Home Eco Lifestyle La zanzara tigre potrebbe avere le ore contate…

La zanzara tigre potrebbe avere le ore contate…

zanzara tigre
Immagine da Depositphotos

Enea sta sperimentando uno tra i rimedi più promettenti in Europa: milioni di maschi “incompatibili” rilasciati nell’ambiente riducono drasticamente la capacità riproduttiva della zanzara tigre. Un approccio biologico che potrebbe cambiare il modo di difendere città e cittadini dalle malattie trasmesse da questi insetti

La lotta alla zanzara tigre sta cambiando pelle. Se fino a pochi anni fa l’unica risposta sembrava essere quella degli insetticidi, oggi la ricerca punta su strategie biologiche molto più selettive, capaci di ridurre la popolazione dell’insetto senza disperdere sostanze chimiche nell’ambiente.

Una svolta importante, soprattutto in un’epoca in cui i cambiamenti climatici stanno favorendo la diffusione di specie invasive e aumentando il rischio di malattie trasmesse dalle zanzare anche in Europa.

Tra le esperienze più avanzate c’è quella sviluppata dall’Enea, che ha realizzato la prima sperimentazione europea su larga scala della Tecnica dell’Insetto Incompatibile (Incompatible insect technique).

I risultati ottenuti presso il Centro Ricerche Casaccia, alle porte di Roma, sono particolarmente incoraggianti: la capacità della popolazione di zanzara tigre di produrre uova fertili destinate a superare l’inverno è stata ridotta dell’88% rispetto all’area di controllo.

Un rimedio biologico contro fastidio e diffusione di malattie

Un dato che assume un significato ancora maggiore se si considera che l’Aedes albopictus, meglio conosciuta come zanzara tigre, non rappresenta soltanto un fastidio estivo.

Questo insetto è infatti un potenziale vettore di virus come dengue, chikungunya e Zika, patologie fino a pochi anni fa considerate tipiche delle aree tropicali, ma che stanno facendo registrare un numero crescente di casi anche nel continente europeo.

La strategia messa a punto dall’Enea sfrutta un meccanismo completamente naturale. I ricercatori utilizzano infatti un batterio molto diffuso in natura, chiamato Wolbachia, presente nella maggior parte degli insetti e innocuo sia per l’uomo sia per gli ecosistemi.

Modificando la simbiosi tra il batterio e la zanzara tigre, gli scienziati ottengono maschi che risultano riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche. Quando avviene l’accoppiamento, tutte le uova prodotte risultano sterili.

Poiché soltanto le femmine pungono mentre i maschi si nutrono esclusivamente di sostanze zuccherine, il rilascio di questi esemplari non comporta alcun rischio aggiuntivo per la popolazione.

L’aspetto forse più interessante è che la tecnica agisce esclusivamente sulla specie bersaglio. I maschi incompatibili cercano infatti soltanto femmine della stessa specie, senza interferire con altri insetti utili o con la biodiversità locale.

Inoltre non vengono rilasciati né sostanze chimiche né organismi estranei all’ambiente: si sfrutta semplicemente un processo biologico già presente in natura.

I risultati della sperimentazione

La sperimentazione, realizzata tra luglio e ottobre 2025, ha previsto il rilascio di circa 1,6 milioni di maschi incompatibili nei 53 ettari del Centro Enea Casaccia. Il monitoraggio ha evidenziato una riduzione significativa sia del numero di uova sia della loro fertilità.

La soglia di attenzione di 100 uova per trappola, considerata dalla letteratura scientifica un valore critico quando circolano virus trasmessi dalle zanzare, è stata superata soltanto due volte durante tutta la stagione, contro dodici nell’area di controllo monitorata dalla Sapienza Università di Roma e quattordici nell’anno precedente nello stesso sito Enea.

Dietro questo risultato c’è una collaborazione internazionale che vede coinvolti Enea, Google attraverso il progetto Debug e la Sapienza Università di Roma.

Mentre il team Enea ha sviluppato la linea di zanzara incompatibile – la prima al mondo con queste caratteristiche – Google si occupa della moltiplicazione degli insetti, della selezione dei soli maschi e della loro logistica, mentre la Sapienza cura il monitoraggio scientifico e la validazione dei risultati.

Secondo i ricercatori, questa tecnologia rappresenta molto più di una nuova arma contro le zanzare. Significa ripensare il controllo degli insetti vettori nell’ottica della transizione ecologica, riducendo la dipendenza dagli insetticidi e costruendo strategie di prevenzione più durature.

Non a caso la tecnica Iit è già raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità tra gli approcci più efficaci e sicuri per contrastare le malattie trasmesse dalle zanzare.

La sperimentazione proseguirà anche nel 2026 con rilasci anticipati, così da intervenire fin dall’inizio della stagione riproduttiva e con un incremento del numero di maschi incompatibili immessi nell’ambiente.

Se necessario, la tecnica sarà integrata con altre misure sostenibili, come l’eliminazione dei ristagni d’acqua dove si sviluppano le larve e trattamenti larvicidi mirati.

La sfida contro la zanzara tigre, dunque, non si combatte più soltanto con gli spray. La ricerca dimostra che è possibile sfruttare i meccanismi della natura per limitare una specie invasiva, proteggendo al tempo stesso la salute pubblica, la biodiversità e la qualità dell’ambiente urbano.

Una prospettiva destinata ad assumere un’importanza crescente nelle città del futuro, dove l’adattamento ai cambiamenti climatici passerà anche dalla capacità di convivere con nuovi rischi biologici senza compromettere gli equilibri degli ecosistemi.

Crediti immagine: Depositphotos

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