Varie associazioni ambientaliste – Lac, Lav, Legambiente Marche, Lipu, Lndc Animal Protection, Wwf Italia – esprimono profonda preoccupazione per la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto l’appello delle associazioni venatorie sul calendario di caccia delle Marche, ribaltando la decisione del Tar
Con la sentenza n. 6600 del 24 agosto 2026 (Sezione Sesta), il Consiglio di Stato ha accolto l’appello promosso da Federazione Italiana della Caccia e Federcaccia Marche, ribaltando la sentenza di primo grado del Tar Marche sul calendario venatorio regionale 2025/2026 e certificando che animalisti e ambientalisti avevano torto sulla data di chiusura della caccia a turdidi e beccaccia, fissata dalla giunta regionale al 31 gennaio.
Il Tar Marche, infatti, aveva accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste, imponendo l’anticipazione della chiusura al 10 gennaio 2026. Contro quella decisione hanno fatto appello Federazione Italiana della Caccia e Federcaccia Marche, con la Regione Marche costituita a sostegno del proprio calendario.
Il Consiglio di Stato ha fissato alcuni principi destinati a valere oltre il caso specifico:
- la caccia è autorizzata dalla legge e non dal singolo calendario venatorio stagionale: in caso di sospensione cautelare del calendario da parte di un Tar, l’attività venatoria prosegue entro i limiti della stagione precedente
- il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha la stessa valenza scientifica e consultiva del parere del Comitato Tecnico-Faunistico Venatorio Nazionale, quindi le Regioni non sono tenute a conformarsi rigorosamente alle indicazioni dell’Ispra se motivano adeguatamente scelte diverse
- il calendario venatorio può essere annullato solo in presenza di scelte regionali palesemente illogiche o arbitrarie, non quando siano semplicemente opinabili, e l’onere di provare eventuali macroscopiche illogicità ricade sui ricorrenti
La scienza messa all’angolo, i contenziosi con l’Ue ignorati, la tutela della fauna ostaggio della politica
Lac, Lav, Legambiente Marche, Lipu, Lndc Animal Protection, Wwf Italia esprimono profonda preoccupazione per la sentenza del Consiglio di Stato e motivano la loro protesta con questa lettera aperta, che riceviamo e pubblichiamo.
“Questa decisione rappresenta molto più di una controversia su un calendario venatorio. La sentenza certifica gli effetti delle recenti modifiche legislative che hanno progressivamente indebolito il ruolo dell’Ispra, l’organo scientifico pubblico di riferimento per la tutela della fauna selvatica anche nei contenziosi europei, attribuendo pari rilievo al parere del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale.
Il risultato è un cambiamento profondo: le valutazioni scientifiche non costituiscono più il principale riferimento per le decisioni pubbliche sulla fauna, ma diventano una delle possibili opzioni, tra cui la politica può scegliere.
Allo stesso tempo, diventa più difficile per i cittadini e per le associazioni ambientaliste ottenere tutela in sede giudiziaria contro decisioni che si discostano dalle indicazioni della scienza.
Secondo il Consiglio di Stato non sarebbe la Regione a doversi conformare rigorosamente ai pareri scientifici per estendere la caccia, ma spetterebbe ai cittadini e alle associazioni dimostrare l’irragionevolezza dell’amministrazione. Questo approccio sovverte il principio di precauzione europeo, subordinando la tutela della fauna agli interessi venatori.
Ancora più preoccupante è il contesto in cui questa sentenza si inserisce, ovvero la situazione in sede europea per cui l’Italia è sotto accusa anche per le sistematiche violazioni dei pareri dell’Ispra.
La ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale era stata portata proprio dal Consiglio di Stato all’attenzione della Corte costituzionale per la violazione di 13 articoli della Costituzione.
Prima che la Consulta potesse pronunciarsi, il Governo è intervenuto con una modifica legislativa inserita nel decreto-legge sulla pubblica amministrazione n. 144 del 7 agosto 2026, confermando ancora una volta come le questioni venatorie siano considerate una priorità politica assoluta.
Sono quattro anni ormai che il Governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene sottopongono la normativa sulla tutela della fauna ad una costante azione di demolizione e le conseguenze sono evidenti.
Siamo di fronte a un processo che rischia di alterare l’equilibrio tra scienza, interesse generale e decisione politica. Consideriamo questa sentenza molto pericolosa. I giudici non fanno altro che applicare le leggi che però sono sempre più figlie di logiche fondate sul consenso di singole categorie e su interessi particolari. Con la Pdl 2984, già Ddl Caccia, il rischio è affossare definitivamente questo settore“.
Anche in Toscana si contesta la stagione venatoria
L’Organizzazione Internazionale Protezione Animali ha depositato, insieme a Federazione Nazionale Pro Natura e Leal, un ricorso d’urgenza al Tar della Toscana per chiedere l’annullamento e la sospensione immediata delle delibere della Giunta regionale che regolano la stagione venatoria 2026-2027.
Le associazioni contestano la preapertura e i piani di abbattimento di storno, piccione, tortora dal collare e cervi. Inoltre, viene contestata l’autorizzazione alla caccia di selezione di daini e cervi a partire da metà agosto, in contrasto con i pareri scientifici vincolanti dell’Ispra.
Oipa e le altre associazioni hanno quindi chiesto al Tar la sospensione dell’efficacia dei provvedimenti prima delle giornate di preapertura del 2 e 6 settembre.
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