L’efficienza energetica non basta più. Tra reti intelligenti, intelligenza artificiale, autoconsumo e cybersicurezza, la formazione degli Energy Manager deve cambiare radicalmente per accompagnare la transizione energetica delle imprese
Per molti anni il compito dell’Energy Manager è stato soprattutto quello di monitorare i consumi e individuare le opportunità di risparmio energetico. Una funzione fondamentale, che continua a essere centrale, ma che oggi non è più sufficiente.
La trasformazione del sistema energetico sta infatti cambiando profondamente il ruolo di questo professionista, chiamato a governare un ecosistema sempre più complesso, nel quale produzione, consumo, accumulo e condivisione dell’energia convivono all’interno della stessa organizzazione.
Energy manager: un ruolo nuovo, di governance oltre che di controllo
La transizione energetica, infatti, non consiste soltanto nell’installare impianti fotovoltaici o sostituire vecchi macchinari con tecnologie più efficienti.
Significa ripensare il modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita, utilizzata e gestita, sfruttando dati, automazione e strumenti digitali. In questo scenario anche la formazione deve necessariamente evolversi.
Lo ha sottolineato Pietro Bartolini, coordinatore della Commissione Industria dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze, in occasione del workshop Ai + Industria + Energy Management, promosso insieme al Consorzio Energie Firenze.
Secondo Bartolini, imprese e cittadini non possono più limitarsi a consumare meno energia: devono imparare a gestirla in modo intelligente, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dalle reti elettriche sempre più dinamiche.
Il cambiamento nasce proprio dall’evoluzione del sistema energetico. Se fino a pochi anni fa le aziende erano semplicemente consumatrici di energia, oggi molte sono diventate anche produttrici grazie agli impianti da fonti rinnovabili.
L’autoproduzione, i sistemi di accumulo e la possibilità di immettere energia nella rete modificano completamente gli equilibri, rendendo indispensabile una gestione continua dei flussi energetici.
Non si tratta più soltanto di leggere una bolletta o verificare l’efficienza di un impianto. Occorre comprendere il funzionamento delle smart grid, conoscere i meccanismi dei mercati elettrici, valutare quando convenga accumulare energia, autoconsumarla oppure condividerla attraverso le Comunità Energetiche Rinnovabili.
Decisioni che hanno un impatto diretto sia sui costi aziendali sia sulla resilienza dell’intero sistema. A cambiare è anche il mondo industriale.
Una spinta evolutiva che parte dalla nuova industria
Gli impianti produttivi sono sempre più automatizzati, interconnessi e dotati di sensori capaci di raccogliere enormi quantità di informazioni. Ogni macchina diventa una fonte di dati che possono essere utilizzati per ottimizzare i consumi, prevedere i guasti, programmare la manutenzione e migliorare le prestazioni complessive dell’impianto.
In questo contesto l’intelligenza artificiale non rappresenta un semplice supporto tecnologico, ma uno strumento decisionale. Gli algoritmi sono in grado di analizzare milioni di dati provenienti dagli impianti e suggerire le strategie migliori per ridurre gli sprechi, programmare la produzione nei momenti più convenienti o distribuire in modo ottimale l’energia disponibile.
Di conseguenza, il profilo professionale dell’Energy Manager dovrà arricchirsi di nuove competenze. Alla preparazione tecnica tradizionale si affiancheranno conoscenze di data analysis, automazione industriale, gestione delle piattaforme digitali, cybersecurity, normativa energetica e strumenti di intelligenza artificiale.
Sarà una figura sempre più interdisciplinare, capace di dialogare contemporaneamente con responsabili della produzione, informatici, esperti di sostenibilità, responsabili finanziari e management aziendale.
Digitale e sicurezza, fattori fondamentali della nuova energia
Un altro tema destinato ad assumere un peso crescente è quello della sicurezza informatica. Se gli impianti sono connessi e governati da software, proteggere dati e infrastrutture diventa parte integrante della gestione energetica.
Un attacco informatico non compromette soltanto i sistemi digitali, ma può interrompere la produzione, alterare i consumi o mettere a rischio la continuità operativa dell’azienda. Efficienza energetica e cybersicurezza stanno diventando due facce della stessa medaglia.
Per questo motivo anche università, ordini professionali e organismi di formazione sono chiamati a ripensare i propri percorsi didattici.
Servono programmi che integrino ingegneria energetica, competenze digitali, analisi dei dati e gestione strategica, formando professionisti in grado di affrontare una transizione che non è solo tecnologica, ma anche organizzativa e culturale.
La vera sfida dei prossimi anni sarà infatti trasformare l’energia da semplice costo aziendale a leva strategica di competitività. E chi saprà governarne la crescente complessità diventerà una figura chiave per accompagnare le imprese verso un modello produttivo più efficiente, resiliente e sostenibile.
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