezionato tramite avviso pubblico.
L’istituzione era stata approvata dal Consiglio metropolitano nel novembre 2025, insieme al relativo regolamento.
Un territorio metropolitano con oltre tre milioni di abitanti e una quota crescente di popolazione anziana
La Città metropolitana di Milano comprende 133 Comuni e circa 3,2 milioni di abitanti. Secondo i dati Istat, la Lombardia è tra le regioni italiane con la più alta concentrazione di popolazione over 65 in termini assoluti, con quote che si avvicinano al 23% del totale regionale – una proporzione destinata a crescere nei prossimi decenni per effetto combinato dell’aumento della speranza di vita e del calo della natalità.
In questo contesto demografico, la figura del Garante non è un presidio simbolico. È una risposta a una domanda di tutela che le strutture ordinarie – socio-sanitarie, amministrative, giudiziarie – non riescono a intercettare in modo sistematico.
Il Garante opera con piena autonomia e indipendenza, senza essere sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico da parte di istituzioni pubbliche o private.
Le funzioni previste dal regolamento sono articolate: compiti consultivi, di segnalazione e raccolta informazioni; vigilanza sull’applicazione delle norme in materia di tutela dei diritti degli anziani; contrasto alle discriminazioni; promozione della conoscenza dei diritti degli over 65 sul territorio metropolitano.
Il raccordo avviene con gli enti locali, le istituzioni e le realtà iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (Runts) che operano nell’ambito della tutela e dell’inclusione degli anziani. Si tratta di un perimetro ampio, che include cooperative sociali, associazioni di volontariato, fondazioni e altri soggetti del privato sociale.
Le prime iniziative già attive e i progetti in fase di sviluppo
Tra le attività già operative, visite guidate settimanali gratuite a Palazzo Isimbardi riservate agli anziani, con l’obiettivo di favorire aggregazione e inclusione culturale. Sono in fase di sviluppo progetti specifici contro truffe e raggiri, anche in ambito digitale, in collaborazione con la Polizia locale e le Forze dell’ordine.
Sul fronte sanitario, è previsto un lavoro con Ats e strutture territoriali per potenziare la presa in carico dei pazienti cronici e promuovere soluzioni di teleassistenza.
Parallelamente, verranno avviate iniziative di alfabetizzazione digitale per contrastare l’isolamento sociale e semplificare il rapporto con la pubblica amministrazione.
Tra i modelli più innovativi in fase di progettazione c’è il Tutor del tempo: un sistema peer-to-peer che valorizza competenze ed esperienze degli over 60, promuovendo relazioni positive, partecipazione attiva e supporto reciproco tra pari, con l’obiettivo di contrastare solitudine e ritiro sociale.
Il collegamento con la proposta di legge nazionale per un’Autorità Garante degli anziani
L’iniziativa milanese non è isolata. La parlamentare Cristina Rossello ha illustrato, durante la presentazione, il disegno di legge nazionale di cui è relatrice per l’istituzione di un’Autorità Garante dei diritti delle persone anziane a livello statale: una figura indipendente con funzioni di vigilanza sulla parità di accesso ai servizi socio-sanitari, contrasto agli abusi e promozione dell’inclusione e dell’autonomia nella terza età.
La Città metropolitana di Milano si configura dunque come un laboratorio anticipatore: sperimenta un modello che, se il disegno di legge venisse approvato, potrebbe trovare una cornice normativa nazionale.
L’efficacia reale dipenderà dalle risorse e dalla capacità di raggiungere tutti i 133 Comuni
La figura esiste, il regolamento è approvato, le prime progettualità sono in avvio. Resta aperta la questione più concreta: un singolo garante metropolitano, per quanto autorevole e indipendente, può esercitare una tutela effettiva su un territorio che include 133 Comuni, con realtà molto diverse tra loro per dimensione, struttura dei servizi e quota di popolazione anziana?
La risposta dipenderà in larga misura dalla capacità di costruire reti operative reali con gli enti locali e il Terzo Settore – non solo protocolli di intesa, ma strumenti di segnalazione, monitoraggio e intervento che raggiungano anche i Comuni più piccoli e meno attrezzati dell’area metropolitana.
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