Diverse mostre fotografiche italiane mettono l’acqua al centro dello sguardo. E persino quando l’acqua sembra non essere il soggetto principale, come nella distopia plastica del Museo di Storia Naturale di Milano, è proprio negli ecosistemi acquatici che diventano più evidenti le tracce della nostra pressione sull’ambiente
C’è un filo blu che, nelle prossime settimane, attraverserà diverse mostre fotografiche italiane. È l’acqua, fotografata come risorsa naturale, paesaggio, diritto, memoria, habitat e indicatore della crisi climatica.
Un soggetto che si presta particolarmente bene alla fotografia perché consente di rendere visibile qualcosa che troppo spesso diamo per scontato: il rapporto strettissimo tra disponibilità idrica, biodiversità e vita delle comunità.
A Trieste si impara a “seminare l’acqua”
È probabilmente Planting Water, alla Sala Comunale d’Arte di Trieste fino all’8 ottobre, a esprimere meglio questo intreccio tra fotografia, scienza e adattamento climatico.
Il progetto del fotografo peruviano Musuk Nolte, vincitore della prima edizione del premio internazionale Through Southern Lenses: Science in Focus, racconta le comunità delle Ande peruviane che stanno recuperando antichi sistemi idraulici per affrontare siccità e variabilità climatica.
Durante la stagione delle piogge, nelle comunità di Cusco l’acqua viene raccolta e lasciata infiltrare nel sottosuolo perché possa tornare disponibile durante la stagione secca.
A questa antica semina dell’acqua si affianca la piantumazione del Queñual, vegetazione autoctona capace di favorire l’infiltrazione idrica nei terreni d’alta quota. Tradizione e conoscenza scientifica finiscono così nella stessa inquadratura.
Nolte, nato a Città del Messico e naturalizzato peruviano, sta sviluppando un progetto di lungo periodo sui sistemi idrici sudamericani e sulla crisi dell’acqua connessa al clima.
La mostra triestina diventa quindi qualcosa di più di un reportage: racconta che l’adattamento può passare anche dalla riscoperta di conoscenze che le comunità custodiscono da generazioni.
Milano: dall’acqua dei ghiacci a quella invasa dalla plastica
A Milano il racconto assume due forme molto diverse. All’Acquario Civico continua fino all’8 novembre Antarctica Melting Beauty. Aurora, progetto fotografico di Paola Marzotto dedicato agli ambienti glaciali e polari.
Il ghiaccio viene mostrato non semplicemente come paesaggio spettacolare, ma come acqua e archivio climatico, capace di conservare aria, polveri, materia organica e tracce dell’attività umana. La bellezza diventa così uno strumento per avvicinarsi alla fragilità degli ecosistemi glaciali.
Dal 30 settembre all’8 novembre, poco distante, il Museo di Storia Naturale propone invece L’Era Plasteozoica. Una distopia ecologica, del collettivo dominicano Pictoria Newhouse, formato da Victoria Thomen e Guadalupe Casasnovas.
Fotografie, installazioni, animali artificiali e tassonomie immaginarie costruiscono un futuro nel quale la plastica sembra avere progressivamente sostituito il vivente.
L’origine stessa del progetto porta all’acqua: una spedizione fotografica alla Laguna de los Flamencos, sull’isola dominicana di Saona. Le artiste vi trovarono l’assenza della fauna che aveva dato il nome alla laguna e la presenza di residui e detriti. Da qui una domanda volutamente disturbante: arriveremo al punto di dover fabbricare artificialmente la fauna per poterla ancora rappresentare?
A Seregno l’acqua racconta anche le disuguaglianze
Fino al 4 ottobre la Galleria Civica Ezio Mariani di Seregno ospita invece la mostra itinerante del World Water Day Photo Contest 2026. Il tema della decima edizione è Water’s Role in Gender Equality: l’acqua viene utilizzata come lente attraverso la quale osservare le disuguaglianze di genere.
Il punto è importante. Parlare di acqua significa infatti parlare non soltanto di ambiente, ma di diritti e organizzazione sociale. Il concorso comprende, oltre al tema principale, sezioni dedicate ai paesaggi d’acqua e alle Lives by water, le vite costruite intorno all’acqua; prevede inoltre un riconoscimento dedicato alla conservazione dei ghiacciai.
Le fotografie vincitrici e una selezione delle opere proseguiranno il loro viaggio in un’esposizione itinerante fino a febbraio 2027.
Novara: quando l’acqua costruisce il paesaggio
A Romentino, in provincia di Novara, fino al 4 ottobre è visitabile Architettura di Terra e di acqua. Da Leonardo a Cavour: l’acqua modella e costruisce il paesaggio.
Le fotografie di Mattia Bagnati, Filippo Foti e Luca Masoero riportano l’attenzione su un altro aspetto: l’acqua non attraversa semplicemente il territorio, ma contribuisce a costruirlo. Canali, opere idrauliche e paesaggi agricoli raccontano secoli di interazione tra risorsa naturale, ingegno umano e produzione.
E dal 3 ottobre, al Museo civico di Storia Naturale di Morbegno, arriva L’Oro Blu della Lombardia – Attimi infiniti di un mondo che scompare, realizzata dall’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani, sezione Lombardia.
Fino al 28 novembre l’obiettivo si concentra sulle acque lombarde e sugli ecosistemi che da esse dipendono: una biodiversità che la fotografia naturalistica riesce a mostrare nella sua bellezza, ma anche nella sua vulnerabilità.
A Varese, l’acqua è vita
Anche la XVIII edizione di Oktoberfoto, che anima Varese per il mese di ottobre, sceglie come filo conduttore i quattro elementi naturali: Vento, Acqua, Terra, Fuoco.
Dal 3 ottobre allo Spazio Polifunzionale Acli viene proposta, tra le altre, la mostra L’acqua è vita per noi e per gli ulivi, insieme al progetto Acque alle sorgenti della vita.
La manifestazione coinvolge associazioni fotografiche provenienti da diverse regioni italiane e trasforma così l’elemento acqua in uno dei grandi soggetti del racconto fotografico collettivo.
La fotografia, dunque, non ci mostra soltanto l’acqua. Ci obbliga a guardare ciò che accade intorno all’acqua: le comunità che imparano a conservarla, le donne sulle quali ricade maggiormente la difficoltà di accedervi, i ghiacciai che cambiano, gli ecosistemi che dipendono da essa, la plastica che invade mari e zone umide.
Forse è proprio questa la forza comune delle mostre oggi in giro per l’Italia: trasformare quella che chiamiamo genericamente crisi idrica in immagini, territori e storie. Perché l’acqua non è soltanto una risorsa da contabilizzare in metri cubi.
È un sistema di relazioni. E imparare nuovamente a guardarla può essere il primo passo per imparare a proteggerla.












