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Amianto, le buone pratiche di Casale Monferrato diventano un protocollo nazionale

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Immagine da Depositphotos

Il Comune di Casale Monferrato e lo Sportello Amianto Nazionale hanno siglato un Protocollo d’Intesa triennale, approvato dalla Giunta con la delibera n. 353 del 27 agosto 2026. L’obiettivo: mettere a disposizione di altre amministrazioni le procedure maturate nel programma di bonifica del Sito di Interesse Nazionale

Il Comune di Casale Monferrato guida la bonifica di un territorio che conta 48 Comuni. Lo Sportello Amianto Nazionale dichiara di collaborare con più di 4.000 amministrazioni. Il Protocollo d’Intesa serve a far arrivare l’esperienza della prima scala alla seconda.

La deliberazione n. 353, votata all’unanimità dalla Giunta comunale, fissa una durata di tre anni dalla ratifica formale delle parti. Il rinnovo è previsto secondo quanto stabilito nel testo dell’intesa, che si fonda su reciprocità istituzionale, autonomia organizzativa e assenza di finalità lucrative.

Casale non sarà soltanto destinataria dei servizi informativi dello Sportello. Su un calendario concordato il Comune partecipa a convegni, incontri e tavoli tecnici promossi dall’ente, e lo stesso vale in senso inverso per le iniziative comunali.

Al centro ci sono le procedure messe a punto durante il programma di bonifica del Sito di Interesse Nazionale (Sin).

Il perimetro del Sin: da dove arrivano le procedure

Il Sin di Casale Monferrato è stato perimetrato con decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2000. Secondo la documentazione della Regione Piemonte comprende 48 Comuni, di cui 45 in provincia di Alessandria, 2 in quella di Vercelli e 1 in quella di Asti, su quasi 74 mila ettari.

Il progetto di bonifica porta la data del 29 novembre 2004, ed è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente di concerto con i ministeri delle Attività produttive e della Salute.

La Regione Piemonte lo indica come il primo progetto di bonifica di un Sin autorizzato in Italia. Il Comune è soggetto attuatore degli interventi, nel quadro di un accordo di programma firmato nel 2006 con Ministero, Regione e Provincia di Alessandria.

Stando alla ricostruzione che accompagna l’intesa, dal 1998 nell’area sono stati avviati interventi su immobili e aree pubbliche e private. A questi si sono affiancati strumenti di coordinamento e servizi alla popolazione: il Centro Informazione Amianto e lo Sportello Unico Amianto, con cui il Comune ha organizzato il rapporto con i cittadini e la gestione delle pratiche di bonifica.

I numeri del mesotelioma: perché le procedure servono ancora

L’ottavo rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), pubblicato dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inaill), ha censito 37.003 casi diagnosticati tra il 1993 e il 2021. Sono più di 1.200 l’anno in media e il 68,9% presenta un’esposizione di origine professionale.

Nello stesso rapporto l’Inail segnala uno spostamento. La quota di casi riconducibili a cantieristica navale e manutenzione dei rotabili ferroviari scende dal 13,7% del periodo 1993-2000 al 6% del 2017-2021, mentre cresce quella di chi si è esposto in contesti poco noti. Il rischio si sta allontanando dai luoghi in cui ci si aspetta di trovarlo.

La latenza fa il resto. Il ReNaM indica un intervallo di circa quarant’anni tra l’esposizione e la comparsa della malattia, e gli effetti della legge 257 del 1992, che ha vietato l’amianto in Italia, si leggono quindi nei registri ancora oggi.

Le amministrazioni locali devono continuare a dotarsi di procedure per i materiali già presenti sul territorio.

Dalla storia di Casale ai Comuni senza strumenti

Secondo il presidente dello Sportello, Fabrizio Protti, il Protocollo con Casale si distingue dagli accordi ordinari. Il motivo, spiega, non è soltanto il rispetto dovuto alla storia della città e alle vittime. Pesa anche una ragione tecnica: negli anni il Comune ha sviluppato procedure, protocolli e capacità operative tra le più significative d’Italia.

Lo scopo indicato da Protti è portare quell’esperienza oltre i confini del Monferrato, nei limiti in cui è concretamente replicabile. I destinatari sono le amministrazioni che hanno bisogno di modelli già sperimentati, così che ogni Comune non debba ripartire da zero.

Il presidente descrive la rete dello Sportello come un sistema di integrazione delle competenze. Ricerca, normazione tecnica, certificazione ed esperienze operative delle pubbliche amministrazioni dialogano e si mettono a disposizione delle istituzioni, senza distinzioni politiche. Chi viene ammesso alla rete, sostiene, può studiare e confrontare le pratiche migliori.

Le revoche delle affiliazioni e i prossimi passi

Il passaggio più netto riguarda i Comuni che non fanno la propria parte. Protti riferisce che lo Sportello ha dovuto più volte revocare le affiliazioni a sindaci che, nonostante l’assistenza ricevuta, non adempivano agli obblighi di legge sulla gestione del rischio amianto. Lo definisce un dato spiacevole da constatare.

Sempre secondo il presidente, alcuni Comuni continuano a usare il tema come pretesto politico, a 34 anni dalla legge e con 5.000 morti l’anno per patologie asbesto-correlate, stima che attribuisce a sé. Il conteggio del ReNaM, limitato ai mesoteliomi, ha un perimetro diverso.

A suo giudizio, la serietà richiesta dal tema dovrebbe valere per rispetto verso chi ha sofferto e per tutelare le giovani generazioni.

Con la ratifica formale prenderanno il via i tre anni di collaborazione. Il primo calendario di convegni e tavoli tecnici dirà quali procedure di Casale arriveranno per prime nel confronto nazionale, e quanto potranno adattarsi ai Comuni che non dispongono di un programma strutturato come quello del Sin.

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