Parlare di sostenibilità nel settore dell’ospitalità significa oggi andare oltre l’immagine dell’hotel immerso nel verde o la scelta di qualche materiale naturale negli interni.
Hotel, ristoranti, caffetterie e nuovi spazi dell’accoglienza sono organismi complessi, utilizzati intensamente e chiamati a garantire comfort, efficienza e qualità dell’esperienza per molte ore al giorno.
È proprio questa complessità a rendere il progetto uno degli strumenti più importanti per ridurne l’impatto ambientale. La sostenibilità, infatti, non arriva alla fine del processo come un requisito da aggiungere.
Comincia molto prima: dalla distribuzione degli ambienti, dalla scelta dei materiali e degli impianti, dall’uso della luce naturale, dal controllo termico e acustico, dalla durata degli arredi e persino dalla facilità con cui uno spazio potrà essere mantenuto, trasformato o aggiornato nel tempo.
Progettare prima di consumare meno
Una struttura ricettiva consuma energia, acqua e materiali continuamente. Per questo l’efficienza non può essere affidata esclusivamente alla tecnologia.
La qualità dell’involucro edilizio, l’orientamento degli ambienti, la protezione dall’irraggiamento solare, l’illuminazione naturale e una corretta organizzazione dei flussi possono incidere sul funzionamento dell’edificio prima ancora dell’introduzione di sistemi impiantistici evoluti.
Lo stesso vale negli interni. Un layout studiato correttamente permette di semplificare i percorsi del personale, evitare spazi poco utilizzati, organizzare meglio le funzioni e ridurre interventi correttivi successivi.
In un ristorante questo significa mettere in relazione sala, cucina e aree di servizio; in un hotel significa progettare camere, reception, lounge, percorsi e zone operative come parti di un unico sistema.
È una visione della hospitality sostenibile nella quale prestazioni ambientali e qualità del progetto procedono insieme.
Materiali: non basta che siano “naturali”
Uno dei temi più evidenti riguarda i materiali. Legno, pietra, tessuti, superfici, rivestimenti e arredi costruiscono l’identità di un luogo, ma in una struttura hospitality sono sottoposti a un livello di utilizzo molto diverso rispetto a quello domestico.
Per questo una scelta responsabile non può fermarsi all’origine del materiale. Occorre considerarne provenienza, processo produttivo, durata, manutenzione, possibilità di riparazione o sostituzione e comportamento durante l’intero ciclo di vita.
Un materiale che si deteriora rapidamente e deve essere sostituito frequentemente può rivelarsi una scelta meno sostenibile di una soluzione inizialmente più impegnativa ma progettata per durare.
Lo stesso principio riguarda gli arredi: modularità, componenti sostituibili e possibilità di rigenerazione possono allungarne considerevolmente la vita utile.
La sostenibilità diventa così anche una questione di tempo. Progettare bene significa limitare la necessità di rifare.
Il comfort ambientale è parte della sostenibilità
C’è poi un aspetto meno visibile, ma decisivo per chi utilizza gli spazi: il comfort.
Temperatura, qualità dell’aria, luce, acustica e percezione dei materiali influenzano direttamente il modo in cui un ambiente viene vissuto. Un ristorante nel quale è difficile conversare, una camera esposta a rumori continui o una hall illuminata male possono essere formalmente riusciti, ma non offrire una buona esperienza.
Il tema è particolarmente importante nell’hospitality perché lo spazio deve rispondere contemporaneamente a esigenze differenti. Deve essere piacevole per l’ospite, funzionale per chi lavora, coerente con il posizionamento della struttura e gestibile nel tempo.
L’acustica, per esempio, non è un dettaglio da correggere a progetto terminato. Materiali fonoassorbenti, distribuzione dei tavoli, superfici e geometria degli ambienti possono essere studiati fin dall’inizio.
Lo stesso vale per il comfort termico e per la luce: naturale durante il giorno, artificiale quando serve, ma sempre calibrata sulle attività e sulle diverse ore di utilizzo.
Efficienza significa anche gestione
Uno spazio sostenibile deve continuare a funzionare bene una volta aperto.
Qui il progetto incontra la gestione. Sistemi di controllo dell’illuminazione e della climatizzazione, riduzione degli sprechi idrici, monitoraggio dei consumi e manutenzione programmata consentono alle strutture di intervenire sulle risorse effettivamente utilizzate.
Ma anche la scelta delle soluzioni apparentemente più semplici può fare la differenza: componenti facilmente accessibili per la manutenzione, superfici adeguate all’intensità d’uso, elementi sostituibili senza demolizioni invasive, arredi adattabili a configurazioni differenti.
L’obiettivo non è accumulare tecnologia, ma usare quella necessaria dove può realmente migliorare le prestazioni dell’edificio e la gestione quotidiana.
Dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità progettata
Per il settore dell’ospitalità questa evoluzione comporta anche un cambiamento culturale. La crescente attenzione alle questioni ambientali ha moltiplicato dichiarazioni, certificazioni e strategie di comunicazione, ma il progetto rimane il luogo nel quale molte di queste promesse devono diventare concrete.
Per un progettista significa saper leggere contemporaneamente esigenze ambientali, funzionali, economiche e percettive. Materiali, impianti, comfort e comportamento degli utenti non possono più essere affrontati come capitoli separati.
È una trasformazione che riguarda anche la formazione delle nuove figure professionali. Nel Master in Ho.Re.Ca. Design di Nad – Nuova Accademia del Design, per esempio, sostenibilità, product e material design, comfort ambientale, luce e acustica vengono affrontati insieme alla progettazione di hotel, ristoranti, caffetterie e altri luoghi dell’accoglienza.
Perché il futuro dell’ospitalità sostenibile non dipenderà soltanto dalla quantità di risorse che riusciremo a risparmiare, ma dalla capacità di progettare luoghi migliori utilizzandole in modo più consapevole.





