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Piano Sociale per il Clima, 9,35 miliardi per famiglie e microimprese: cosa prevede e cosa manca ancora

governo italiano
Immagine da Depositphotos

Il Consiglio dei Ministri ha esaminato a inizio agosto il Piano Sociale per il Clima, la misura da 9,35 miliardi di euro con cui l’Italia intende attutire gli effetti economici e sociali dell’estensione del sistema di scambio delle quote di emissione a edilizia e trasporti. Le associazioni ambientaliste giudicano però insufficiente l’ambizione decarbonizzante del testo

Nove miliardi e 350 milioni di euro: è questa la dotazione complessiva con cui il governo italiano prova a schermare famiglie e microimprese dall’onda d’urto dell’Eu Ets2, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Emissions Trading System) che dal 2028 riguarderà anche i combustibili fossili impiegati per riscaldamento domestico e autotrazione.

Il testo, predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è stato esaminato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto scorso e ora procede verso la Commissione europea per il negoziato formale.

Secondo il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, “il Piano Sociale per il Clima dimostra che la transizione energetica può tradursi in benefici concreti per cittadini e microimprese. Parliamo di 9,3 miliardi di euro che saranno investiti tra il 2027 e il 2032 per ridurre i costi dell’energia, riqualificare gli edifici, rafforzare il trasporto pubblico e sostenere la mobilità.

È un Piano che indirizza le risorse dove gli effetti della transizione sono più rilevanti, con interventi mirati a favore delle famiglie più vulnerabili e delle microimprese“.

La cornice normativa

Il Piano Sociale per il Clima discende dal Regolamento (Ue) 2023/955, che ha istituito il Fondo Sociale per il Clima per il periodo 2026-2032.

La sua funzione è duplice: da una parte costituisce il presupposto giuridico per l’accesso dell’Italia alle risorse europee del Fondo, dall’altra rappresenta lo strumento operativo con cui tutelare i soggetti più esposti alla transizione energetica, in coerenza con gli obiettivi tracciati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.

Il collegamento con l’Ets2 non è marginale. L’estensione del prezzo del carbonio a edilizia e trasporti, prevista dal pacchetto Fit for 55, rischia di tradursi in rincari diretti su bollette, carburanti e spese di gestione degli immobili. Il piano del Governo nasce quindi per compensare, almeno in parte, questo trasferimento di costo verso i nuclei familiari più fragili.

I numeri del Piano

Sul piano finanziario, il documento prevede 7 miliardi di euro finanziati dal Fondo Sociale per il Clima europeo e 2,3 miliardi di cofinanziamento nazionale, per un totale di 9,35 miliardi distribuiti lungo il periodo 2027-2032. Le risorse sono destinate a tre platee: famiglie vulnerabili, microimprese e utenti vulnerabili del trasporto.

Tra le misure concrete figura il Bonus Sociale Energia Plus, un nuovo sostegno in bolletta la cui applicazione, tuttavia, non scatterà prima del 2028, in coincidenza con l’entrata in vigore dell’Ets2.

Il resto della dotazione confluisce in interventi di riqualificazione energetica di edilizia pubblica e microimprese, elettrificazione dei consumi e contrasto al disagio abitativo, questi ultimi in sinergia con il Piano Casa Italia e con il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile.

Il contesto in cui il Piano si inserisce resta segnato da una povertà energetica in crescita: secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica dell’Università di Padova, nel 2024 il fenomeno ha toccato il massimo storico, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie, pari al 9,1% del totale nazionale, con forti divari territoriali a sfavore del Mezzogiorno e delle Isole.

Il quadro nazionale si intreccia con dinamiche di mercato che rendono il tema più urgente. I rincari di elettricità e gas registrati nel primo semestre 2026 hanno inciso in misura diseguale sul territorio: le regioni del Nord, pur avendo tassi di povertà energetica più contenuti, hanno assorbito gli aumenti in valore assoluto più consistenti, mentre in alcune aree del Mezzogiorno la quota di famiglie coinvolte supera il 17% del totale regionale.

È in questo scarto tra incidenza percentuale e impatto assoluto che si misura la complessità del fenomeno a cui il Piano dovrebbe rispondere.

Sul piano attuativo, la Legge di Bilancio 2026 interviene a definire la governance finanziaria del Fondo. L’articolo 134 della bozza della manovra recepisce le disposizioni del Regolamento Ue 2023/955 e stabilisce come le risorse europee e il cofinanziamento nazionale verranno incanalate, anche attraverso la ridenominazione di un conto di tesoreria già associato al programma Next Generation Eu.

Le critiche delle associazioni

Le associazioni ambientaliste – Wwf Italia, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club, Transport & Environment, Forum Disuguaglianze e Diversità, Mira Network e Nuove Rigenerazioni – hanno espresso rilievi critici sull’impianto del Piano, ritenuto non sufficientemente orientato alla decarbonizzazione già nelle prime bozze circolate.

Le osservazioni di Bruxelles sono state assorbite in una versione finale del testo che avrebbe dovuto ottenere il via libera definitivo entro giugno. Il passaggio si è invece protratto fino all’esame di agosto, un ritardo che le stesse organizzazioni hanno segnalato come sintomo di un percorso approvativo più incerto del previsto rispetto alla scadenza operativa fissata per la seconda metà del 2026.

Il nodo sollevato dalle associazioni riguarda in particolare l’equilibrio tra misure compensative e misure trasformative: il timore è che gran parte della dotazione finisca per assorbire l’impatto economico dell’Ets2 senza generare, allo stesso tempo, una riduzione strutturale della domanda energetica delle famiglie più esposte.

Resta aperta una discrepanza di calendario che il Piano non risolve del tutto. L’Ets2 diventerà operativo dal 2028, ma diverse misure di sostegno diretto, a partire dal Bonus Sociale Energia Plus, sono calibrate sulla stessa data.

Questo significa che l’impatto dei primi rincari legati al nuovo sistema di scambio delle emissioni e l’attivazione degli strumenti compensativi dovrebbero, in teoria, procedere in parallelo.

La tenuta di questa sincronia, più che l’entità della dotazione finanziaria, sarà il criterio con cui verificare nei prossimi mesi l’efficacia reale del Piano Sociale per il Clima.

Crediti immagine: Depositphotos

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