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L’area protetta di Miramare racconta la fragilità (e la resilienza) degli ecosistemi al cambiamento climatico

castello di miramare - trieste
Immagine da Depositphotos

L’aumento delle temperature favorisce la diffusione di nuove specie e lo sbiancamento dei coralli nell’Area Marina Protetta del Golfo di Trieste

Anno dopo anno, il cambiamento climatico sta modificando anche il paesaggio sommerso dell’Alto Adriatico. Nell’Area Marina protetta di Miramare, nel Golfo di Trieste, l’aumento delle temperature si traduce già in segnali osservabili: alcune specie amanti del caldo stanno ampliando il proprio areale verso nord, mentre gli organismi più sensibili devono affrontare condizioni di stress sempre più frequenti.

Secondo i gestori dell’area, intervistati da GreenPlanner, il quadro non è tuttavia quello di un ecosistema in crisi: i monitoraggi condotti a Miramare restituiscono nel complesso uno stato di salute buono.

In generale, infatti, Miramare continua a mostrare segni di vitalità e resilienza. La comunità ittica presenta una struttura trofica stabile e la zona a protezione integrale resta una nursery per la fauna ittica, mentre le attività di visita subacquea non sembrano avere effetti negativi rilevanti.

Proprio questa combinazione di fattori rende i circa 30 ettari dell’area protetta un osservatorio interessante: qui gli effetti del riscaldamento del mare possono essere studiati nel contesto di un ecosistema florido, sottoposto a tutela.

Tanti ambienti in pochi ettari

La biodiversità dell’Area Marina Protetta di Miramare è variegata anche a causa della compresenza di ecosistemi differenti. Dalla zona soggetta alle escursioni di marea si passa infatti alle scogliere sommerse, ai fondali sabbiosi e fangosi e infine alla colonna d’acqua, dove vivono gli organismi pelagici.

Nella fascia di marea le superfici rocciose vengono alternativamente sommerse ed esposte all’aria. Qui vivono organismi capaci di tollerare variazioni anche importanti delle condizioni ambientali, tra cui il pesce simbolo dell’Area Marina Protetta: la bavosa pavone, Salaria pavo.

La zona di marea ospita anche mitili, balani, granchi, anemoni e diverse specie di alghe. Tra queste ricordiamo per esempio la Fucus virsoides, un’alga bruna considerata un relitto biogeografico dell’ultima glaciazione, oggi in regressione in tutto il Golfo di Trieste.

Coralli a rischio sbiancamento

Scendendo sotto la superficie, il substrato roccioso offre una successione di pareti, cavità e anfratti ricoperti da alghe, spugne, anemoni e altri organismi. Granchi, polpi e pesci utilizzano queste strutture come rifugio o area di alimentazione.

Anche alcune strutture artificiali, come quelle sommerse sotto le mura del Castello di Miramare e nei pressi del molo della Sfinge, vengono colonizzate dalla vita marina.

È in questo ambiente che si trova la madrepora a cuscino, Cladocora caespitosa. Questa specie, unica rappresentante dei coralli duri nel Golfo di Trieste, è molto sensibile alle temperature elevate. Le ondate di calore marine degli ultimi anni hanno provocato ripetuti episodi di sbiancamento delle colonie.

Madrepora sbiancata
Madrepora sbiancata – Immagine gentilmente concessa da Wwf Area Marina Protetta di Miramare

Proprio per tenere sotto controllo questi impatti, l’Area Marina Protetta ha previsto, a partire da quest’anno, un nuovo progetto biennale di monitoraggio e restauro sperimentale.

L’obiettivo è comprendere meglio la risposta della madrepora allo stress termico e verificare la possibilità di intervenire per favorirne la conservazione.

La vita sui fondali mobili

Dove il substrato roccioso lascia spazio a sabbia e fango, la composizione della comunità cambia ancora una volta. Sotto una superficie sabbiosa uniforme si sviluppa una fauna diversificata, nella quale trovano spazio sogliole, seppie, oloturie, ofiure, stelle serpentine e numerosi pesci bentonici.

Tra gli organismi caratteristici di questi fondali c’è lo spirografo, Sabella spallanzani, un anellide filtratore che vive all’interno di un tubo e cattura le particelle presenti nell’acqua attraverso una corona di filamenti.

Un altro organismo di interesse conservazionistico è la nacchera, Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, colpito negli ultimi anni da una grave epidemia associata al parassita Haplosporidium pinnae.

Nuove presenze in un mare più caldo

Il segnale forse più evidente del cambiamento climatico arriva però dalla zona della colonna d’acqua. L’analisi della fauna ittica condotta nell’Area Marina Protetta ha evidenziato in quest’area l’ingresso di nuove specie, tra cui vaccarella, ricciola, pesce serra e barracuda mediterraneo.

La presenza del pesce serra, Pomatomus saltatrix, e del barracuda mediterraneo, Sphyraena viridensis, è piuttosto allarmante, perché entrambe sono specie termofile e la loro espansione verso nord è associata alla progressiva tropicalizzazione o meridionalizzazione delle acque.

Un ulteriore caso è quello del pesce balestra, Balistes capriscus. Nel 2024 sono state raccolte 23 segnalazioni nell’area, grazie agli avvistamenti del personale di Miramare e di una rete di osservatori esterni.

La sua maggiore presenza potrebbe indicare che le nuove condizioni termiche consentono non soltanto il passaggio degli individui, ma anche la riproduzione e, quindi, l’insediamento.

Tuttavia, per il momento l’Area Marina Protetta non dispone degli strumenti per valutare gli effetti a medio-lungo termine di questi nuovi arrivi.