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Oggi piove, “governo ladro”, ma il problema è riuscire a conservare tutta quest’acqua

pioggia intensa
Immagine da Depositphotos

Giovedì 8 ottobre l’Italia è attraversata da una perturbazione molto intensa, con accumuli che, localmente, potrebbero superare i 100 millimetri in poche ore. Una quantità enorme di acqua che arriva proprio mentre gli scenari climatici ci dicono che in futuro ne avremo sempre più bisogno. Il paradosso è questo: non basta che piova. Occorre che l’acqua cada nei tempi giusti e, soprattutto, che il territorio sia capace di trattenerla

Di acqua oggi ne arriverà molta. Forse, in alcune aree, decisamente troppa e troppo velocemente. Secondo le previsioni di Lorenzo Pasqualini e Luca Lombroso per Meteored Italia per giovedì 8 ottobre la giornata sarà percorsa da una perturbazione che attraverserà la Penisola.

Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta saranno interessati già dalle prime ore, poi il maltempo si estenderà al resto del Nord e soprattutto al versante tirrenico. Liguria, Toscana, Lazio e Campania sono indicate fra le regioni maggiormente esposte.

Il modello europeo Ecmwf prospetta localmente la possibilità di oltre 100 millimetri di pioggia in poche ore. Per capire l’ordine di grandezza, 100 mm significano 100 litri d’acqua per ogni metro quadrato di superficie.

Su un ettaro diventano un milione di litri. Ma non è necessariamente l’acqua di cui abbiamo bisogno.

Il paradosso italiano: tanta pioggia e poca acqua disponibile

È proprio qui che le previsioni meteorologiche di questi giorni incrociano un problema molto più ampio. I primi risultati del progetto It-Water, coordinato da Fondazione Cima con Agenzia ItaliaMeteo e Fadeout Software, indicano infatti che da qui al 2070 la risorsa idrica proveniente dalla neve potrebbe diminuire in tutta Italia, fino al 50% e oltre sotto i 2.000 metri.

Un dato particolarmente significativo perché proprio la neve accumulata tra 1.500 e 2.000 metri alimenta gran parte della fusione primaverile, nel momento in cui comincia la stagione irrigua.

Anche i ghiacciai – come più volte sottolineato da questa testata giornalistica – stanno perdendo la loro funzione di grande riserva naturale. In Valle d’Aosta, per esempio, gli scenari al 2070 indicano un dimezzamento della risorsa idrica glaciale persino nell’ipotesi compatibile con l’Accordo di Parigi; risultati analoghi o peggiori riguardano le altre regioni glacializzate del Nord.

Significa che il problema italiano non può più essere letto semplicemente attraverso la domanda: quanto pioverà? Dobbiamo chiederci come pioverà, quando pioverà e quanta di quell’acqua riusciremo effettivamente a conservare e utilizzare.

Se 100 millimetri cadono in poche ore

Una precipitazione molto intensa non compensa automaticamente una stagione siccitosa. Al contrario, quando grandi quantità d’acqua raggiungono rapidamente terreni impermeabilizzati, suoli molto asciutti o bacini incapaci di assorbirle, una quota importante scorre velocemente in superficie.

Aumentano così ruscellamento, allagamenti, piene improvvise ed erosione, mentre diminuisce l’opportunità di infiltrazione e ricarica delle riserve sotterranee.

È il rovescio della medaglia di un ciclo idrologico sempre più irregolare: possiamo passare dalla scarsità all’eccesso senza che il secondo risolva necessariamente la prima.

It-Water ricorda che nel Nord Italia le crisi idriche del 2022, 2023 e nuovamente del 2026 hanno già prodotto conseguenze molto concrete: risalita del cuneo salino, difficoltà per l’irrigazione, restrizioni all’uso dell’acqua e crescenti tensioni nell’allocazione della risorsa tra esigenze ecosistemiche, civili, agricole e industriali.

Con la progressiva riduzione delle riserve glaciali e nivali, condizioni di questo genere sono destinate a diventare più frequenti e intense.

Dobbiamo imparare a gestire l’acqua quando c’è

Ecco allora perché la pioggia di giovedì contiene due notizie apparentemente contraddittorie. Abbiamo bisogno di acqua, ma non abbiamo bisogno di nubifragi.

Abbiamo bisogno di precipitazioni distribuite nel tempo, di neve capace di accumularsi in montagna, di suoli permeabili, falde che possano ricaricarsi, zone umide, fiumi con spazio sufficiente, città capaci di assorbire una parte della pioggia e infrastrutture che permettano, dove possibile e ambientalmente sostenibile, di accumulare la risorsa nei periodi abbondanti per utilizzarla nei periodi siccitosi.

È significativo che It-Water non si limiti a prevedere le precipitazioni future: studia quanta acqua resterà immagazzinata nella neve, come cambieranno fusione glaciale, evapotraspirazione e umidità dei suoli e quanta acqua sarà disponibile nei principali corsi d’acqua italiani.

Crediti immagine: Depositphotos

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