Nella lotta agli incendi boschivi è fondamentale capire prima dove il rischio cresce e dare queste informazioni a chi può intervenire: un bando di finanziamento per le imprese innovative che aiutano ad arrivare prima del fuoco
C’è tempo fino al 1° dicembre 2026 per partecipare a Wildfires – Wildfire Preparedness (qui tutte le informazioni), il bando della European Space Agency dedicato alle soluzioni tecnologiche per la prevenzione e la gestione del rischio incendi.
Possono candidarsi le pmi che sviluppano prodotti e servizi basati anche su dati e tecnologie spaziali: dall’osservazione della Terra all’intelligenza artificiale, dalla sensoristica al monitoraggio del territorio.
Il sostegno può coprire fino all’80% dei costi, senza cessione di quote societarie. Un algoritmo che individua le aree più vulnerabili, una rete di sensori che monitora un bosco, una piattaforma che incrocia dati satellitari e informazioni ambientali.
La tecnologia per prevenire gli incendi può arrivare da settori molto diversi da quello dell’antincendio. È proprio questo l’ambito che il bando Esa vuole esplorare: non soltanto come intervenire quando le fiamme sono già divampate, ma come conoscere prima il rischio, prepararsi e ridurre la vulnerabilità dei territori.
Il bando riguarda infatti la Wildfire Preparedness, con particolare attenzione alla valutazione del rischio, alla gestione del materiale combustibile e alle misure di prevenzione e adattamento.
La tecnologia può arrivare prima del fuoco
Per un’impresa, la porta d’ingresso può essere una tecnologia già sviluppata e da applicare a un nuovo problema. Chi lavora con l’analisi dei dati può sviluppare strumenti per individuare le aree più esposte al rischio.
Chi utilizza immagini satellitari può contribuire al monitoraggio della vegetazione e del territorio. Chi sviluppa sistemi di sensoristica può progettare soluzioni capaci di acquisire dati direttamente sul campo, nelle aree forestali.
E intelligenza artificiale, piattaforme digitali e tecnologie geospaziali possono aiutare a trasformare una grande quantità di dati in informazioni utili per chi deve gestire il territorio.
La condizione è che la componente spaziale abbia un ruolo concreto nella soluzione. L’Esa indica, tra le possibilità, l’osservazione della Terra, il posizionamento satellitare e le comunicazioni satellitari.
Non serve quindi produrre un sistema per spegnere le fiamme. La sfida è un’altra: capire prima dove il rischio cresce e mettere queste informazioni a disposizione di chi può intervenire.
La prevenzione passa dai dati
Un incendio non nasce nel momento in cui compare la prima fiamma. Prima ci sono condizioni ambientali favorevoli, caratteristiche della vegetazione, presenza di materiale combustibile e specifiche vulnerabilità del territorio.
Riconoscere e monitorare questi fattori significa poter intervenire prima che il rischio si trasformi in emergenza. È qui che possono incontrarsi osservazione della Terra, sensori e strumenti digitali.
I dati satellitari permettono di monitorare territori estesi e di individuare nel tempo i cambiamenti della vegetazione e delle condizioni del suolo; i dati raccolti sul campo aggiungono informazioni puntuali e locali; gli strumenti di analisi possono integrare queste fonti e trasformarle in mappe, indicatori e sistemi di supporto alle decisioni.
Il passaggio fondamentale è quindi quello dai dati alla capacità di anticipare il rischio e di capire dove e come intervenire. Per le imprese, questa prospettiva rappresenta anche un’opportunità di innovazione.
L’Esa prevede un finanziamento senza cessione di equity, fino all’80% in funzione dello status dell’impresa e previa approvazione dello Stato membro. Al sostegno economico si affiancano accompagnamento tecnico e commerciale, accesso alla rete di partner e la possibilità di sviluppare e validare la propria soluzione in un nuovo ambito applicativo.
L’opportunità può essere particolarmente interessante per un’impresa che dispone già di una tecnologia, ma deve ancora validarla nel settore della gestione del rischio incendi. Un progetto pilota può infatti rappresentare il passaggio da una tecnologia esistente a una soluzione concreta e, successivamente, a un nuovo servizio o mercato.
La tecnologia, però, da sola non basta. Le proposte devono partire da un bisogno concreto del cliente, dimostrare un potenziale di mercato e presentare un percorso tecnico credibile verso una soluzione applicabile.
È proprio l’incontro tra tecnologia e necessità reali a determinare il valore del progetto. La soluzione, inoltre, non deve necessariamente essere nata per gli incendi. Un software geospaziale, un sistema di analisi delle immagini, una piattaforma per la gestione dei dati o una tecnologia IoT possono trovare nel monitoraggio e nella prevenzione degli incendi un nuovo campo di applicazione.
La domanda da porsi, quindi, è semplice: la mia tecnologia può aiutare a conoscere meglio il territorio, ridurre il rischio o rendere più efficace una decisione?
Se la risposta è sì, vale la pena approfondire l’opportunità. La prevenzione degli incendi non è soltanto una questione di emergenza. È anche una questione di conoscenza del territorio, capacità di leggere i dati e possibilità di anticipare il rischio.
Ed è proprio in questo spazio, tra dati, tecnologia e bisogni concreti, che le imprese possono contribuire a costruire nuovi strumenti per la prevenzione.
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