Fino a pochi anni fa la presenza degli insetti pungenti sembrava seguire un calendario relativamente prevedibile: zanzare e zecche aumentavano con l’arrivo della stagione calda, raggiungevano il picco nei mesi estivi e tendevano a ridursi con il progressivo abbassamento delle temperature
Oggi, a causa della crisi climatica che sta sconvolgendo i ritmi naturali a cui eravamo abituati, lo schema di un calendario prevedibile e confinato degli insetti vettori appare sempre meno affidabile.
Il cambiamento climatico non crea dal nulla nuovi vettori, ma modifica le condizioni ambientali che ne regolano sopravvivenza, riproduzione, distribuzione geografica e attività stagionale.
È una distinzione importante, perché sposta il problema dal semplice fastidio estivo alla gestione di un rischio sanitario. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione di diversi vettori nell’area europea: le zecche sono state osservate a latitudini e altitudini maggiori, mentre la zanzara tigre (Aedes albopictus) ha ampliato il proprio areale.
Un calendario biologico sempre meno prevedibile
Gli insetti vettori sono organismi strettamente dipendenti dalle condizioni ambientali. Temperatura, umidità, disponibilità d’acqua e caratteristiche degli habitat determinano la velocità con cui completano il ciclo biologico e, nel caso delle zanzare, anche la capacità dei patogeni di replicarsi all’interno dell’insetto.
L’aumento delle temperature può quindi agire su più livelli contemporaneamente. Inverni più miti riducono le condizioni sfavorevoli per alcune popolazioni; stagioni calde più lunghe ampliano la finestra temporale di attività; precipitazioni irregolari, alternate a periodi caldi, possono creare nuovi siti di riproduzione.
Il risultato non è semplicemente più insetti, ma una diversa dinamica ecologica.
L’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato nel giugno 2026 un ulteriore elemento: nella fascia compresa tra 23 e 32°C, a ogni grado di temperatura in più corrisponde mediamente un incremento superiore al 20% della trasmissibilità di alcune arbovirosi, tra cui dengue, chikungunya e West Nile, per effetto combinato sulla biologia delle zanzare e sulla replicazione virale.
Anche per le zecche il legame con il clima è diretto, pur con dinamiche differenti da quelle delle zanzare. L’attività è influenzata soprattutto da temperatura e umidità e può variare localmente in relazione alle condizioni climatiche. L’Iss segnala inoltre che i cambiamenti climatici possono modificare il periodo di attività di questi artropodi.
Il problema non è soltanto la puntura
La puntura, in sé, rappresenta generalmente un problema limitato. La rilevanza sanitaria degli insetti vettori deriva dalla loro capacità di trasferire agenti patogeni da un ospite all’altro.
Nel caso delle zanzare, tra le patologie di maggiore interesse in Europa figurano l’infezione da virus West Nile, dengue e chikungunya.
Lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) rileva una crescente frequenza di trasmissione locale di alcune arbovirosi in aree europee dove sono ormai stabilmente presenti le specie di zanzara in grado di trasmetterle.
Il fenomeno è particolarmente significativo per l’Italia, dove la sorveglianza epidemiologica sta già documentando la presenza di diversi virus trasmessi da zanzare. Al 31 maggio 2026, per esempio, il sistema nazionale coordinato dall’Iss aveva registrato 155 casi confermati di dengue, tutti associati a viaggi all’estero, oltre a 13 casi di chikungunya e tre di Zika, anch’essi di importazione.
Diverso è il quadro del West Nile virus, che può essere trasmesso localmente. A luglio 2026 l’OMS segnalava una crescita dei casi in alcune aree europee e, per l’Italia, 21 casi confermati distribuiti in 17 aree al 15 luglio.
Le zecche rappresentano invece vettori di patogeni responsabili, tra le altre, della borreliosi di Lyme e dell’encefalite da zecca. Il rischio non riguarda soltanto boschi e aree montane: le zecche possono essere presenti in prati, giardini, parchi e altre aree caratterizzate da vegetazione erbacea o arbustiva.
Anche la città diventa un ecosistema favorevole
Uno degli aspetti meno intuitivi del fenomeno riguarda l’ambiente urbano. La città non costituisce una barriera naturale alla diffusione dei vettori; in determinate condizioni può addirittura offrire habitat particolarmente favorevoli.
La zanzara tigre, per esempio, sfrutta piccole raccolte d’acqua presenti in contenitori, tombini, sottovasi, sistemi di drenaggio e altri manufatti. Non serve quindi una grande superficie d’acqua per sostenere una popolazione: la frammentazione degli habitat urbani può diventare parte del problema.
A questo si aggiunge l’effetto dell’isola di calore urbana. Le superfici artificiali e la maggiore concentrazione di calore possono contribuire a mantenere condizioni termiche differenti rispetto alle aree rurali circostanti, mentre giardini privati, parchi e infrastrutture verdi introducono microhabitat che possono essere colonizzati dai vettori.
Il risultato è una trasformazione del concetto stesso di stagione a rischio. Non si tratta più soltanto di stabilire quando comincia e quando finisce la stagione delle zanzare, ma di osservare come cambiano localmente le condizioni ecologiche e la circolazione dei patogeni.
Per questo l’Ecdc, nell’agosto 2026, ha richiamato la necessità di mantenere nel tempo sistemi strutturati di sorveglianza e controllo delle zanzare Culex e delle specie invasive Aedes. L’agenzia europea sottolinea che in Europa le stagioni di trasmissione delle malattie trasmesse dalle zanzare stanno diventando più lunghe e intense.
Prevenzione: dalla protezione individuale alla gestione ambientale
In questo scenario la prevenzione efficace non può essere affidata esclusivamente ai repellenti o alla disinfestazione occasionale. È necessario un approccio multilivello, nel quale comportamenti individuali, gestione degli spazi e sorveglianza sanitaria siano complementari.
Sul piano individuale, nelle aree e nei periodi a rischio è opportuno ridurre l’esposizione alle punture attraverso abbigliamento che copra adeguatamente la pelle e l’impiego corretto di repellenti autorizzati.
Per le zecche, dopo la permanenza in aree verdi, è importante controllare accuratamente il corpo e gli indumenti e rimuovere tempestivamente eventuali zecche aderenti alla pelle. L’Oms raccomanda inoltre, nelle aree a rischio, di evitare la vegetazione alta e gli ambienti cespugliosi quando possibile.
Per le zanzare, una parte essenziale della prevenzione passa invece dall’eliminazione dei ristagni d’acqua nei contesti domestici e condominiali. La gestione dei potenziali focolai larvali è più razionale di una risposta esclusivamente insetticida e dovrebbe coinvolgere anche amministrazioni locali, gestori del verde, aziende e strutture pubbliche.
Infatti, pensare di usare un repellente per 9 mesi all’anno pone un serio problema di esposizione a sostanze chimiche di sintesi (come il Deet) e di impatto sugli ecosistemi idrici durante le docce.
Una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi alla chimica verde: esiste infatti un principio attivo di origine vegetale molto efficace – il Citriodiol (olio di Eucalyptus citriodora, idratato, ciclizzato) – che viene estratto dalle foglie di eucalipto e garantisce un’efficacia di grado medico (protegge anche dalle zecche), ma risulta delicato sulla pelle e rapidamente biodegradabile, perfetto per un uso quotidiano e prolungato.
C’è infine una dimensione collettiva che assume un peso crescente: sorveglianza entomologica, monitoraggio dei patogeni, sistemi di allerta precoce e integrazione dei dati climatici con quelli sanitari.
L’obiettivo non è inseguire gli insetti quando il problema è già evidente, ma anticiparne la dinamica.
Una nuova idea di stagione
La vera novità del 2026 non consiste dunque nel fatto che zanzare e zecche siano diventate improvvisamente pericolose. È cambiato il contesto nel quale interagiscono con ambiente, animali e popolazione umana.
Il riscaldamento globale agisce infatti come un moltiplicatore di condizioni favorevoli: amplia gli areali potenzialmente colonizzabili, modifica la durata dell’attività stagionale e, per alcuni patogeni, può aumentare la velocità dei processi biologici che rendono possibile la trasmissione.
A questi fattori climatici si sommano mobilità internazionale, urbanizzazione, trasformazioni del territorio e disponibilità di nuovi habitat.
L’Oms considera ormai lo spostamento dei vettori una componente riconosciuta degli impatti sanitari del cambiamento climatico. L’Ecdc, nel 2025, aveva già descritto per l’Europa stagioni di trasmissione più lunghe e intense, associate alla combinazione di temperature più elevate, estati prolungate, inverni più miti e modificazioni delle precipitazioni.
La conseguenza più importante è quindi anche culturale: la prevenzione non può più essere organizzata esclusivamente secondo un calendario. Deve diventare un sistema permanente di osservazione e gestione del rischio, capace di adattarsi alle condizioni climatiche ed ecologiche locali.
Zanzare e zecche: due vettori, rischi differenti
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Zanzare |
Zecche |
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| Principali habitat | Aree urbane e periurbane, giardini, parchi, ristagni d’acqua, zone umide | Prati, boschi, aree cespugliose, vegetazione bassa, parchi e giardini |
| Come entrano in contatto con l’uomo | Attraverso la puntura, durante la ricerca del pasto di sangue | Attraverso il contatto con la vegetazione o con animali infestati; la zecca aderisce alla pelle |
| Patogeni di interesse | Virus West Nile, dengue, chikungunya, Zika e altri arbovirus | Borrelia spp. (borreliosi di Lyme), virus dell’encefalite da zecca e altri patogeni |
| Effetto delle temperature | Temperature più elevate possono accelerare sviluppo, attività e, per alcuni virus, replicazione nel vettore | Temperature e umidità influenzano attività, sopravvivenza e distribuzione |
| Fattore climatico rilevante | Stagioni calde più lunghe, inverni miti e modificazioni delle precipitazioni | Inverni più miti e condizioni favorevoli possono ampliare periodo e areale di attività |
| Rischio urbano | Elevato per alcune specie, in particolare Aedes albopictus, che sfrutta piccoli ristagni d’acqua | Possibile in parchi, giardini e aree verdi, soprattutto dove sono presenti vegetazione e ospiti animali |
| Prevenzione principale | Eliminazione dei ristagni d’acqua, protezione dagli insetti, gestione dei focolai larvali | Abbigliamento protettivo, controllo del corpo dopo attività all’aperto, rimozione tempestiva delle zecche |
| Livello di prevenzione | Individuale + ambientale + sorveglianza entomologica | Individuale + gestione degli habitat + sorveglianza epidemiologica |










