Home Eco Lifestyle Dagli scarti alla fibra di lusso: l’intelligenza artificiale progetta Renoa

Dagli scarti alla fibra di lusso: l’intelligenza artificiale progetta Renoa

renoa
Immagine di Everbloom

Renoa è la prima fibra rigenerata da scarti tessili ricchi di proteine e da piume, sviluppata dal laboratorio newyorkese Everbloom con la piattaforma di intelligenza artificiale Braid.Ai. Approvata dalla Federal Trade Commission statunitense

Dal 2002, anno dell’acido polilattico (Pla), la Federal Trade Commission statunitense non approvava una nuova classificazione di fibra per l’abbigliamento. Ora ha concesso a Renoa una categoria propria, con un nome generico che prima non esisteva.

Per il mercato il passaggio ha un effetto pratico: i prodotti che contengono Renoa possono essere etichettati e venduti negli Stati Uniti. Nella domanda presentata all’Ftc, consultabile sul sito dell’agenzia, Everbloom sostiene che la fibra non si riconduce a nessuna delle denominazioni generiche già elencate nella normativa federale.

Non è cellulosica e questo la colloca fuori da un’intera famiglia di fibre rigenerate. Dietro c’è il laboratorio di Everbloom a Midtown Manhattan, dove la ricerca va avanti da otto anni. Secondo l’azienda, Renoa è la prima fibra al mondo rigenerata da scarti tessili ad alta composizione proteica e piume.

Il punto di partenza: scarti ricchi di cheratina

La materia prima nasce da un problema di scala. L’Agenzia europea dell’ambiente stima che nel 2020 l’Unione europea abbia generato 6,95 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, circa 16 chilogrammi a persona.

Di questi, 4,4 kg a persona sono stati raccolti separatamente per riuso e riciclo, mentre 11,6 kg sono finiti nei rifiuti urbani indifferenziati. L’82% del totale era post-consumo.

Everbloom lavora su una frazione precisa di quel flusso: i materiali ricchi di proteine. Sono capi in lana o cashmere dismessi e sottoprodotti agricoli naturali, tra cui il piumino. Il filo comune è la cheratina, la proteina strutturale di queste fibre.

Il percorso comincia con selezione e pulizia. Il materiale passa poi in una tecnologia brevettata di riciclo e stiro, e ne escono pellet pensati per i processi produttivi delle fibre man made, cioè le fibre manufatte.

Braid.Ai: prevedere il comportamento dei flussi prima della lavorazione

Il nodo tecnico, secondo Everbloom, è la variabilità: gli scarti ricchi di cheratina non hanno una composizione costante. Ottenere una fibra uniforme da input così diversi è stato a lungo uno dei limiti dell’intero settore.

Qui entra Braid.Ai, la piattaforma proprietaria dell’azienda. Combina modellazione predittiva e ingegneria delle proteine termoplastiche per ottimizzare la trasformazione dei materiali ricchi di cheratina in fibre ad alte prestazioni.

Il suo compito è rendere uniformi i flussi: prevede come si comporterà ciascun flusso proteico durante la produzione e fornisce i parametri prima che la lavorazione cominci, in modo da armonizzare ingresso e uscita.

Quelle informazioni servono a purificare gli scarti, riportandoli alla forma proteica più pura. Con un’ingegneria avanzata, le proteine vengono poi migliorate nella struttura e trasformate in fibre compatibili con filatura e tessitura.

Per l’azienda è anche la prima fibra sviluppata con una piattaforma di intelligenza artificiale proprietaria.

Sul piano delle prestazioni, Everbloom descrive una fibra assimilabile al cashmere per morbidezza, resistente, facile da tingere e scalabile a livello industriale. Può essere usata in miscela con cashmere e lana. I tessuti, destinati alla fascia del lusso, sono presentati come durevoli e di facile manutenzione.

Acqua ed emissioni: i numeri dichiarati e i termini di confronto

Le valutazioni ambientali sono attribuite a Boundless Impact Research & Analytics, indicata come soggetto indipendente. Secondo quanto riferito da Everbloom, Renoa richiede oltre il 99% di acqua in meno della seta, il 50% in meno del cashmere e il 30% in meno della lana.

Sul clima, la fibra genera fino al 92% di emissioni di gas serra in meno rispetto a poliestere, seta, cashmere e lana riciclati. Il “fino al” indica il caso più favorevole e il comunicato non specifica per quale confronto valga.

Le percentuali sono relative: mancano i valori assoluti di litri e chilogrammi di CO2 equivalente, così come il perimetro dell’analisi, per esempio quali fasi del ciclo di vita siano incluse.

Un ulteriore effetto, sempre secondo l’azienda, riguarda l’origine della materia: trasformare rifiuti esistenti riduce la dipendenza da pascoli e allevamento, con benefici per ecosistemi fragili e per l’impatto delle fibre di lusso convenzionali.

Il riconoscimento statunitense non vale automaticamente altrove e sul mercato europeo la denominazione delle fibre segue regole proprie. La prova decisiva è la scala industriale: con quali quantità, a quali costi e con quali numeri ambientali verificabili Renoa arriverà nei tessuti di lusso.

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Aurora MagniAurora Magni: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | Linkedin
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