Il Rapporto Annuale Enea 2026 certifica un disaccoppiamento tra consumi energetici e crescita economica, ma il bilancio dei target 2030 resta a metà: mentre gli incentivi tengono, il mercato immobiliare continua a ignorare l’efficienza come criterio d’acquisto
Nel 2025 i consumi finali di energia in Italia sono calati di circa l’1,5% rispetto al 2024, un ritmo più marcato di quello registrato dall’indice Enea dei driver della domanda (Pil, produzione industriale, mobilità, gradi giorno), sceso solo di mezzo punto percentuale.
È la conferma di un fenomeno già emerso a cavallo tra il 2022 e il 2023: il disaccoppiamento tra crescita economica e fabbisogno energetico, che il Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica 2026 di Enea documenta come tendenza ormai strutturale piuttosto che episodica.
Il quadro internazionale in cui si inserisce questo dato non è neutro. Dal mese di marzo l’escalation in Medio Oriente ha imposto restrizioni ai traffici nello Stretto di Hormuz, area chiave per gli scambi di petrolio greggio e Gnl, con un impatto diretto sui prezzi dell’energia e sulle pressioni inflazionistiche globali.
I numeri della domanda energetica nazionale
Sul piano nazionale, la domanda di energia primaria nel 2024 si è attestata a 139,8 Mtep, in calo dello 0,9% sul 2023: dal 2017 la riduzione cumulata è di 19,7 Mtep, pari al 12,4%.
Le fonti fossili coprono ancora il 74,7% della domanda, ma il loro peso si è ridotto di oltre 15 punti percentuali dal 2005, mentre le rinnovabili sono passate dal 7,4% al 21,3% nello stesso periodo.
L’intensità energetica primaria è scesa a 72,11 tep/MEur2020, un valore inferiore del 29,5% rispetto al 2005, anno di avvio del meccanismo dei Certificati Bianchi.
Su questo impianto quantitativo si misura l’avanzamento verso gli obiettivi del Pniec. Nel 2025 il risparmio energetico complessivo notificato ai sensi dell’articolo 8 della Direttiva EeedIII è pari a 5,081 Mtep, corrispondente all’85% dell’obiettivo intermedio fissato per le misure monitorate (6 Mtep).
Il dato aggrega dinamiche molto diverse tra loro. Le detrazioni fiscali restano la misura che genera la quota maggioritaria di risparmi (52% circa), ma il flusso annuale è in calo: 0,242 Mtep nel 2025 contro 0,384 Mtep nel 2024, un’eredità diretta della chiusura del Superbonus, che nel solo 2025 ha prodotto appena 0,113 Mtep di nuovi risparmi rispetto al picco degli anni precedenti.
Il Conto Termico, al contrario, segna il suo massimo storico: 156.808 richieste nel 2025, +29,6% sul 2024, con incentivi richiesti oltre i 960 milioni di euro (+44,7%).
Il meccanismo dei Certificati Bianchi prosegue invece un ridimensionamento già osservato l’anno precedente, con 127 richieste di verifica e certificazione a consuntivo contro le 163 del 2024, e un numero di titoli riconosciuti sceso del 3%.
La mobilità sostenibile ha contribuito con 3,874 Mtep di energia finale risparmiata, trainata quasi interamente dai regolamenti europei sulle emissioni delle autovetture (3,173 Mtep).
Il mercato immobiliare resta indifferente all’efficienza
Questo bilancio tecnico-normativo si scontra però con un dato di segno opposto quando si guarda al mercato immobiliare. L’analisi 2025 condotta da Enea insieme a I-Com e Fiaip mostra che tra il 61% (villette a schiera) e il 71% (monolocali e trilocali) delle compravendite residenziali riguarda ancora immobili nelle classi energetiche E, F e G.
Le differenze territoriali restano marcate: fino al 50% degli immobili in classe A-B nelle zone di pregio, contro l’87% di immobili meno efficienti in periferia.
Più che il divario territoriale, colpisce però un altro elemento emerso dallo stesso studio: la variabile efficienza energetica è tornata all’ultimo posto tra i fattori che orientano la scelta di acquisto di un immobile esistente, un arretramento rispetto alla rilevanza che sembrava aver acquisito negli anni della spinta Superbonus.
L’Attestato di Prestazione Energetica continua comunque a orientare le decisioni per il 65% del campione intervistato, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024, mentre cresce nei listini immobiliari l’uso della dicitura “ristrutturato green” – un segnale di marketing che non necessariamente corrisponde a un aumento della domanda informata.
Il paradosso che il rapporto Enea 2026 lascia aperto è quindi duplice: da un lato gli strumenti di incentivazione più recenti, come il Conto Termico, mostrano una crescita robusta e coerente con le traiettorie Pniec al 2030.
Dall’altro il mercato immobiliare, che dovrebbe essere il principale terminale di queste politiche, continua a trattare l’efficienza energetica come un attributo secondario rispetto a prezzo, posizione e stato conservativo dell’immobile.
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