Il Comitato Torino Respira ha depositato le proprie osservazioni tecniche alla proposta di modifica del Piano Regionale di Qualità dell’Aria del Piemonte, approvata dalla Giunta regionale lo scorso 26 giugno con la Dgr 19-2742/2026/XII. Isde Italia, l’associazione Medici per l’Ambiente, ha reso pubblico il proprio sostegno al documento, chiedendo che la tutela della salute pubblica torni al centro delle decisioni regionali sull’inquinamento atmosferico
La modifica in discussione interviene su una misura specifica: il blocco della circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nei comuni sopra i 30.000 abitanti, introdotto nel 2021 con la Dgr 9-2916 dopo le condanne della Corte di Giustizia europea per il sistematico superamento dei limiti di PM10 e NO2, ed entrato in vigore nel settembre 2023.
Il nuovo testo elimina lo stop, previsto da ottobre 2026, sostituendolo con un pacchetto di misure alternative: incentivi ai biocarburanti Hvo per trasporto pubblico e veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6, investimenti in mobilità sostenibile, sistemi di filtraggio dell’aria, rivestimenti fotocatalitici e gestione del traffico basata su intelligenza artificiale.
I numeri della qualità dell’aria
Il contesto normativo europeo si è nel frattempo inasprito. La Direttiva (Ue) 2024/2881, in vigore dal dicembre 2024, dimezza il valore-limite annuale del PM2,5 da 25 a 10 microgrammi per metro cubo e quello dell’NO2 da 40 a 20, introducendo per la prima volta anche limiti giornalieri per questi due inquinanti, da rispettare entro il 1° gennaio 2030.
Sul fronte locale, l’analisi del Comitato Torino Respira sui dati ufficiali di Arpa Piemonte relativi al 2025 documenta, nelle tre centraline cittadine che misurano il PM2,5, superamenti della soglia Oms per 145 giorni a Lingotto, 165 a Rebaudengo e 147 a Rubino – oltre un giorno su tre.
Sul biossido di azoto, i valori guida Oms risultano superati per 322 giorni a Rebaudengo, 250 a Consolata, 214 a Lingotto e 193 a Rubino, con punte che arrivano a superare di quasi quattro volte i nuovi limiti giornalieri della direttiva europea proprio nella centralina di Rebaudengo.
Il nodo della valutazione sanitaria
Nelle proprie osservazioni, Isde richiama il principio, ribadito dalle linee guida Oms del 2021, secondo cui non esiste una soglia di esposizione agli inquinanti atmosferici priva di effetti sulla salute – anche a concentrazioni inferiori ai limiti normativi vigenti.
Su questa base, l’associazione chiede che il Piano piemontese includa una valutazione esplicita degli effetti sanitari dei diversi scenari considerati, quantificando i benefici attesi in termini di mortalità evitata, ricoveri ospedalieri e costi sanitari – un esercizio che, a oggi, la proposta di modifica non sembra contenere in forma sistematica.
È la stessa logica dell’approccio Health in All Policies promosso da Oms e Commissione europea, che chiede di valutare ogni scelta su mobilità, energia e pianificazione territoriale anche rispetto al suo impatto sanitario diretto.
La critica di merito che accompagna le osservazioni tecniche di Torino Respira riguarda proprio la sostituzione della misura in vigore – il blocco degli Euro 5, l’unica finora collegata a una riduzione misurabile delle concentrazioni dopo le condanne europee – con interventi la cui efficacia equivalente non risulta ancora dimostrata da evidenze scientifiche pubblicate, a fronte di un costo aggiuntivo attribuito alla collettività piuttosto che ai proprietari dei veicoli più inquinanti.
Il criterio che manca
Isde inquadra la questione anche sul piano dei principi, richiamando l’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.
Per l’associazione, questo dovrebbe essere il criterio prioritario nella valutazione di ogni piano regionale sulla qualità dell’aria – non un vincolo tra gli altri da bilanciare con la sostenibilità economica delle misure.
È qui che si misura la distanza tra due letture della stessa vicenda: da un lato una modifica che redistribuisce l’onere emissivo con strumenti che dichiarano di puntare alla stessa efficacia della misura precedente, dall’altro un’associazione medica che chiede di verificare quell’efficacia con gli stessi strumenti – quantificazione sanitaria, trasparenza dei dati, principio di precauzione – prima che il Piano venga approvato in via definitiva.
Crediti immagine: Depositphotos












