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Grano, il prezzo giusto non è il più basso: la campagna di NaturaSì per sostenere gli agricoltori

campagna naturasì

NaturaSì aumenta di 20 centesimi al chilo il prezzo del pane e versa l’intero importo alle aziende agricole che coltivano il grano. La campagna sposta il confronto dal prezzo più basso al valore di una filiera, in un Paese che copre con la propria produzione il 36% del fabbisogno di grano tenero

Per chi mangia un etto di pane al giorno sono due centesimi. Per un’azienda che coltiva grano biologico, stando ai calcoli presentati da NaturaSì, sono il 60% in più sul prezzo di vendita: da 33 a 53 centesimi al chilo. La campagna 20 centesimi oggi per avere pane anche domani sta quasi tutta in questo scarto di scala.

L’insegna di prodotti biologici ha deciso di alzare di 20 centesimi al chilo il prezzo del pane. Il ricavato, precisa l’azienda, viene versato per intero ai produttori: un contributo diretto, che non resta alla distribuzione. La mossa va controcorrente.

La grande distribuzione usa il ribasso come leva promozionale, con offerte del tipo tre per due o dieci per nove, mentre NaturaSì chiede ai clienti di pagare di più.

Il presidente, Fabio Brescacin, ha descritto il ruolo del distributore come una tensione quasi dolorosa: pagare meglio l’agricoltore senza far ricadere il conto sul cliente. Il salto, ha aggiunto, non è semplice da compiere nemmeno sul piano personale.

La tesi di fondo è che il prezzo basso non dice nulla sulla qualità di ciò che si compra. Non dice chi ha lavorato la terra né a che condizioni, e un campo lasciato incolto non compare su nessuna etichetta.

partecipanti tavola rotonda naturasì

Grano tenero: l’Italia ne produce poco più di un terzo

I numeri spiegano l’urgenza. Secondo l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), nel 2023 la produzione nazionale ha coperto il 36% del fabbisogno di grano tenero, la varietà usata per pane e prodotti da forno, e il 56% di quello di grano duro, destinato alla pasta. Il resto arriva dall’estero.

Sul fronte delle aziende, il 7° censimento generale dell’agricoltura dell’Istat ha contato 1.133.023 realtà attive a ottobre 2020, quasi 488mila in meno rispetto al 2010. Dal 1982 il numero di aziende è sceso del 63,7%, mentre la superficie agricola utilizzata ha perso il 21,5% e si attesta intorno ai 12,5 milioni di ettari.

La terra cala molto meno di chi la coltiva. Resta il campo, cambia chi lo lavora e in quanti.

Durante la presentazione è stata richiamata anche un’incongruenza: nel Mezzogiorno, ricorda Brescacin, restano estese superfici non coltivate mentre si importa gran parte del grano. Alla raccolta estiva, continua il presidente, il grano è stato pagato 22 centesimi al chilo se convenzionale e 33 se biologico, con il gasolio agricolo in forte rialzo.

Prezzo leggibile e filiera: cosa si compra insieme al pane

NaturaSì lavora sul tema da almeno un anno. La precedente campagna sul giusto prezzo, centrata sugli ortaggi, aveva reso pubblica la composizione del prezzo di vendita.

Chi acquista un prodotto, ha spiegato Brescacin, paga anche servizi che a scaffale non si vedono, come la cura di siepi e campi svolta dall’agricoltore. Mostrare questa costruzione ha richiesto, a suo dire, una dose di coraggio, perché di solito i prezzi restano opachi.

Il meccanismo del pane applica la stessa logica. L’azienda dichiara di riconoscere già ai produttori di grano un prezzo superiore alle quotazioni di borsa, tra i 7 e i 15 centesimi al chilo nelle parole del presidente, e di aggiungere ora i 20 del contributo.

Con il pane a circa 7 euro al chilo, come indicato da NaturaSì, l’aumento vale il 2,9%. Per chi consuma un etto al giorno significa poco più di 7 euro in un anno.

Brescacin indica come obiettivo un euro al chilo di grano: sotto quella soglia, ha detto in sostanza, il futuro resta in bilico per tutta la filiera. Con i 20 centesimi si supera quota 50. Ne restano 47 da recuperare.

Una misura dichiaratamente parziale e il nodo del ricambio generazionale

NaturaSì non la presenta come una soluzione definitiva. Il documento di lancio parla di un passo concreto e di un invito alla consapevolezza, e Brescacin ha osservato che il problema è troppo complesso perché qualcuno possa risolverlo da solo: la responsabilità riguarda consumatori, distributori e agricoltori insieme.

La somma dei contributi raccolti dai punti vendita NaturaSì nell’ambito della campagna sarà rendicontata ogni tre mesi sulla base dei volumi di pane effettivamente venduto, quali risultanti dai dati registrati dalla Centrale di NaturaSì.

Qualora la somma raccolta, unitamente a quanto NaturaSì già corrisponde in più agli agricoltori, non consentisse il raggiungimento dell’obiettivo perseguito (0,20€ in più per ogni chilo di grano venduto nel corso del 2026 rispetto al listino della Borsa di Bologna al 27 agosto 2026) NaturaSì coprirà la differenza.

Qualora, invece, l’obiettivo venisse superato l’eccedenza verrà distribuita tra aziende agricole biodinamiche ad organismo chiuso facenti comunque parte della filiera in proporzione ai volumi di grano venduti nel corso del 2026.

Entro il 15 novembre 2027 il totale sarà suddiviso ed erogato agli agricoltori in proporzione ai chilogrammi di grano venduti a NaturaSì nel corso del 2026.

C’è poi un’ultima questione: chi coltiverà i campi di grano in futuro? Nel 2020, secondo Istat, le aziende con capo azienda fino a 40 anni erano il 9,3% del totale, contro l’11,5% del 2010. Quelle giovani si orientano più delle altre al biologico: il 14,5% contro il 5,8% delle aziende guidate da persone più anziane, stando ai dati del censimento.

Il secondo messaggio della campagna – oltre a quello del giusto prezzo – è allora lavorare per favorire l’aumento dell’attrattività del lavoro agricolo biologico per gli under 41.

La verifica arriverà alla prossima semina. Si vedrà allora se i 20 centesimi bastano a tenere in campo le aziende che, secondo Brescacin, erano sul punto di lasciare la terra senza seme e se altre insegne sceglieranno di rendere leggibile il proprio prezzo.

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