Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato le Linee guida nazionali per le concessioni del servizio di cold ironing nei porti italiani. Isde Italia accoglie con favore il provvedimento, ma chiede un piano organico per l’elettrificazione delle banchine e il rinnovo della flotta
Napoli ha superato per 197 giorni nel 2025 il nuovo limite previsto dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria per il biossido di azoto. Palermo per 173, Genova per 100, Messina per 82.
Sono le città portuali italiane più esposte, secondo il rapporto Cambiamo Aria! di Isde Italia (International Society of Doctors for the Environment), e non è un caso che siano anche gli scali dove il traffico marittimo pesa di più sul carico emissivo urbano.
In questo scenario si inserisce la pubblicazione, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, delle Linee guida nazionali sul cold ironing, il provvedimento che dovrebbe accompagnare l’espansione dell’elettrificazione delle banchine nei porti italiani.
Che cos’è il cold ironing e perché incide sulla salute pubblica
Il cold ironing, o alimentazione elettrica da terra, permette alle navi ormeggiate di spegnere i motori ausiliari diesel e collegarsi alla rete elettrica portuale per l’intera durata della sosta.
La disciplina normativa lo qualifica come servizio di interesse economico generale (Sieg) ai sensi dell’articolo 34-bis del decreto-legge 162/2019, convertito dalla legge 8/2020.
L’effetto diretto riguarda gli inquinanti tipici della combustione navale: ossidi di azoto, biossido di zolfo, particolato fine e ultrafine, black carbon. Trattandosi di emissioni concentrate in aree spesso adiacenti a centri urbani densamente popolati, la loro riduzione ha una ricaduta sanitaria immediata sulle popolazioni residenti.
Il biossido di zolfo, in particolare, resta uno degli inquinanti più caratteristici del comparto marittimo. È diminuito negli ultimi anni grazie ai limiti sul contenuto di zolfo nei combustibili, ma continua a contribuire alla formazione di particolato secondario, con effetti documentati su salute umana ed ecosistemi.
Il beneficio ambientale, tuttavia, non è automatico: dipende dalla fonte dell’energia erogata a terra. Se l’elettricità proviene da impianti a combustibili fossili, l’operazione si traduce in uno spostamento delle emissioni dalla banchina alla centrale, senza un guadagno netto per il clima.
Cosa cambia con le nuove Linee guida ministeriali
Le Linee guida, firmate dal direttore generale per i porti, la logistica e l’intermodalità Donato Liguori, non introducono nuovi obblighi di elettrificazione, ma disciplinano il procedimento con cui le Autorità di Sistema Portuale (AdSP) devono affidare in concessione il servizio.
Il documento conferma la natura di Sieg del cold ironing e ribadisce il principio di separazione tra funzioni regolatorie delle AdSP e attività economiche affidate al mercato: le Autorità non gestiscono direttamente il servizio, ma ne organizzano l’affidamento tramite procedura di evidenza pubblica, secondo il codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 36/2023).
Tra gli elementi più operativi figura la possibilità di perimetrare le gare per lotti o per singolo porto, calibrando il modello sul fabbisogno energetico effettivo di ogni scalo. Le Linee guida indicano inoltre una durata delle concessioni compresa indicativamente tra 5 e 10 anni, individuata a seguito di una consultazione con gli stakeholder del settore energetico.
Un capitolo consistente riguarda la sostenibilità economico-finanziaria: il Piano Economico-Finanziario diventa lo strumento con cui si distribuisce il rischio operativo tra concedente e concessionario, mentre la struttura tariffaria proposta scompone il costo in una componente di connessione, una di tempo, una energetica e una di potenza impegnata, quest’ultima decisiva dato che il costo dell’energia può pesare fino al 90% della tariffa finale.
Le Autorità di Sistema dovranno anche definire requisiti minimi di qualità del servizio, sistemi di monitoraggio con cadenza almeno biennale e un sistema di penali graduato in caso di inadempienza, oltre a gestire le interferenze con i concessionari già operativi sulle stesse banchine, come i terminalisti.
La posizione di Isde: un punto di partenza, non di arrivo
Isde Italia ha accolto con favore l’adozione delle Linee guida, definendole un passo avanti verso la riduzione delle emissioni prodotte dalle navi in sosta. L’associazione ha però precisato che il provvedimento rappresenta uno strumento regolatorio circoscritto, privo di una strategia complessiva per la transizione energetica e sanitaria dei porti italiani.
Il nodo centrale sollevato da Isde riguarda la provenienza dell’energia. Secondo l’associazione, l’elettrificazione delle banchine avrà senso solo se alimentata prioritariamente da nuovi impianti a fonti rinnovabili: diversamente si rischia di trasferire l’inquinamento dalle navi alle centrali elettriche, vanificando i benefici attesi per clima e salute.
Per questo Isde ha chiesto al Governo, ai ministeri competenti, alle Regioni e alle Autorità di Sistema Portuale la pubblicazione di un cronoprogramma nazionale dell’elettrificazione delle banchine, porto per porto, con opere, scadenze, risorse disponibili e quota di energia rinnovabile garantita.
A questo si aggiunge la richiesta di un programma nazionale per il rinnovo della flotta italiana, a partire dai traghetti, sul modello dei Paesi del Nord Europa che hanno già introdotto mezzi elettrici e ibridi su numerose rotte.
La proposta più strutturale è l’istituzione, presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di un Osservatorio nazionale Porti, Qualità dell’Aria e Salute, che monitori l’intera miscela emissiva portuale – non solo NOx e SO₂, ma anche PM10, PM2,5, particolato ultrafine, composti organici volatili, metalli e rumore ambientale – insieme a indicatori sanitari come ricoveri e mortalità nella popolazione esposta.
Secondo Isde, la transizione dei porti italiani non dovrebbe essere misurata soltanto dal numero di banchine elettrificate, ma dalla capacità effettiva di ridurre l’esposizione agli inquinanti e proteggere la salute di chi vive e lavora nelle città portuali.










