Il 49,4% degli italiani considera la pressione un parametro da controllare, ma solo il 33% la misura davvero. Tra gli over 65, dove l’ipertensione riguarda circa il 60% delle persone, il divario pesa di più: diari cartacei, poca regolarità e fiducia ancora limitata nei sensori senza bracciale
Per il 55,1% degli italiani chi ha la pressione alta se ne accorge sempre dai disturbi fisici. La convinzione è sbagliata e lo confermano i medici: secondo l’Italian Heart Behavior Survey, realizzata da AstraRicerche per Huawei nel settembre 2026, per oltre la metà dei 200 medici di medicina generale e cardiologi intervistati almeno 4 pazienti su 10 sono ipertesi senza saperlo.
Il mito è più radicato al Sud, dove arriva al 65%, e orienta le abitudini. Il 28,2% si misura la pressione solo quando sta male (35,8% delle donne, 20,8% degli uomini), il 16,8% quando avverte palpitazioni. Tra chi non si controlla mai, quasi 6 su 10 (59,3%) cita il sentirsi bene, una dimenticanza o la mancanza di tempo, limite che pesa soprattutto sugli over 60.
Sei over 65 su dieci con la pressione alta, secondo l’Istituto superiore di sanità
La sorveglianza Passi d’Argento (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia, versione dedicata agli ultra 65enni), coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss), ha stimato nel 2012-13 una prevalenza di ipertensione riferita del 60,0%, su 24.129 interviste.
La quota passa dal 56,2% dei 65-74enni al 63,7% degli over 75 e va dal 53,4% dell’Emilia-Romagna al 68,9% della Calabria. Tra le donne è del 62,4%, tra gli uomini del 56,7%.
Il dato ha più di dieci anni e si fonda su quanto dichiarato dagli intervistati: chi non sa di essere iperteso non rientra nel conteggio, quindi la cifra è con ogni probabilità una sottostima. Il peso demografico, invece, è attuale. Secondo l’Istituto nazionale di statistica (Istat), i cittadini con almeno 65 anni sono circa un quarto della popolazione residente.
Le rilevazioni Iss sul biennio 2022-23 indicano che il 59% degli ultra 65enni convive con almeno una patologia cronica e il 28% riferisce una cardiopatia. Nel 2023-24 il 18% ha rinunciato ad almeno una visita o a un esame diagnostico necessario nei dodici mesi precedenti, mentre il 14% vive in isolamento, senza contatti settimanali né per telefono né di persona. Sono numeri che disegnano una platea per cui il controllo regolare della pressione non è scontato.
Diari di carta, memoria e poco tempo: dove si perde il dato
Il monitoraggio domiciliare è consigliato da oltre la metà dei medici, ma il valore misurato a casa arriva raramente in studio. Secondo l’indagine AstraRicerche, condotta su 1.011 cittadini tra i 30 e i 75 anni, più della metà di chi si controlla non annota nulla. Il 26,6% usa ancora un diario cartaceo e tra i più maturi la quota supera il 30%.
I medici chiedono altro. L’88% ritiene necessario valutare l’andamento dei valori nel tempo, l’86,5% giudica utile ricevere un report strutturato. Un foglio compilato a mano, con date saltate e valori arrotondati, difficilmente regge il confronto.
Le società scientifiche europee spingono nella stessa direzione. Le linee guida 2023 della European Society of Hypertension (Esh) collocano il monitoraggio domiciliare o quello ambulatoriale nelle 24 ore prima della diagnosi di ipertensione, perché restituiscono le oscillazioni della vita quotidiana e non l’istantanea di una visita.
Il bracciale convince più del sensore: il nodo della validazione
L’interesse per il polso è alto. L’80,6% del campione vede nello smartwatch un alleato per la salute e la pressione arteriosa è il primo parametro che gli italiani vorrebbero monitorare al polso, a pari merito con la frequenza cardiaca. L’interesse cresce con l’età e tocca il 63% tra i 60-75enni.
La fiducia, però, segue un’altra strada. Il 75,7% considera affidabile la misura con bracciale o sistema gonfiabile, il 31,9% quella con sensori ottici senza gonfiaggio. Anche tra i medici prevale la preferenza per le tecnologie con gonfiaggio.
L’atteggiamento prudente coincide con quello degli specialisti. Le linee guida Esh 2023 sconsigliano i dispositivi senza bracciale (cuffless), per la dipendenza da tecnologie predittive non ancora pienamente validate, l’assenza di protocolli standard di verifica e la necessità di calibrazioni periodiche con strumenti a bracciale. Per la misura domiciliare chiedono apparecchi clinicamente validati.
Reportistica, alert e dato notturno: le richieste di medici e pazienti
L’indagine indica tre priorità. La prima è la visualizzazione automatica dell’andamento nel tempo, richiesta dal 57,5% dei medici e da quasi il 40% dei pazienti.
La seconda è la segnalazione di valori anomali: la considerano prioritaria il 49,0% dei medici e il 46,1% dei pazienti. La terza riguarda la notte. Il monitoraggio durante il sonno è ritenuto molto utile dal 43,5% dei medici, e il 36,6% degli intervistati vorrebbe una misurazione automatica anche in quel periodo, che il controllo tradizionale non copre.
Nel 2023 l’Esh ha pubblicato anche le raccomandazioni per validare i dispositivi cuffless intermittenti, con procedure distinte per tipologia di apparecchio. Su quel terreno, più che sulla domanda degli utenti, si deciderà quanto il dato raccolto al polso potrà entrare nelle scelte cliniche sulle persone anziane.
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