Passeggiate ed escursioni sono sempre più presenti nelle vacanze degli italiani. Il trekking offre benefici per salute e benessere, ma può affaticare piedi e gambe. Dopo l’estate, trasformare il cammino in un’abitudine e conoscere semplici strategie di recupero può favorire continuità e mobilità
Le vacanze lasciano spesso un’eredità curiosa: fotografie, abbronzatura e, insieme, qualche rigidità muscolare. Ma lasciano anche un dato interessante sul rapporto tra italiani e movimento.
Nell’estate 2026 la passeggiata è stata l’attività più praticata in vacanza: secondo l’indagine Federalberghi, il 67,7% dei vacanzieri ha dichiarato di dedicarsi alle passeggiate, mentre il 51,5% ha scelto escursioni e gite per conoscere il territorio.
Non si tratta soltanto di una modalità per visitare un luogo. Camminare rappresenta infatti una delle forme più accessibili di attività fisica e, se praticato con regolarità e a intensità adeguata, contribuisce alla salute cardiovascolare e metabolica, al mantenimento della funzione muscolare e alla riduzione della sedentarietà.
L’Organizzazione mondiale della sanità include la camminata a passo sostenuto tra gli esempi di attività aerobica di intensità moderata e raccomanda agli adulti almeno 150 minuti settimanali di attività moderata, oltre al rafforzamento muscolare.
La montagna conquista spazio nelle vacanze
Il dato turistico conferma che il cammino è sempre meno confinato alla semplice passeggiata urbana. Nel 2025 il 21% degli italiani aveva indicato la montagna come tipologia di vacanza, contro il 38% per il soggiorno sole e mare, secondo il Centro Studi del Touring Club Italiano. La scelta della montagna risultava in crescita e veniva associata anche alla ricerca di temperature più contenute.
Nel 2026 il fenomeno ha trovato ulteriore conferma. Una rilevazione di Confcooperative relativa alle vacanze di agosto indica il mare ancora al primo posto, con il 62% delle preferenze, ma la montagna raggiunge il 28%, sei punti percentuali in più rispetto al 2025.
Il trekking, tuttavia, sottopone l’organismo a sollecitazioni differenti rispetto alla camminata su terreno pianeggiante.
Dislivelli, superfici irregolari, salite e discese richiedono un continuo adattamento di piedi e caviglie e coinvolgono in modo significativo polpacci, cosce, muscolatura del tronco e articolazioni. Dopo diverse ore può quindi comparire una fisiologica sensazione di affaticamento, soprattutto agli arti inferiori.
Camminare è anche un esercizio per la circolazione
Uno degli aspetti interessanti della camminata riguarda la sua relazione con il sistema cardiovascolare e con il ritorno venoso. La contrazione dei muscoli degli arti inferiori, in particolare durante il movimento della caviglia e del polpaccio, contribuisce infatti a favorire il ritorno del sangue venoso verso il cuore.
Il movimento ha inoltre un ruolo nella dinamica del sistema linfatico. A differenza del sistema cardiovascolare, quest’ultimo non dispone di una pompa centrale paragonabile al cuore e il trasporto della linfa è sostenuto anche dalle contrazioni muscolari, dalla respirazione e dai cambiamenti di pressione nei tessuti.
È quindi comprensibile che alternare movimento e periodi di recupero rappresenti una strategia fisiologicamente utile per mantenere attivi questi meccanismi.
Questo non significa che ogni sensazione di gonfiore o pesantezza sia riconducibile a un rallentamento linfatico: quando edema, dolore o altri sintomi persistono è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario.
Cinque minuti per recuperare dopo una giornata sui sentieri
È proprio sul rapporto tra movimento, respirazione e sistema linfatico che si concentra Linfit, disciplina riconosciuta Asi/Coni che propone esercizi e routine specifiche dedicate alla stimolazione del sistema linfatico.
Per il recupero dopo una giornata di trekking, Linfit propone una sequenza di circa cinque minuti che non deve essere interpretata come alternativa all’attività fisica, ma come breve momento di mobilità e rilassamento.
Il primo passaggio riguarda i piedi: una pallina con superficie puntiforme può essere fatta scorrere delicatamente sotto la pianta, seguita da alcuni movimenti circolari. L’obiettivo è lavorare sulla mobilità dopo molte ore trascorse su terreni sconnessi.
Si passa quindi alle caviglie, con rotazioni eseguite mantenendo il tallone sollevato. Il movimento della caviglia e la contrazione del polpaccio sono particolarmente importanti nella dinamica del ritorno venoso.
La sequenza proposta introduce poi alcuni stimoli molto leggeri nelle zone del collo e dell’inguine, prima di dedicarsi alla mobilità lombare. Da supini, portare alternativamente le ginocchia verso il petto e accompagnare il movimento con una respirazione profonda permette di lavorare sulla muscolatura posteriore dopo salite e discese.
La parte conclusiva prevede le gambe sollevate, alcune rotazioni delle caviglie e respirazioni profonde. Sono gesti semplici, pensati soprattutto per accompagnare il passaggio dall’attività al riposo.
Linfit propone routine analoghe anche per le giornate trascorse al mare, nelle quali camminate sulla sabbia, caldo e lunghi periodi in piedi o seduti possono contribuire alla sensazione di affaticamento degli arti inferiori.
Il vero beneficio resta la continuità
Il valore della camminata, però, non si esaurisce nelle settimane di vacanza. Il ritorno alla quotidianità può essere l’occasione per trasformare le passeggiate estive in una consuetudine durante tutto l’anno: raggiungere a piedi una destinazione, interrompere periodicamente il lavoro sedentario, scegliere le scale quando possibile o programmare camminate a passo sostenuto.
L’obiettivo non è compensare gli eccessi delle ferie né trasformare ogni passeggiata in una prestazione sportiva. È piuttosto mantenere attivo un comportamento che unisce semplicità, accessibilità e benefici documentati sulla salute.
In questo senso, il souvenir più utile dell’estate potrebbe essere proprio quello che non entra in valigia: l’abitudine a camminare.
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