A Cesena nasce un nuovo modello europeo che mette al centro cittadini, energia, economia circolare e partecipazione. Le Comunità climatiche potrebbero rappresentare il prossimo passo della sostenibilità urbana
Per anni abbiamo parlato – e continueremo sicuramente a farlo – di Comunità energetiche rinnovabili (Cer) come di uno degli strumenti più promettenti per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili.
Oggi, però, l’Europa guarda già oltre e l’Italia non è da meno. A Cesena prende infatti forma uno dei primi esempi italiani di Comunità climatica, un modello che amplia il concetto di condivisione dell’energia trasformandolo in un vero progetto di rigenerazione territoriale.
Il progetto si chiama Energy2Act ed è finanziato dall’Unione europea con oltre 6 milioni di euro. Capofila è il Comune di Cesena, insieme a nove partner pubblici e privati, tra cui Enea, che mette in campo le competenze dei propri laboratori dedicati alle tecnologie energetiche e alle fonti rinnovabili.
L’obiettivo non è semplicemente installare nuovi impianti fotovoltaici, ma costruire reti di cittadini capaci di ridurre concretamente l’impronta climatica del proprio quartiere attraverso azioni condivise.
La transizione ecologica ed energetica parte dal basso
La differenza rispetto alle Comunità energetiche è sostanziale. Le Cer ruotano principalmente attorno alla produzione e alla condivisione dell’energia rinnovabile.
Le Comunità climatiche, invece, allargano l’orizzonte e integrano anche economia circolare, efficienza energetica, mobilità sostenibile, uso consapevole delle risorse, raccolta e analisi dei dati ambientali e coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali.
L’idea nasce dalla consapevolezza che la transizione ecologica non può essere guidata soltanto dalle tecnologie. Gli ostacoli principali sono spesso di natura sociale: frammentazione delle iniziative, difficoltà nell’accesso agli incentivi, scarsa partecipazione del settore privato e limitata disponibilità di dati utili per pianificare interventi efficaci.
Per questo il progetto punta a costruire comunità consapevoli, capaci di decidere insieme come rendere più sostenibile il proprio territorio.
Non è un caso che il lavoro parta dai quartieri. La scala locale è infatti quella nella quale i cittadini possono riconoscersi, collaborare e misurare con maggiore facilità gli effetti delle proprie azioni.
L’ambizione è quella di trasformare progressivamente ogni quartiere in un laboratorio permanente di sostenibilità fino ad accompagnare l’intera città verso gli obiettivi di neutralità climatica.
Secondo Enea, il cuore del progetto sarà proprio il rafforzamento della cultura energetica. Attraverso attività di formazione, informazione e coinvolgimento diretto della popolazione si vogliono creare reti di collaborazione tra amministrazioni, associazioni, imprese e cittadini.
È un approccio bottom up, che parte dalle persone e non dalle infrastrutture, nella convinzione che la vera innovazione sia soprattutto culturale.
L’iniziativa di Cesena rappresenta anche un banco di prova per capire se questo modello potrà essere replicato in altri territori italiani. Del resto l’Emilia-Romagna è già una delle regioni più dinamiche nello sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e dispone di un ecosistema favorevole alla sperimentazione di nuove forme di partecipazione energetica.
Le Comunità climatiche potrebbero quindi diventare il tassello mancante della transizione ecologica. Invitiamo le amministrazioni pubbliche a tenerne conto: non più soltanto impianti fotovoltaici o bollette più leggere, ma una nuova idea di quartiere capace di affrontare insieme le sfide del cambiamento climatico.
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