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Posidonia, il segreto nascosto nei fondali può cambiare anche l’agricoltura del futuro

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Immagine da Depositphotos

Una ricerca, pubblicata su Nature Communications, svela come la pianta simbolo del Mediterraneo abbia evoluto un sistema fotosintetico unico. La scoperta potrebbe ispirare colture più produttive e resilienti ai cambiamenti climatici. Per questo le aziende ci credono e la salvaguardano: il caso di Nivea

La Posidonia scende in campo per salvaguardare l’agricoltura del futuro. Grazie a un approccio multidisciplinare che ha integrato ecologia marina, biologia molecolare, fisica quantistica e microscopia elettronica ad altissima risoluzione, i ricercatori dall’Università di Verona e dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, con il contributo del Cnr e del Politecnico di Milano, hanno ricostruito con precisione atomica la struttura del fotosistema I, il complesso molecolare responsabile della cattura della luce.

È emerso che la Posidonia possiede un sistema di raccolta della luce molto più esteso rispetto alle piante terrestri, ma ha contemporaneamente modificato la disposizione delle molecole di clorofilla per accelerare il trasferimento dell’energia e limitarne le dispersioni.

Un raffinato adattamento evolutivo che le consente di mantenere elevata la produttività anche nelle condizioni luminose più difficili. Le ricadute della ricerca potrebbero essere molto più ampie della sola biologia marina.

Comprendere come questa pianta riesca a utilizzare in modo così efficiente la luce potrebbe infatti offrire nuovi strumenti alla biologia sintetica e al miglioramento delle colture agricole.

L’obiettivo è sviluppare varietà capaci di sfruttare meglio l’energia solare, aumentando le rese senza consumare nuovo suolo e rendendo l’agricoltura più resiliente ai cambiamenti climatici.

In un contesto segnato dalla crescita della domanda alimentare e dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, la natura continua a rappresentare il più grande laboratorio di innovazione.

Dalla ricerca all’azione: il progetto di Nivea per restaurare le praterie marine

Mentre la scienza continua a svelare i segreti della Posidonia, cresce anche l’impegno concreto per proteggerla. Nivea ha infatti completato il primo intervento di restauro di una prateria di Posidonia oceanica nella Baia di Lacco Ameno, all’interno dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, a Ischia, nell’ambito del progetto pluriennale Oasi Marina.

L’intervento, realizzato insieme a MedSea, ha portato alla riforestazione di circa 200 metri quadrati di fondale mediante la messa a dimora di 2.000 talee recuperate naturalmente dopo le mareggiate, evitando qualsiasi prelievo da praterie sane.

Per la prima volta sono stati sperimentati anche picchetti in bambù biodegradabili al posto dei tradizionali supporti metallici, mentre nuovi gavitelli di ormeggio contribuiranno a ridurre i danni provocati dagli ancoraggi delle imbarcazioni.

Il progetto, avviato nel 2023, aveva già interessato l’Isola di Palmaria, l’Elba e successivamente Torre Guaceto, in Puglia, confermando un approccio che unisce ricerca scientifica, ripristino degli habitat e sensibilizzazione del pubblico.

Crediti immagine: Depositphotos

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