Il 30 settembre si chiudono le candidature ai Digital Sustainability Award 2026: sei categorie, due nuove dedicate all’intelligenza artificiale e alla sovranità digitale, premiazione a Bologna il 20 e 21 novembre
Si avvicina il termine ultimo per presentare i progetti al Digital Sustainability Award, il riconoscimento promosso dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale per imprese, startup, pubbliche amministrazioni e istituzioni educative.
La partecipazione non richiede l’adesione alla Fondazione: possono candidarsi sia i soci che i soggetti esterni, tramite il sito ufficiale del premio, dove sono pubblicati regolamento e modulistica.
Il tema non è marginale. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel rapporto Energy and Ai del 2025, i data center hanno consumato circa 415 terawattora di elettricità nel 2024, l’1,5% della domanda mondiale, con una crescita media del 12% annuo negli ultimi cinque anni.
Le proiezioni indicano che il consumo potrebbe superare i 945 terawattora entro il 2030, più del doppio, un valore paragonabile all’attuale fabbisogno elettrico del Giappone.
Le emissioni indirette legate a questi consumi, oggi attorno ai 180 milioni di tonnellate di CO2, potrebbero salire a 300 milioni entro il 2035, restando comunque sotto l’1,5% del totale delle emissioni del settore energetico.
Sono numeri che spiegano perché la sostenibilità digitale sia passata, in pochi anni, da tema di nicchia a terreno di policy.
Le sei categorie in gara
L’edizione 2026 mantiene l’impianto delle precedenti ma aggiorna il perimetro tematico. Restano tre categorie storiche: Trasformazione digitale sostenibile, per progetti che integrano criteri di sostenibilità nei processi di digitalizzazione; Misurazione della sostenibilità digitale, riservata a metodologie di valutazione conformi alla prassi Uni/PdR 147, il documento tecnico che allinea la sostenibilità digitale agli obiettivi dell’Agenda 2030; Formazione e sensibilizzazione, per le iniziative che diffondono cultura su questi temi.
Si aggiungono tre categorie nuove. Intelligenza artificiale sostenibile premia implementazioni di Ia progettate e gestite con criteri di responsabilità, un tema che intercetta direttamente le proiezioni Iea appena richiamate.
Sovranità digitale riconosce azioni che rafforzano autonomia e controllo tecnologico come leva di sostenibilità, non come slogan geopolitico. Sostenibilità della comunicazione digitale valuta invece l’impatto ambientale e sociale dei flussi comunicativi, facendo riferimento alla prassi Uni/PdR 187.
L’introduzione di queste tre categorie segue con un certo ritardo un dibattito che nel settore Ict è già maturo: la sostenibilità dell’intelligenza artificiale non si misura solo sull’addestramento dei modelli, ma sull’intero ciclo (inferenza, raffreddamento, hardware, approvvigionamento energetico).
Ridurre il tema a una singola categoria di premio rischia di semplificare una questione che, nei report tecnici, occupa capitoli interi.
Due premi per categoria, criteri di giuria ampi
Per ciascuna delle sei categorie sono previsti due riconoscimenti distinti: il premio Open, destinato a soggetti esterni alla Fondazione e il premio Foundation Member, riservato ai soci.
A questi si aggiungono menzioni speciali pensate per valorizzare progetti che, senza rientrare nei vincitori principali, mostrano elementi di particolare interesse. La valutazione spetta a una giuria di esperti provenienti da ambito accademico, istituzionale e tecnico.
I criteri dichiarati sono cinque: originalità e innovazione tecnologica, conformità ai principi della sostenibilità digitale, impatto ambientale-sociale-economico, replicabilità e scalabilità unite a trasparenza, inclusività con attenzione a giovani e territori svantaggiati.
Secondo quanto dichiarato dalla Fondazione, l’obiettivo dichiarato è fornire strumenti scientifici e normativi – le prassi Uni citate sopra ne sono un esempio concreto – capaci di tradurre l’innovazione in impatti misurabili.
Resta da vedere quanto, in fase di selezione, peserà davvero la replicabilità rispetto alla notorietà del progetto candidato: è il nodo tipico di ogni premio che vuole insieme celebrare l’eccellenza e produrre casi studio esportabili.
L’appuntamento di Bologna e il dopo-premiazione
La cerimonia di premiazione si terrà il 20 e 21 novembre a Palazzo di Varignana, nel bolognese, in occasione degli Stati Generali della Sostenibilità Digitale 2026.
Non si tratta di un evento isolato: i progetti vincitori entreranno nel Report Annuale sulla Sostenibilità Digitale, con visibilità garantita sui media partner e sui canali della Fondazione.
È questo secondo passaggio, più che la cerimonia in sé, a determinare l’utilità reale dell’iniziativa. Un premio che si esaurisce nella serata di gala produce riconoscimento, ma poco altro; un premio che alimenta un report annuale consultato da altre imprese e amministrazioni produce, nel tempo, uno standard di riferimento.
La differenza tra le due cose si misurerà nei prossimi mesi, quando si vedrà se le metodologie premiate – soprattutto quelle legate alle prassi Uni/PdR 147 e 187 – troveranno applicazione fuori dal perimetro dei candidati di quest’anno.
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