Le vacanze restando a casa non sono più solo un ripiego post-pandemico. Complici l’inflazione e i costi record del turismo estivo, la staycation si conferma un fenomeno strutturale, con implicazioni dirette su spesa delle famiglie, salute pubblica ed emissioni del settore dei trasporti
Nell’indagine Viaggi e vacanze – il focus dell’Istat incluso nella rilevazione sulle spese delle famiglie – figura tra le variabili rilevate anche il motivo per cui una parte della popolazione non viaggia: un fenomeno che negli ultimi anni è cresciuto di peso, complice il caro-prezzi.
Secondo un’elaborazione Codacons dei dati Istat sui prezzi al dettaglio, i rincari nel comparto turistico si sono tradotti in una spesa aggiuntiva di 559 euro l’anno per una famiglia tipo e di 761 euro per un nucleo con due figli.
Nello stesso periodo, i dati Assoturismo Confesercenti segnalano un calo del 2,9% degli italiani in vacanza nel primo trimestre estivo, con flessioni più marcate nelle località balneari (-4%) e termali (-5,3%).
Meno chilometri, meno CO2
Sul fronte ambientale, il quadro è altrettanto misurabile. Secondo gli indicatori Ispra basati sull’integrazione tra l’indagine Istat Viaggi e vacanze e l’Inventario nazionale delle emissioni atmosferiche, nel 2024 i viaggi turistici su strada in Italia hanno generato 792.238 tonnellate di CO2, in calo del 4% rispetto all’anno precedente.
L’automobile resta il mezzo nettamente predominante, responsabile del 93,4% di quelle emissioni. Sul fronte aereo, l’intensità emissiva dei voli passeggeri italiani si è attestata nel 2023 a 77 kg di CO2 per passeggero, in miglioramento ma ancora sopra i valori dei paesi europei più virtuosi.
Una vacanza che non implica spostamenti a lunga percorrenza incide quindi in modo diretto sulla componente più pesante – quella dei trasporti – del bilancio ambientale del turismo.
Il single che lavora
Per chi lavora da solo e gestisce il proprio tempo in autonomia, la staycation si traduce spesso in una redistribuzione del tempo libero verso attività di prossimità: cultura locale, mobilità lenta, consumi di quartiere.
È un profilo che beneficia dell’assenza di vincoli logistici – non c’è coordinamento familiare da gestire – ma che sconta anche il rischio opposto: senza uno spostamento fisico che segni la rottura con il contesto lavorativo, il confine tra riposo e reperibilità tende a sfumare, specie per chi lavora in smart working nella stessa abitazione in cui trascorre le ferie.
La famiglia e il bilancio
Per le famiglie, il calcolo è più esplicitamente economico. I rincari su alloggi, trasporti e servizi balneari – con prezzi medi di ombrelloni e lettini intorno ai 32 euro al giorno e punte ben più alte in alcune località – rendono la vacanza fuori casa una voce di bilancio sempre più selettiva.
La staycation qui non è solo contenimento della spesa: è anche riorganizzazione del tempo condiviso attorno a piscine comunali, parchi, gite di giornata, un modello che riduce la componente di trasporto a lungo raggio pur mantenendo intatta la funzione di rottura della routine per i più piccoli.
Gli anziani e il rischio caldo
Per gli anziani, il tema si intreccia direttamente con la sorveglianza sanitaria estiva. Il Ministero della Salute, con il Piano caldo attivo ogni anno da maggio a settembre in 27 città italiane, individua proprio la popolazione over 65 come uno dei gruppi più vulnerabili alle ondate di calore, insieme a malati cronici, bambini e donne in gravidanza.
I dati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera relativi all’estate 2024 hanno rilevato, nel periodo tra il 20 maggio e il 20 settembre, un lieve ma significativo eccesso di mortalità tra gli over 65, pari al +2%, in concomitanza con le giornate di calore più intenso.
In questo contesto, restare nel proprio ambiente domestico – con accesso più semplice a climatizzazione, assistenza sanitaria di prossimità e reti familiari – riduce l’esposizione ai rischi tipici degli spostamenti in piena estate verso mete a clima spesso più severo di quello di origine, senza comunque eliminare il bisogno di protezione dal caldo, che riguarda anche chi non si muove da casa.
Scelta o rinuncia
Il punto di frizione resta la lettura del fenomeno. Per una parte della popolazione la staycation è una scelta di sobrietà consapevole, allineata a un consumo di prossimità a minore impatto.
Per un’altra quota – quella intercettata dai dati sulla rinuncia economica – è una vacanza fuori portata più che una preferenza.
I due gruppi condividono lo stesso comportamento osservabile nei dati sui trasporti, ma rispondono a logiche opposte: la riduzione delle emissioni turistiche legate alla mobilità su strada, in questo senso, è un effetto collaterale misurabile di dinamiche sociali che non sempre coincidono con una transizione volontaria verso consumi più leggeri.
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