Nel TgAmbiente del 4 settembre: dal ritorno del nucleare alla prevenzione delle calamità, passando per i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria e la riscoperta dei paesaggi preistorici dell’Alto Adriatico. Quattro temi che intrecciano energia, ambiente, salute e ricerca scientifica
Il dibattito energetico italiano guarda al nucleare come possibile componente del futuro mix nazionale, accanto alle fonti rinnovabili. Il Governo prevede per settembre l’approdo in Senato della Legge delega e, entro la fine dell’anno, la predisposizione dei decreti attuativi. L’obiettivo è contribuire alla sicurezza energetica e alla capacità di risposta alla domanda futura.
Sul fronte della gestione del rischio climatico, il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha evidenziato il peso economico degli eventi calamitosi: negli ultimi cinquant’anni lo Stato avrebbe destinato 135 miliardi di euro alla ricostruzione, sottolineando la necessità di spostare risorse e attenzione verso la prevenzione.
La qualità dell’aria è invece al centro dell’appello di 17 società scientifiche e associazioni mediche, che chiedono il recepimento senza rinvii della nuova direttiva europea 2024/2881. Il provvedimento introduce limiti più rigorosi per gli inquinanti atmosferici e avvicina gli standard europei alle indicazioni dell’OMS.
Infine, uno studio dell’Università di Southampton e dell’Ogs di Trieste ricostruisce gli antichi paesaggi costieri dell’Alto Adriatico, oggi sommersi, offrendo nuove informazioni sugli ambienti frequentati dalle comunità preistoriche tra il 9.000 e il 4.000 a.C.
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Le notizie del #TgAmbiente 4 settembre 2026
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Nucleare: a settembre la Legge Delega arriva in Senato
Il Governo punta a includere il nucleare nel futuro mix energetico italiano, affiancandolo allo sviluppo delle fonti rinnovabili, tra cui idroelettrico, geotermico, fotovoltaico ed eolico. L’obiettivo indicato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin è utilizzare tecnologie nucleari di terza generazione avanzata o, in prospettiva, di quarta generazione.
Secondo il ministro, il disegno di legge delega dovrebbe essere licenziato dal Senato entro la metà di settembre 2026. Entro la fine dell’anno il Governo prevede quindi di presentare i decreti attuativi, avviando la fase operativa, che dovrà comprendere anche il confronto con le Regioni.
Il tema viene inserito nella prospettiva della sicurezza energetica e della capacità di soddisfare la domanda dei prossimi decenni. In questo scenario, disponibilità dell’energia e competitività dei prezzi vengono considerate fattori strategici per il sistema economico nazionale.
Il costo delle calamità climatiche è stato di 135 milioni di euro in 50 anni
Negli ultimi cinquant’anni lo Stato italiano ha destinato complessivamente 135 miliardi di euro alla ricostruzione successiva a eventi calamitosi. Il dato è stato richiamato dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci per sottolineare la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione del rischio.
Secondo il ministro, una quota significativa delle risorse impiegate dopo le emergenze avrebbe potuto essere destinata alla prevenzione, riducendo l’impatto economico e sociale degli eventi estremi. La difficoltà consiste anche nel rendere percepibile il valore di interventi che producono benefici nel lungo periodo e sono spesso meno visibili rispetto alle opere realizzate dopo una calamità.
Tra le strategie indicate rientra anche l’educazione al rischio. Il Ministero della Protezione civile e quello dell’Istruzione hanno predisposto un protocollo per introdurre già nella scuola primaria una maggiore consapevolezza sui comportamenti da adottare in caso di emergenza. L’obiettivo è trasformare la prevenzione in una componente strutturale della formazione.
Qualità dell’aria, la comunità scientifica e medica contro il rinvio della Direttiva Ue
Diciassette società scientifiche e associazioni mediche italiane hanno chiesto al Governo di recepire nei tempi previsti la direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, evitando il ricorso alle possibilità di deroga.
La direttiva dovrà essere recepita entro l’11 dicembre 2026 e introduce valori limite più stringenti per i principali inquinanti atmosferici. Gli standard europei vengono così avvicinati alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’obiettivo di rafforzare la tutela della salute pubblica.
Le organizzazioni firmatarie considerano il provvedimento uno strumento fondamentale di prevenzione, considerando l’inquinamento atmosferico uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute in Europa. Secondo i dati richiamati nell’appello, alle esposizioni all’inquinamento atmosferico sono attribuibili oltre 300.000 decessi ogni anno nel continente e circa 70.000 in Italia.
Uno studio riscopre reperti preistorici sulle coste e nelle acque dell’Alto Adriatico
Le acque dell’Alto Adriatico conservano la traccia di paesaggi costieri che, migliaia di anni fa, erano frequentati dalle comunità preistoriche. Uno studio condotto dall’Università di Southampton e dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste ha ricostruito l’evoluzione di questi ambienti tra il 9.000 e il 4.000 a.C.
L’innalzamento progressivo del livello del mare ha sommerso pianure, zone umide, lagune e altri sistemi costieri che offrivano risorse e condizioni favorevoli alle comunità del Mesolitico e del Neolitico.
La ricerca permette di ricostruire la trasformazione di questi paesaggi nel corso della preistoria e di comprendere meglio il rapporto tra cambiamenti ambientali e presenza umana.
Gli ambienti oggi sommersi costituiscono quindi una sorta di archivio naturale, utile per studiare sia l’evoluzione del territorio sia le strategie adottate dalle popolazioni che lo abitavano.











