L’ultima puntata del viaggio estivo di GreenPlanner ha come scenario il Parco dello Stelvio, tra grandi ritorni e citizen science
Dalle foreste di conifere alle praterie alpine, fino agli ambienti glaciali, il Parco Nazionale dello Stelvio – tra Lombardia e Trentino Alto Adige – ospita comunità biologiche uniche, modellate dalle condizioni climatiche delle Alpi.
Questa ricca biodiversità è oggetto di studi e ricerche, condotte anche, come vedremo in questo articolo, grazie all’aiuto di semplici appassionati.
Dai boschi alle cime innevate
La flora dello Stelvio riflette le differenti altitudini del territorio. Nei boschi dominano abete rosso, larice e cembro, mentre salendo di quota la vegetazione lascia spazio agli arbusteti, alle praterie alpine, ai ghiaioni e agli ambienti nivali.
Tra le specie caratteristiche di questi ambienti estremi c’è il ranuncolo dei ghiacciai, Ranunculus glacialis, capace di sopravvivere a quote eccezionali e osservabile fino a 4.275 metri.
Un’altra specie tipica è la soldanella, che può fiorire già durante il disgelo, sfruttando il breve periodo in cui il terreno torna disponibile dopo la copertura nevosa.
Le ricerche botaniche più recenti hanno documentato oltre 650 specie, attraverso campagne di monitoraggio della biodiversità vegetale, individuando anche varietà molto rare come Trientalis europaea, Cypripedium calceolus e Carex norvegica.
Cervi, lupi e grandi rapaci
La componente animale è altrettanto diversificata. Cervo, camoscio e stambecco sono tra i mammiferi più rappresentativi degli ambienti alpini, mentre il cielo del Parco è territorio di alcuni dei più importanti rapaci delle Alpi.
L’aquila reale, per esempio, mantiene nello Stelvio una delle popolazioni più consistenti dell’arco alpino e viene monitorata da anni per studiarne presenza, distribuzione, comportamento e successo riproduttivo.
Ancora più particolare è la storia del gipeto, Gypaetus barbatus. Scomparso dalle Alpi all’inizio del Novecento a causa della persecuzione umana, oggi nidifica nel parco grazie a un programma internazionale di reintroduzione.
Anche il ritorno del lupo è oggetto di ricerche importanti. Il Parco infatti ha avviato dal 2019, insieme all’Università di Siena e alla Fondazione Edmund Mach, uno studio sui rapporti tra questo predatore e le sue prede.
Sintomi e segnali del cambiamento climatico
Molte energie sono dedicate anche alle ricerche sulle popolazioni di marmotte. Stimare la consistenza di questi gruppi non è semplice, sia per il comportamento dell’animale sia per le caratteristiche dell’ambiente montano.
Oggi il Parco mette a confronto diversi metodi di censimento e, soprattutto, analizza la risposta della specie al cambiamento climatico. Il clima è del resto uno dei fili conduttori di tutta l’attività scientifica del Parco.
Di recente, il progetto CrioHab, sviluppato per monitorare e tutelare la criosfera e gli habitat alpini, ha analizzato gli effetti del ritiro dei ghiacciai, della degradazione del permafrost e della riduzione della copertura nevosa sulla vegetazione e sugli ecosistemi collegati.
Tra gli ambienti più vulnerabili ci sono le aree proglaciali, le praterie alpine, le vallette nivali e le torbiere di alta quota.
Se la ricerca coinvolge anche i visitatori
A questo lavoro scientifico si affiancano le attività di citizen science, nelle quali l’osservazione dei cittadini può diventare una fonte complementare di informazioni.
Il Parco ha inserito da tempo iniziative di questo tipo nella propria offerta, con esperienze come i Bioblitz, pensate per coinvolgere il pubblico nella ricerca e nella conoscenza della biodiversità.
L’obiettivo non è sostituire il monitoraggio scientifico, ma ampliare la capacità di osservazione sul territorio e avvicinare le persone ai metodi con cui viene studiato un ecosistema.
Una sezione specifica del sito del Parco invita i visitatori a riportare gli avvistamenti di varie specie, per esempio di chirotteri e cervi volanti.
Il coinvolgimento del pubblico passa anche dalle attività didattiche e dalle iniziative del Giardino Botanico Alpino Rezia. Escursioni botaniche, laboratori e percorsi dedicati alla biodiversità permettono di osservare direttamente specie e habitat.
Il Parco propone inoltre attività specifiche per le scuole, con percorsi sulla flora, sulla fauna e sulle strategie di conservazione.
Questa dimensione partecipativa assume un valore particolare in un territorio dove molti cambiamenti possono sfuggire anche ai team scientifici impegnati nel Parco.
Coinvolgendo i visitatori, anche una fioritura anticipata, la presenza di una specie a una quota insolita o l’avvistamento di un animale possono diventare dati utili, se vengono raccolti secondo criteri condivisi e inseriti in un quadro di osservazioni più ampio.

Aree protette e parchi nazionali








