Oltre 50 tra professori e ricercatori di diverse discipline hanno firmato una lettera aperta per chiedere lo stop al progetto edilizio nell’ex colonia delle Suore Canossiane a Ca’ Roman, area costiera veneta protetta da tre siti Natura 2000, sollecitando la revisione dello Studio di Incidenza e un modello di fruizione alternativo per l’isola
Cinquanta firme non bastano a fermare un cantiere. Ma, quando a metterle in calce a una lettera aperta sono altrettanti professori e ricercatori di discipline diverse, il peso specifico del documento cambia registro.
È quanto accaduto per Ca’ Roman, lembo di costa fra la Laguna di Venezia e l’Adriatico, dove il progetto di riqualificazione dell’ex colonia delle Suore Canossiane ha già raccolto oltre 48.000 firme contrarie e portato circa 500 persone in piazza.
Gli accademici firmatari non si limitano a esprimere preoccupazione generica. Chiedono alla politica di fermare i lavori previsti e di riqualificare l’area in modo veramente sostenibile, indicando nella subordinazione della tutela paesaggistica a logiche di valorizzazione immobiliare il nodo di fondo del progetto contestato.
Un ecosistema raro lungo un litorale sempre più artificializzato
Il valore naturalistico di Ca’ Roman non è un’affermazione di parte. L‘area rientra in tre siti della rete Natura 2000, che in Italia conta 2.636 siti e copre il 19,38% della superficie terrestre nazionale, secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).
Ospita l’intera successione degli ambienti dunali – dalla spiaggia alle dune bianche e grigie fino alle formazioni più mature e boscate – e specie rare come il fratino.
Si tratta di uno degli ultimi tratti costieri italiani a mantenere questa continuità ecologica. Tra il 2006 e il 2020, secondo Ispra, oltre 1.890 chilometri di spiagge italiane hanno registrato variazioni significative della linea di riva, con 934 chilometri in arretramento: un quadro che rende ogni superstite lembo di duna intatta una risorsa sempre più scarsa, non solo dal punto di vista ecologico ma anche scientifico, vista la funzione di Ca’ Roman come osservatorio della successione costiera nel tempo.
Le critiche allo Studio di Incidenza
Il cuore tecnico della lettera riguarda lo Studio di Incidenza datato ottobre 2025, predisposto secondo la procedura di Valutazione Appropriata per i siti Natura 2000. Gli accademici lo giudicano carente su più fronti.
Il primo riguarda l’affidamento della mitigazione degli impatti su habitat fragili e avifauna a un semplice regolamento comportamentale dei futuri residenti.
Un’assunzione, sostengono i firmatari, che presuppone una sensibilità ambientale automatica in chi sceglierà di investire sull’isola – smentita dall’esperienza di altri litorali italiani di pregio destinati a fruizione turistica, dove calpestio, rifiuti, falò e animali liberi restano prassi comune nonostante i divieti.
Il secondo nodo è temporale. Lo Studio, secondo la lettera, tratta la pressione antropica soprattutto come fruizione balneare stagionale, senza considerare che un insediamento residenziale introduce presenze permanenti anche nelle fasce serali e notturne, oggi tra i momenti di maggiore tranquillità per la fauna locale.
Mancherebbe inoltre una valutazione della capacità portante dell’area rispetto all’incremento di frequentazione, così come un esame adeguato degli impatti cumulativi su scale temporali estese – non solo il picco stagionale, ma l’intero arco dell’anno.
Le alternative indicate dai firmatari
La lettera non si esaurisce nella contestazione. Gli accademici propongono una serie di scenari alternativi per l’ex colonia, costruiti attorno all’idea che la vera sostenibilità richieda equilibrio tra dimensione ambientale, sociale ed economica.
Tra le ipotesi indicate figurano il ritorno della struttura a una vocazione a basso impatto, il rafforzamento del Villaggio Marino con le sue attività di volontariato per famiglie e persone con disabilità, la creazione di un centro visite ad accessi contingentati gestito con le associazioni ambientaliste del territorio e l’insediamento di una stazione di ricerca sul campo dedicata all’ecologia lagunare, aperta a atenei come l’Università di Padova, Ca’ Foscari, lo Iuav e il Cnr.
Un modello di collaborazione istituzionale che, ricordano i firmatari, esiste già poco distante da Ca’ Roman: al casone di Valle Millecampi, dove alcuni di questi stessi atenei collaborano con gli enti locali per la gestione integrata dell’area lagunare circostante.
Non un problema di posti letto
Chioggia e Pellestrina, sottolinea la lettera, non mancano di ricettività turistica. Quello che manca a Ca’ Roman è una fruizione pianificata secondo criteri di qualità piuttosto che di volume – un’impostazione che porterebbe benefici distribuiti su tre fronti: la biodiversità dell’area, il paesaggio lagunare e lo sviluppo socio-economico del territorio fra mare e laguna.
La partita, a questo punto, si sposta sul tavolo delle amministrazioni chiamate a decidere se il valore recondito di quest’isola valga più della sua trasformazione in un nuovo insediamento residenziale.












