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A Pavia si ripara: sabato 17 ottobre il Repair Day Festival entra all’università

repair café - riparazione oggetti
Immagine da Depositphotos

L’Università di Pavia ospita il Repair Day Festival: talk, postazioni di riparazione aperte alla cittadinanza, workshop di saldatura e di cucito. Lo organizzano Repair Café Pavia e l’Office for Sustainable Actions (Osa) dell’ateneo, per il decimo International Repair Day

Su 371 oggetti portati al Repair Café Pavia dal 2015, 249 sono tornati a funzionare: due su tre, il 67% per la precisione. Il conto lo tiene il gruppo stesso, che sabato porta la propria attività dentro l’università.

Il Repair Day Festival si svolge in occasione della decima edizione dell’International Repair Day, giornata internazionale nata per mettere in rete le comunità che si oppongono alla logica dell’usa e getta.

Secondo gli organizzatori, nel 2025 gli eventi collegati sono stati oltre 3.500 e anche quest’anno ne sono attesi migliaia in diversi Paesi.

Il programma dei talk: dal kintsugi al diritto europeo alla riparazione

Gli incontri si tengono in Aula Disegno a partire dalle 10:45. Apre Alessandro Greco, prorettore al Patrimonio architettonico e culturale con delega alla Sostenibilità. Alle 11:00 l’artista Battista Medetti tratta la rottura come fonte di bellezza, alle 11:30 la sindaca di Borgarello, Alberta Samuele, racconta il Repair Café del suo Comune e le ricadute sulla comunità. Alle 12:00 Mike Kavanagh, fondatore di Repair Café Pavia, e Federico Dagostin, tra gli organizzatori, fanno il punto su attività e prospettive.

Nel pomeriggio il discorso si sposta sulle politiche europee. Alle 14:00 Francesca Ferrari, dell’Università dell’Insubria e già esperta italiana per proprietà intellettuale e tutela dei consumatori presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, approfondisce la direttiva Right to Repair e le sue applicazioni nazionali.

Seguono Nando Perucci, con l’esperienza del Centro del Riuso Ri-diamo di Travacò Siccomario, e Sergio Almerares dello Street Team iFixit Eu, sul diritto alla riparazione nell’Unione.

Alle 15:30 Danilo Boni, di Zero Waste Italia, illustra il Bonus Riparazioni di Capannori. Alle 16:15 Paolo Colucci, presidente di Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta Pavia, collega meccanica e mobilità urbana. Alle 16:45 Sara Savian, designer di moda e tecnologia di WeMake, parla di moda circolare tra progetto e recupero. Le conclusioni, alle 17:15, tornano a Kavanagh e Dagostin.

Nel Cortile Sforzesco: portare un oggetto rotto e smontarlo con i volontari

Le postazioni pratiche sono aperte al pubblico nel Cortile Sforzesco. Il Repair Café lavora dalle 10:00 alle 17:00 su piccoli oggetti meccanici, elettrici ed elettronici: i partecipanti, affiancati dai volontari, cercano prima l’origine del guasto e poi intervengono.

Vanno bene lampade, piccoli elettrodomestici, laptop, aspirapolvere e macchine da caffè. Restano fuori i grandi elettrodomestici, gli oggetti con lo schermo rotto e quelli che richiedono ricambi specifici.

Dalle 10:00 alle 13:00 funziona anche la Ciclofficina UniPv, dove si porta la propria bicicletta e si lavora con i riparatori. La postazione di smontaggio, aperta dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00, fa il percorso inverso: si aprono oggetti ormai irrecuperabili per vedere come sono costruiti e che cosa contengono.

Tre workshop di saldatura a stagno per principianti, alle 10:30, alle 13:30 e alle 15:30, sono condotti da Almerares. Ognuno porta a casa il piccolo gadget elettronico assemblato durante il laboratorio. Serve la prenotazione. Chi ha un orlo, una cerniera o uno strappo da sistemare può invece partecipare a Cucire gli strappi, dalle 10:00 alle 13:00, con macchina da cucire, aghi e fili messi a disposizione.

locandina repair pavia

Dieci anni di numeri: che cosa ha evitato il Repair Café Pavia

Fondato nel 2015, Repair Café Pavia è stato il secondo in Italia. Ha organizzato 66 eventi, preso in carico 371 oggetti e riparato con successo 249, per 2.401 ore di lavoro condivise con 389 persone.

Secondo le stime del gruppo, l’attività ha evitato circa 819 chilogrammi di rifiuti e l’emissione di 5.762 chilogrammi di anidride carbonica equivalente (CO2e), un impatto che il gruppo paragona a quello di 96 piccoli alberi lasciati crescere per dieci anni.

Sono cifre modeste e vanno lette come tali. Dividere gli 819 chilogrammi per i 249 oggetti riparati dà circa 3,3 chilogrammi a pezzo: il peso di una lampada o di un frullatore, non quello di una lavatrice. Coerente con i criteri di accesso, e con ciò che si può davvero aggiustare su un tavolo, in un cortile, in una mattina.

Negli anni scorsi, il gruppo ha anche partecipato ai Repair Day Contest – primi tornei di riparazione italiani – organizzati a Milano da GreenPlanner per sensibilizzare i cittadini sul valore della riparazione e del riuso, contro lo spreco e la logica dell’obsolescenza programmata.

Il contesto: 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici

Il quadro globale, intanto, va nella direzione opposta. Secondo il Global E-waste Monitor 2024, curato dall’International Telecommunication Union e dallo United Nations Institute for Training and Research, nel 2022 sono state prodotte 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, l’82% in più rispetto al 2010. La proiezione al 2030 indica 82 milioni di tonnellate.

Solo il 22,3% di quella massa risulta raccolto e riciclato in modo documentato. Il rapporto prevede che la quota scenda al 20% entro il 2030, perché la produzione di rifiuti elettronici cresce più in fretta della capacità di trattarli.

La riparazione agisce prima del riciclo: un oggetto che resta in uso non entra nella statistica dei rifiuti. Il ragionamento regge anche a scala piccola, ma ha bisogno di norme che rendano la riparazione praticabile fuori dai cortili universitari.

Dal 22 ottobre l’Italia avrà una norma sull’obbligo di riparare

Cinque giorni dopo il festival entra in vigore il decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre. Recepisce la direttiva (Ue) 2024/1799 sul diritto alla riparazione, con ritardo rispetto alla scadenza europea del 31 luglio 2026, e inserisce nel Codice del consumo il nuovo Titolo II-bis.

I fabbricanti dovranno riparare, su richiesta del consumatore, i beni elencati nell’allegato II-decies, anche oltre la garanzia legale e quando l’intervento è tecnicamente possibile. Tra questi figurano lavatrici, smartphone e tablet.

L’obbligo vale solo per le categorie per cui la normativa europea fissa requisiti di riparabilità, quindi l’elenco è chiuso e destinato ad ampliarsi nel tempo. I ricambi, quando messi a disposizione, vanno offerti a un prezzo ragionevole.

C’è poi una regola che tocca chi ha un prodotto ancora coperto: se il consumatore sceglie la riparazione al posto della sostituzione, la responsabilità del venditore si estende una sola volta di dodici mesi. La modifica si applica ai contratti conclusi dal 31 luglio 2026, anche se anteriori alla pubblicazione.

Il decreto istituisce inoltre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy un Osservatorio nazionale sulla riparazione, con il compito di raccogliere dati e monitorare il settore. La piattaforma europea per trovare i riparatori è attesa entro luglio 2027.

Crediti immagine: Depositphotos

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