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I tesori nascosti del Parco della Sila: qui vivono oltre novanta specie vegetali endemiche

parco nazionale della sila
Immagine da Wikimedia Commons

Dai boschi di pino laricio alle torbiere d’alta quota, il Parco della Sila custodisce una flora ricca e rara. Ne parliamo nella nuova puntata del viaggio estivo di GreenPlanner alla scoperta delle aree protette italiane

Il Parco Nazionale della Sila, in Calabria, è la meta perfetta per tutti gli appassionati di botanica. La varietà delle condizioni ambientali favorisce infatti la presenza di una flora diversificata, in cui specie tipicamente mediterranee riescono a convivere con altre adattate a climi più freddi.

Secondo i dati riportati dall’Ente Parco, la flora del Parco comprende circa 1.200 taxa tra specie e sottospecie, appartenenti a 440 generi e 90 famiglie.

È un patrimonio significativo: entro i confini del Parco è possibile incontrare quasi la metà della flora censita in Calabria. La particolare posizione geografica e la storia paleoclimatica del territorio spiegano anche la presenza di oltre 90 taxa endemici, pari a circa l’8% della flora complessiva.

Il pino laricio, simbolo della Sila

Tra le specie più rappresentative c’è sicuramente il pino laricio calabrese (Pinus nigra subsp. calabrica), considerato uno degli endemismi di maggiore rilievo dell’area.

È la specie che più caratterizza le grandi superfici forestali dell’altopiano, dove forma estese pinete nelle zone pianeggianti o con pendenze moderate. I boschi di pino laricio rappresentano il 43% della superficie boscata del Parco.

Accanto al pino laricio, il paesaggio forestale comprende faggete, boschi misti di pino e faggio e, in alcune aree della Sila Piccola, formazioni miste di faggio e abete. Particolarmente importanti in tal senso sono i boschi di Monte Gariglione e Monte Femminamorta.

Nella cosiddetta Sila Greca assumono invece più rilievo le formazioni di cerro e farnetto, talvolta associate ad aceri, frassini e altre latifoglie. Scendendo verso la Presila di Catanzaro compaiono poi castagneti, leccete e, localmente, sugherete.

Gli endemismi tra arbusti e pascoli

Oltre alle foreste, sono importanti a livello botanico anche prati e sottoboschi. Nei cespuglieti che colonizzano gli ex coltivi trovano, per esempio, spazio specie endemiche come Viola messanensis, Polygala alpestris subsp. angelisii e Rosa viscosa.

Sono piante che popolano anche tutti gli ambienti di transizione tra gli spazi aperti e il bosco. Ancora più interessante è il mosaico dei pascoli che caratterizza l’altopiano.

Nei pascoli aridi sono presenti diversi taxa endemici dell’Italia del Sud, tra cui Phleum ambiguum, Bunium petraeum, Hieracium macranthum, Silene sicula, Koeleria splendens subsp. brutia e Petrorhagia saxifraga subsp. gasparrinii.

Nei pascoli umidi, invece, si può osservare una vegetazione di tipo prevalentemente europeo, che qui raggiunge uno dei suoi limiti meridionali di distribuzione.

Le torbiere, rifugi per specie nordiche

Ma non è tutto. In alcune zone del Parco, la disponibilità d’acqua ha favorito lo sviluppo di vegetazione igrofila, acquatica e palustre lungo corsi d’acqua e aree soggette a ristagno.

A quote superiori ai 1.400 metri, alcune depressioni umide ospitano torbiere a sfagni, habitat particolarmente importanti perché rappresentano stazioni di rifugio per diverse specie a distribuzione perlopiù settentrionale.

Tra queste figurano Carex stellulata, Potamogeton polygonifolius, Veronica scutellata, Potentilla erecta e Viola palustris. La loro presenza in Calabria è indicativa della storia climatica della Sila e della capacità di alcuni ambienti montani di conservare condizioni ecologiche differenti da quelle prevalenti nel territorio circostante.

Anche i bacini lacustri artificiali contribuiscono alla diversità floristica. Le periodiche variazioni della linea di costa, con il temporaneo prosciugamento di alcune superfici, creano suoli fangosi e umidi che vengono colonizzati da vegetazione effimera.

È qui che si possono incontrare specie come Limosella aquatica e Schoenoplectus supinus, al confine meridionale del loro areale.

I colori delle quattro stagioni

Per chi avesse voglia di esplorare le meraviglie di questo territorio, può essere una buona idea tenere a mente anche il calendario delle fioriture, che colorano prati e altipiani (tenendo sempre a mente che nel Parco è proibita la raccolta della flora spontanea).

In primavera compaiono infatti zafferani, nontiscordardime, primule, ciclamini e viole. Con il progredire della stagione calda arrivano le orchidee, tra cui l’orchidea a nido d’uccello, insieme a ranuncoli, anemoni, muscari, gladioli, narcisi, crochi, gigli e campanule.

Questo calendario naturale si conclude in autunno con la fioritura dei colchici e con il progressivo cambiamento cromatico delle latifoglie, che contrasta con il verde persistente di pino laricio e abete bianco.