Gli SoS Ambassador sono ponte tra un ateneo, quello dell’Università degli Studi di Bari, e il territorio con una linea guida importante: lo sviluppo della Sostenibilità fatta di scienza e tecnica. Il perimetro è quello sorto in seno al Progetto Sos (Sustainability On Stage) ora rifinanziato dal Mur per altri tre anni
L’appello a diventare SoS Ambassador parte da Bari attraverso il Dbba (Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università Aldo Moro) che nella prima edizione del Sustainability On Stage (SoS) ha coinvolti più di 1.000 studenti under 19 e oltre 200 tra giovani ricercatori, dottorandi e neolaureati arrivando a centinaia di famiglie attraverso gli eventi finali e i contenuti multimediali prodotti.
Ora siamo alle soglie della seconda release del progetto ponte tra ricerca, sviluppo e azione in campo. Proprio quello che ci si aspetta che facciano gli SoS Ambassador. Ce ne parla Isabella Pisano, professore associato in Chimica e Biotecnologia delle Fermentazioni, che è madrina del progetto.
Il vostro dipartimento rappresenta un’eccellenza formativa: quali sono i target e i focus che avete sviluppato a oggi?
Il Dbba – Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università di Bari – nasce nel 2022 dalla fusione tra il Dipartimento di Biologia e quello di Bioscienze, Biotecnologie e Biofarmaceutica con l’obiettivo di tenere insieme ricerca di base e applicata, con particolare punto di forza le biotecnologie e la sostenibilità.
I nostri corsi di laurea e i dottorati di ricerca formano professionisti capaci di muoversi tra laboratorio, impresa e territorio.
Un esempio concreto di questo approccio è il Micro4Biotech Lab che coordino insieme al collega Gennaro Agrimi: un gruppo di oltre dieci tra ricercatori post-doc e dottorandi che lavora sulla bioeconomia circolare trasformando scarti agroindustriali – per citarne alcuni siero di latte, oli esausti, biomasse lignocellulosiche e ritagli di lavorazione del cuoio – in prodotti bio-based ad alto valore tra cui biopolimeri, biocarburanti, acidi organici, proteine microbiche.
I processi messi a punto nel laboratorio vanno da Trl 2 a Trl 5-6 cioè dal concetto alla soluzione quasi pronta per il mercato.
Vostra missione è anche quella di sviluppare progetti sul territorio: quali vale la pena di ricordare e con quali risultati?
Il legame con il territorio è per noi strutturale, non occasionale. Due esperienze recenti lo raccontano bene. La prima è il dottorato industriale che portiamo avanti insieme ad aziende pugliesi: con Tersan Puglia lavoriamo sulla valorizzazione della frazione organica dei rifiuti urbani; con Distilleria Bartin sul recupero del siero di latte (in Puglia se ne producono oltre 400.000 tonnellate l’anno) per bioetanolo e proteine microbiche; con Italian Leather Group sulla gestione sostenibile degli scarti della lavorazione del cuoio; con GreenOil sulla valorizzazione degli oli vegetali esausti.
Sono percorsi che nascono da un problema reale dell’impresa e restituiscono soluzioni, brevetti, competenze condivise. La seconda è il progetto Futuro Sostenibile – Formazione, Ispirazione e Azione finanziato dai Patti Territoriali dell’Alta Formazione per le Imprese, che ha dato vita al Sustainable factory tour: dieci visite guidate in otto giornate in cinque province tra Puglia e Basilicata – da Selectika all’Enea di Trisaia, da Acquedotto Pugliese ad Andriani – per circa cento studenti tra Uniba e Its.
Si è concluso con il Bioeconomy Day che ha riunito Confindustria Puglia, Regione Tecnopolis, Coldiretti ed Enea attorno allo stesso tavolo.
Tra questi c’è anche SoS: proviamo a riassumere i risultati più eclatanti…
Sustainability On Stage è stato il progetto che più di tutti ci ha permesso di portare sostenibilità e biotecnologie fuori dall’università dentro le scuole e le case delle famiglie.
Finanziato dal Mur con l’Università di Bari capofila, insieme a Consorzio Italbiotec e Associazione Biotecnologi Italiani, in tre anni ha coinvolto più di 1.000 studenti under 19 e oltre 200 tra giovani ricercatori, dottorandi e neolaureati arrivando a centinaia di famiglie attraverso gli eventi finali e i contenuti multimediali prodotti.
Abbiamo formato gli SoS Ambassador – ragazze e ragazzi under 19 e under 35 diventati loro stessi divulgatori – realizzato laboratori scientifici in oltre dieci scuole costruito un catalogo digitale di buone pratiche sugli SdGs e prodotto decine di video storytelling grazie anche alla collaborazione con GreenPlanner (a proposito ricordiamo il successo del convegno Pink&Green del 2024 – ndr).
E dunque i prossimi passi?
Il filo che lega queste attività è la volontà di non fermarci alla singola iniziativa ma di costruire qualcosa di stabile. Al Bioeconomy Day è nata la proposta di un tavolo tecnico permanente tra Ateneo, imprese, Regione Puglia e centri di ricerca per aggiornare il manifesto per la bioeconomia circolare firmato nel 2022 e dare continuità alla rete costruita con il Sustainable factory tour: l’obiettivo è una seconda edizione allargata ad altre filiere.
Sul fronte Micro4Biotech il prossimo passo è portare a mercato i risultati più maturi – i due brevetti 2025 e i processi già a Trl 5-6 – trovando i partner giusti per la creazione d’impresa l’incubazione e i finanziamenti allo sviluppo: è il tipo di supporto che stiamo cercando attivamente attraverso l’ufficio Trasferimento Tecnologico di Ateneo.
E su SoS la notizia più concreta è che il progetto è stato rifinanziato e ripartirà entro la fine del 2026 per altri tre anni: l’idea è rendere permanenti alcuni format nati nella prima edizione – dagli SoS Ambassador ai laboratori nelle scuole – così che la divulgazione della sostenibilità non dipenda più dalla durata di un singolo finanziamento.












