A Terni nasce il primo impianto umbro per la sterilizzazione dei rifiuti sanitari. Il progetto di Htr Bonifiche punta a ridurre la dipendenza dal conferimento extraregionale e a chiudere il ciclo con il recupero energetico
L’Umbria detiene un primato poco invidiabile: è tra le regioni italiane con i costi più elevati per lo smaltimento dei rifiuti sanitari a rischio infettivo. La ragione è strutturale – mancano impianti di trattamento sul territorio – e le conseguenze si scaricano sui bilanci delle Asl e degli ospedali, costretti a conferire questi rifiuti fuori regione con lunghe catene logistiche e tariffe corrispondenti.
È in questo contesto che Htr Bonifiche, società con base a Roma attiva nel settore delle bonifiche e della gestione rifiuti, ha deciso di investire in Coseco, azienda ternana già titolare dell’autorizzazione per un impianto di sterilizzazione. Htr ne detiene oggi l’80% del capitale.
Come funziona l’impianto: vapore ad alta pressione per declassificare il rifiuto
L’impianto si basa su tecnologia di sterilizzazione a vapore saturo ad alta pressione, una delle metodologie riconosciute a livello internazionale per il trattamento dei rifiuti sanitari a rischio infettivo.
Il processo – triturazione seguita da sterilizzazione termica – abbatte la carica microbica e consente la declassificazione del rifiuto da pericoloso a non pericoloso, in conformità con la norma Uni 10384.
Una volta declassificato, il materiale può essere avviato a termovalorizzazione per il recupero energetico, riducendo il ricorso alla discarica.
L’autorizzazione attuale prevede una capacità di trattamento di 2.000 tonnellate annue di rifiuti solidi e altrettante di liquidi. L’infrastruttura è stata però dimensionata per una capacità superiore: in prospettiva, Htr intende richiedere l’ampliamento fino a 4.000 tonnellate di solidi e 3.000 di liquidi.
A inizio 2027 è prevista anche l’installazione di un tunnel di lavaggio per i contenitori contaminati da rifiuti liquidi.
Tempistica e obiettivi economici
I collaudi sono previsti per fine agosto 2026; l’avvio a regime ridotto è atteso tra settembre e i primi di ottobre. La piena operatività è stimata per metà 2027.
L’obiettivo dichiarato è portare Coseco – società che fino al 2025 operava con ricavi nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro – a un fatturato di circa 5 milioni di euro nel triennio.
I principali interlocutori commerciali sono gli ospedali di Terni e Perugia e le strutture private regionali, ma Htr punta anche alle strutture di Roma e Firenze, dove l’assenza di impianti analoghi genera costi logistici elevati analoghi a quelli umbri.
Un elemento che potrebbe rafforzare la sostenibilità economica del modello riguarda la destinazione finale del rifiuto sterilizzato. In Umbria esistono piccoli termovalorizzatori nell’area ternana, attualmente al centro di un dibattito politico regionale sul loro futuro.
Secondo quanto riferito da Htr, la Regione starebbe valutando la possibilità di utilizzare parte di questi impianti per il recupero energetico dal rifiuto sterilizzato prodotto da Coseco – una filiera corta che accorcerebbe la catena logistica e ridistribuirebbe i risparmi su tutta la supply chain sanitaria.
L’impianto non tratterà rifiuti radioattivi: è presente un portale di rilevazione della radioattività, ma la gestione di questa specifica categoria richiede autorizzazioni e piattaforme dedicate che Coseco non possiede.












