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In spiaggia con i bambini: le buone abitudini che proteggono gli abitanti del mare

Campagna Lav
Immagine: Lav

Una piccola attenzione, come lasciare libero un granchio o osservare una medusa senza toccarla, può diventare una lezione di rispetto per la biodiversità 

Per molti bambini la spiaggia è uno dei primi laboratori di educazione ambientale. Osservare i movimenti dei paguri o seguire i banchi di pesci può infatti trasformarsi in un’esperienza preziosa, a patto che la curiosità non si trasformi in disturbo per gli animali.

Negli ultimi anni, sono diventate sempre più numerose le campagne d’informazione su questo tema, organizzate da Ong e amministrazioni locali. Proprio ieri, per esempio, si è conclusa la sesta edizione dell’iniziativa Il mare è la loro casa, promossa dalla Lav con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Guardia Costiera.

La campagna di sensibilizzazione, che quest’anno ha fatto tappa in 19 località balneari italiane, ha coinvolto quasi 600 bambini e oltre 360 famiglie in laboratori e attività dedicate alla conoscenza della fauna marina e alla tutela degli ecosistemi costieri.

Nelle scorse settimane anche diversi Comuni costieri – come nel caso di Lecce – sono intervenuti sul tema con appelli rivolti a cittadini e turisti, invitandoli a non andare a caccia di granchi, pesci e meduse sul bagnasciuga.

Tuttavia, la strada verso una piena consapevolezza da parte dei bagnanti è ancora lunga. Ecco allora qualche indicazione pratica per vivere al meglio l’ambiente della spiaggia.

Osservare con empatia

Molti bambini hanno l’abitudine di raccogliere granchi, piccoli pesci, stelle marine, ricci di mare e paguri nei secchielli per osservarli da vicino. Una pratica diffusa, spesso considerata un semplice gioco, ma che può provocare un forte stress agli animali.

Anche se riempito con acqua di mare, un secchiello non riproduce infatti le condizioni del loro habitat: la temperatura aumenta rapidamente, soprattutto nei giorni più caldi, l’ossigenazione diminuisce e gli organismi vengono sottratti all’ambiente in cui vivono.

Per molte specie, anche una permanenza di pochi minuti può avere conseguenze significative. Per fortuna, catturare gli animali non è necessario per poterli osservare.

La spiaggia offre infatti numerose occasioni per conoscere meglio gli organismi marini senza interferire con il loro ciclo vitale.

Possiamo per esempio studiare il comportamento di un granchio mentre si muove tra gli scogli, oppure utilizzare una maschera da snorkeling per scoprire cosa si nasconde sotto la superficie: sono esperienze che consentono di avvicinarsi agli ecosistemi costieri senza alterarli.

Anche fotografare le specie incontrate o provare a identificarle insieme ai genitori può diventare un’attività educativa.

Un’attenzione particolare riguarda le meduse, che vengono spesso raccolte o spostate anche dagli adulti perché considerate un elemento di disturbo. In realtà svolgono un ruolo importante negli ecosistemi marini e rappresentano una risorsa alimentare per alcune specie.

Anche quando vengono ritrovate sulla battigia è preferibile evitare di manipolarle, sia per non alterare i processi naturali sia perché alcune possono conservare il loro potere urticante.

Lo stesso principio di rispetto dovrebbe essere esteso all’intero ambiente costiero. Le dune che circondano la spiaggia ospitano una vegetazione altamente specializzata e numerose specie animali, mentre le pozze di marea contengono microhabitat particolarmente ricchi di biodiversità.

Azioni apparentemente innocue, come spostare sassi, raccogliere la vegetazione dalle dune o scavare molto in profondità nella sabbia, possono modificare questi ambienti e disturbare gli organismi che li popolano.

Uova e specie da tenere d’occhio

Ci sono poi alcune specie a cui prestare la massima attenzione. Parliamo delle tartarughe e delle loro uova, su cui abbiamo dato tutte le indicazioni necessarie in un precedente articolo su GreenPlanner, ma anche di diversi uccelli legati all’ambiente marino, come fratini e fraticelli.

Questi piccoli uccelli limicoli si spostano rapidamente sul bagnasciuga per nutrirsi, soprattutto nelle ore in cui la spiaggia è meno frequentata. Se li notiamo, per esempio al mattino presto, cerchiamo di non disturbarli ed evitiamo che avvengano interazioni con i nostri animali domestici.

Se alcune zone della spiaggia sono recintate a causa della loro nidificazione, controlliamo i movimenti di bambini e cani, che non dovrebbero entrare nell’area protetta.

Se ci imbattiamo invece nelle sacche che contengono le uova degli squali e delle razze, non schiacciamole ma proviamo a riportarle in mare. Normalmente, queste sacche rimangono ancorate a rocce e fondali, ma possono essere gettate a riva da forti mareggiate.

Ricordiamo che l’attenzione per la fauna marina non riguarda soltanto una scelta etica, ma anche il rispetto di precise norme di legge. Gli animali marini godono delle stesse tutele giuridiche previste per gli animali terrestri e la loro cattura o detenzione può configurare un reato, che diventa ancora più grave quando si tratta specie protette.

In particolare, il Codice Penale prevede sanzioni per il maltrattamento di animali (articolo 544-ter), che punisce chi provoca lesioni o sottopone un animale a stress senza necessità e per la detenzione incompatibile con la natura dell’animale (articolo 727), che riguarda il mantenimento in condizioni tali da causare sofferenze.

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