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La crisi climatica cambia le vacanze: il meteo entra nel prezzo dell’hotel

crisi climatica e turismo
Immagine da Depositphotos

Una ricerca dell’Università di Bologna misura l’effetto sui prezzi, ma apre una questione ben più ampia: con l’aumento delle temperature le nostre vacanze potrebbero spostarsi verso altre stagioni e altre destinazioni. E la tradizionale alta stagione mediterranea potrebbe non essere più quella di luglio e agosto

Quanto costa una giornata di pioggia? Per chi va in vacanza può significare una giornata di mare persa. Per un albergo, invece, può valere fino al 10% del prezzo di una camera.

A misurare economicamente il meteo è uno studio pubblicato su Tourism Economics da ricercatori e docenti dell’Università di Bologna – Anastasia Arabadzhyan, Paolo Figini e Laura Vici – che hanno analizzato i prezzi pubblicati quotidianamente da 1.300 alberghi in sette destinazioni del Mediterraneo, sei italiane e una francese, tra maggio e ottobre.

La ricerca è interessante soprattutto perché permette di intravedere qualcosa che va oltre il semplice rapporto tra previsioni meteorologiche e listini alberghieri. Diventa così chiaro che già gli operatori modificano i prezzi quando cambia il tempo previsto per i giorni successivi. Ben consci che la crisi climatica potrebbe incidere sempre più

Se piove, la camera costa meno

I ricercatori hanno preso in considerazione Milano e Venezia come città d’arte e cinque destinazioni costiere: Riccione, il litorale veneziano, la Sardegna nordorientale, la Sicilia sudorientale e la Corsica meridionale.

Il risultato mostra quanto sia sensibile al meteo soprattutto il turismo balneare. Tra maggio e giugno, una previsione di pioggia può determinare nelle località di mare una diminuzione media delle tariffe del 10,4%. Un grado in più nelle temperature previste produce invece un aumento medio del 2,8%.

In luglio e agosto la reazione si attenua: il maltempo porta a una riduzione media del 7,8%, mentre un grado in più vale circa il 2,2% sul prezzo. A settembre e ottobre succede qualcosa di ancora più interessante: la pioggia pesa molto meno, con una riduzione media dell’1,1%, mentre una temperatura superiore di un grado può far crescere le tariffe del 3,1%.

Il motivo è anche economico. Fuori dall’altissima stagione il turista è più libero di cambiare programmi, rimandare una partenza o scegliere un’altra destinazione. In pieno agosto, invece, ferie, prenotazioni anticipate e organizzazione familiare rendono la domanda meno elastica.

Lo studio conferma infatti che le previsioni meteorologiche incidono maggiormente sulle strategie di prezzo delle destinazioni balneari e soprattutto fuori dal picco della stagione estiva.

Ma quando il caldo diventa troppo?

Finora, dunque, più caldo significa generalmente prezzi più alti nelle località balneari. Ma non possiamo automaticamente proiettare questa relazione nel futuro. Ed è qui che entra in gioco la crisi climatica.

Come ha sottolineato Laura Vici, dell’Università di Bologna, l’aumento eccessivo delle temperature potrebbe modificare il comportamento dei turisti. Oltre una certa soglia, infatti, il caldo smette di essere un vantaggio competitivo.

Una giornata soleggiata da 28 o 30°C può rendere desiderabile una destinazione balneare; una sequenza di giornate caratterizzate da temperature estreme e notti molto calde può produrre l’effetto opposto.

Il turismo mediterraneo potrebbe quindi trovarsi davanti a un paradosso: la risorsa climatica sulla quale ha costruito una parte consistente del proprio successo rischia, almeno nei mesi più caldi, di trasformarsi progressivamente in un fattore di vulnerabilità.

Non è soltanto un’ipotesi. Le analisi del Joint Research Centre della Commissione europea indicano un chiaro possibile spostamento della domanda turistica europea da sud verso nord con l’aumentare del riscaldamento globale.

Le regioni costiere risultano tra le più esposte e gli scenari mostrano contemporaneamente una riduzione relativa della domanda estiva e una crescita nelle stagioni intermedie e invernali.

Negli scenari climatici più caldi, le regioni costiere dell’Europa meridionale potrebbero perdere quasi il 10% della domanda turistica estiva rispetto alla situazione attuale.

Tra i Paesi nei quali si concentrerebbero le perdite maggiori compare anche l’Italia, insieme a Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro.

Addio vacanze d’agosto?

Probabilmente no. Ma potremmo assistere a una progressiva perdita di centralità del tradizionale agosto mediterraneo.

La crisi climatica potrebbe produrre una sorta di destagionalizzazione forzata del turismo. Primavera e autunno diventerebbero più appetibili, mentre luglio e agosto potrebbero risultare meno attraenti nelle destinazioni caratterizzate dalle temperature più elevate.

Le simulazioni europee sono indicative: nello scenario di riscaldamento di 4°C, aprile potrebbe registrare l’incremento maggiore della domanda turistica europea, pari all’8,89%, mentre luglio sarebbe il mese maggiormente penalizzato, con una diminuzione del 5,72%.

Per l’Italia non sarebbe necessariamente soltanto una cattiva notizia. Una stagione turistica più lunga potrebbe distribuire i visitatori su un numero maggiore di mesi, alleggerendo la pressione estiva su spiagge, città d’arte, infrastrutture, consumi idrici e produzione di rifiuti.

Ma richiederebbe un cambiamento profondo nell’organizzazione dell’offerta: periodi di apertura degli alberghi, contratti di lavoro stagionali, trasporti, servizi pubblici e calendario delle attività turistiche.

Anche la geografia delle vacanze potrebbe cambiare. Le destinazioni montane, lacustri, rurali e dell’Europa settentrionale potrebbero guadagnare attrattività proprio nei periodi in cui alcune aree mediterranee diventano climaticamente meno confortevoli.

La pioggia può diventare persino un vantaggio

Lo studio dell’Università di Bologna mostra inoltre quanto sia sbagliato parlare genericamente di “bel tempo”.

Nelle città d’arte la relazione tra meteo e prezzo è molto meno evidente e, durante luglio e agosto, può addirittura invertirsi. Una previsione di pioggia durante un periodo particolarmente caldo può rendere più gradevole una giornata dedicata a musei, mostre e attività culturali. E le tariffe alberghiere possono reagire aumentando invece di diminuire.

È un dettaglio importante perché dimostra che non esiste un unico impatto climatico sul turismo. Mare, montagna, città d’arte e turismo naturalistico reagiscono diversamente. E persino all’interno della stessa destinazione il valore economico di una determinata condizione meteorologica cambia a seconda del mese.

A Venezia, per esempio, un altro studio a cui ha partecipato Paolo Figini, ha analizzato perfino l’effetto degli allarmi di acqua alta sui prezzi alberghieri, mostrando quanto informazioni meteorologiche ed eventi estremi possano entrare direttamente nelle dinamiche del revenue management turistico.

Assicuriamo la vacanza?

C’è infine un’altra conseguenza interessante. Se aumenta l’incertezza meteorologica, potrebbe cambiare anche il prodotto turistico che acquistiamo.

Figini e Vici suggeriscono la possibilità di integrare nella prenotazione una forma di assicurazione contro condizioni meteorologiche sfavorevoli: il cliente paga la vacanza, ma ottiene un rimborso parziale qualora si verifichino determinate condizioni di maltempo.

Il principio potrebbe progressivamente estendersi. Non più soltanto assicurazioni contro cancellazioni, malattie o problemi di viaggio, ma prodotti costruiti intorno al rischio climatico: precipitazioni eccezionali, caldo estremo o altri eventi capaci di compromettere l’esperienza acquistata.

Per gli alberghi, intanto, le previsioni meteorologiche diventano un’altra variabile del dynamic pricing, accanto a domanda, disponibilità delle camere, eventi, festività e anticipo della prenotazione.

Ed è forse questo il risultato più interessante della ricerca: il cambiamento climatico sta entrando nei listini, prima ancora di aver trasformato completamente le nostre abitudini.

Oggi una previsione di pioggia può togliere il 10% al prezzo di una camera. Domani il problema potrebbe essere diverso: capire quanto vale una destinazione quando agosto è diventato troppo caldo e ottobre, invece, offre ancora temperature da vacanza.

A quel punto non sarà più soltanto il prezzo della pioggia a interessarci. Dovremo calcolare il prezzo economico di un’intera geografia turistica che cambia.

Crediti immagine: Depositphotos

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