Le temperature record registrate nelle aree più urbanizzate di alcune città del nord Italia – Milano in particolare – mostrano come il cambiamento climatico stia trasformando gli spazi cittadini, accentuando il divario tra zone verdi e superfici edificate. La forte urbanizzazione e la limitata copertura vegetale amplificano gli effetti del riscaldamento globale con impatti crescenti su salute e vivibilità
Il ritorno della stagione estiva riaccende i riflettori sul problema del cambiamento climatico e sulle sue conseguenze per ecosistemi e popolazioni.
Non si tratta più di scenari futuri ma di impatti ormai evidenti e tangibili: temperature record, un aumento degli eventi estremi e un numero crescente di persone esposte ai loro effetti, soprattutto nelle aree più vulnerabili.
Il triennio 2023-2025 è il primo nella storia in cui la temperatura media globale ha superato la soglia di 1,5°C rispetto all’era preindustriale definita dall’Accordo di Parigi.
In questo contesto, l’Europa si distingue come il continente che si scalda più rapidamente, registrando negli ultimi cinque anni un aumento medio di +2,5°C rispetto all’era preindustriale, circa il doppio della media globale di +1,4°C.
Effetti della crisi climatica in Italia
Un’indagine condotta recentemente da Legambiente nell’anno 2025 (CittàClima. Speciale governance per l’adattamento al clima delle aree urbane) ha censito 376 eventi climatici estremi, con una crescita particolarmente marcata proprio dei fenomeni legati alle temperature record (+94%).
Il Nord Italia risulta l’area più esposta, con la Lombardia in testa alla classifica a livello regionale e Milano tra le città maggiormente colpite. Circa il 72% del territorio comunale risulta urbanizzato e occupato da materiali che assorbono e accumulano la radiazione solare.
Il capoluogo lombardo registra uno scarto termico medio pari a 4.3°C, con differenze di temperatura tra aree verdi e superfici edificate che possono toccare i 10°C.
Non sorprende, quindi, che una notizia recente segnali temperature estreme lamentate dai negozianti di via Cesare Correnti, percorsa da una superficie che, sotto il sole diretto, può raggiungere i 70°C, mettendo a dura prova la vivibilità della zona.
A fronte di queste isole di calore si distinguono le cosiddette isole verdi, naturalmente più fresche, che tuttavia coprono solo il 26% del territorio urbano milanese, a differenza del 30-35% di città come Roma e Napoli.
Isole di calore urbano e precipitazioni intense
Le soluzioni per alleviare e ridurre il problema esistono. Ne parliamo con Mariana Garcia, Sustainable Solutions & Applications Specialist di Heidelberg Materials Italia.
Laureata in Architettura presso l’Università Nazionale di Tucuman in Argentina, con specializzazione in Architettura Bioclimatica, lavora in azienda da oltre 18 anni. Si è occupata, inizialmente, di progettazione architettonica e dal 2012 lavora in ambito tecnico commerciale del business calcestruzzo, in contatto diretto con architetti, progettisti e imprese per offrire al mondo della progettazione le soluzioni sostenibili e innovative ad alto valore aggiunto.

Le città stanno affrontando sempre più spesso ondate di calore e piogge intense. In che modo una pavimentazione come i.idro Drain può contribuire a rendere gli spazi urbani più vivibili e resilienti ai cambiamenti climatici?
Le città stanno cambiando e con loro anche le infrastrutture urbane. Di fronte a piogge sempre più intense e ondate di calore prolungate, la pavimentazione non è più solo un elemento tecnico, ma diventa parte della soluzione.
È proprio in questo contesto che si inserisce i.idro Drain, il calcestruzzo drenante di Heidelberg Materials (la ex Italcementi) capace di trasformare la superficie urbana in un sistema attivo di gestione dell’acqua.
Grazie alla sua struttura porosa, l’acqua piovana non ristagna ma viene assorbita e restituita al terreno, riducendo allagamenti e pressione sulle reti fognarie.
Ma non è solo una questione idraulica. Le superfici realizzate con i.idro Drain contribuiscono anche a rendere le città più fresche: il colore chiaro e la capacità riflettente del materiale permettono di abbassare sensibilmente la temperatura al suolo rispetto all’asfalto, migliorando il comfort negli spazi pubblici.
In un’epoca di cambiamenti climatici, anche una pavimentazione può fare la differenza.
Oltre agli aspetti ambientali, il vostro prodotto punta anche sulla qualità estetica e sull’integrazione nel paesaggio urbano. Quanto conta oggi il design delle infrastrutture pubbliche nei progetti di rigenerazione urbana?
Oggi parlare di spazio pubblico significa parlare anche di qualità estetica. Le pavimentazioni, da elemento spesso invisibile, sono diventate parte integrante del progetto urbano.
Non si tratta solo di garantire sicurezza e durabilità, ma di costruire identità: il disegno delle superfici, i colori, i materiali contribuiscono a definire la percezione di un luogo. In questo senso i.idro Drain si distingue per la sua versatilità.
È una superficie continua, senza giunti, personalizzabile nei colori e capace di integrarsi con il paesaggio, che si tratti di un parco urbano, di una pista ciclabile o di una piazza. Il risultato è una pavimentazione che non si limita a funzionare, ma partecipa attivamente alla qualità dell’esperienza urbana.
Nel 2025 avete realizzato oltre 500 pavimentazioni drenanti in Italia. Quali sono le richieste che arrivano più frequentemente da enti pubblici e progettisti e come sta evolvendo il mercato delle soluzioni urbane sostenibili?
Il numero di interventi realizzati negli ultimi anni racconta un cambiamento ormai consolidato: solo nel 2025 sono state posate oltre 500 pavimentazioni drenanti in Italia.
Dietro questi numeri c’è una domanda sempre più chiara da parte di amministrazioni e progettisti. Le richieste vanno in una direzione precisa: soluzioni capaci di gestire le acque meteoriche in modo naturale; materiali che migliorino il comfort urbano; prodotti sostenibili, conformi ai criteri ambientali e con minore impatto di CO2 e un’attenzione crescente alla qualità estetica e all’integrazione nel paesaggio.
Non è un caso che le pavimentazioni drenanti vengano oggi considerate vere e proprie infrastrutture verdi, al pari del verde urbano o dei sistemi di drenaggio sostenibile.
La progettazione delle moderne reti ciclabili, per esempio, richiede soluzioni capaci di coniugare mobilità sostenibile, resilienza urbana e gestione delle acque meteoriche.
Nell’ambito del Biciplan Cambio della Città metropolitana di Milano, le linee 6 e 7 rappresentano un caso applicativo significativo grazie all’impiego del calcestruzzo drenante i.idro Drain.
La tecnologia adottata consente di limitare l’impermeabilizzazione del suolo, favorire l’infiltrazione delle precipitazioni e migliorare la sicurezza della percorrenza attraverso la riduzione dei ristagni superficiali.
L’intervento offre spunti di interesse per progettisti, amministrazioni pubbliche e professionisti impegnati nella realizzazione di infrastrutture ciclabili conformi agli obiettivi di sostenibilità, adattamento climatico e rigenerazione urbana.
Infine, quali vantaggi concreti possono percepire cittadini e amministrazioni rispetto alle tradizionali superfici in asfalto o cemento?
Al di là delle prestazioni tecniche, ciò che conta è l’esperienza quotidiana di chi vive gli spazi. Per i cittadini, i vantaggi sono immediati: niente pozzanghere dopo la pioggia, superfici più sicure e percorribili e maggiore comfort anche nelle giornate più calde.
Per le amministrazioni, invece, i benefici sono anche economici e gestionali: minori costi per la gestione delle acque meteoriche, riduzione della manutenzione nel tempo, possibilità di ottimizzare l’illuminazione urbana grazie alla maggiore riflettanza delle superfici.
È una differenza che si vede, si tocca e si misura nel tempo.












