Home Energy and Mobility Retrokit, la Vespa a due tempi diventa elettrica, senza cambiare targa

Retrokit, la Vespa a due tempi diventa elettrica, senza cambiare targa

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Retrokit è un kit di retrofit elettrico omologato per le Vespa d’epoca a due tempi della gamma smallframe: sostituisce il motore termico, passa dal collaudo in Motorizzazione e aggiorna il libretto senza toccare targa e telaio

Sul libretto di una Vespa convertita cambia una voce sola: l’alimentazione, da miscela a elettrica. Targa, numero di telaio e data di immatricolazione restano quelli di origine. Lo dichiara Retrokit, azienda di Rimini che produce un kit di riqualificazione elettrica per scooter a due tempi, ed è il punto su cui poggia l’intera proposta.

La conversione è possibile in Italia grazie al decreto ministeriale 26 luglio 2022, n. 141, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 settembre 2022. Il regolamento del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili disciplina la riqualificazione elettrica dei veicoli delle categorie internazionali L, M ed N1 e richiama l’articolo 75, comma 3-bis, del Codice della Strada. Nella categoria L rientrano ciclomotori e motocicli.

Il kit nasce per le Vespa smallframe, a scocca piccola: 50 Special, Primavera 125, Et3, la serie Pk e un lungo elenco di varianti storiche indicate dall’azienda. Per i modelli largeframe, fino a 200 cc e inclusa la Px, il kit risulta in produzione.

Parco veicolare datato e limitazioni alla circolazione

Il bacino di mezzi esposti alle restrizioni è ampio. Secondo l’Annuario Statistico 2025 dell’Automobile Club d’Italia, nel 2024 le autovetture circolanti hanno sfiorato i 41,3 milioni, con un’età mediana di 13 anni. Le vetture Euro 0-3, con almeno 19 anni di vita, pesano per circa il 24% del totale.

Le stime sulle percorrenze pubblicate nel 2025 dall’Istituto nazionale di statistica, costruite su dati Aci e del ministero, indicano che solo il 23,2% dei veicoli Euro 0 iscritti al parco risulta effettivamente circolante. Oltre tre quarti restano fermi. Entrambe le serie riguardano il parco nel suo insieme e non il solo segmento delle due ruote.

Per le Vespa storiche il ragionamento di Retrokit è lineare. Le Euro 0 ed Euro 1 sono tra i primi mezzi a restare in garage quando scattano i blocchi anti-inquinamento. Con la targa associata a un veicolo elettrico, sostiene l’azienda, la Vespa può entrare nelle zone a traffico limitato (Ztl) e circolare durante i blocchi del traffico. L’accesso dipende però dai regolamenti dei singoli comuni, che stabiliscono criteri e deroghe in autonomia.

Cosa contiene il kit e come viene costruito

Il sistema è plug and play. Il blocco motore elettrico ha gli stessi attacchi dell’originale per telaio, ruota e freno posteriore, quindi non si interviene sulla struttura del mezzo. Ogni kit, riferisce l’azienda, è assemblato a mano a Rimini con componenti della Motor Valley emiliano-romagnola.

La dotazione comprende batteria e vano batteria precablato con caricabatterie, impianto elettrico con clacson a 12 volt in corrente continua e devioluci modificato, illuminazione a Led, cavi e guaine per freno e acceleratore già tagliati su misura, viti e istruzioni di montaggio.

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Ci sono poi un modulo Bluetooth per l’app dedicata e un display digitale per le versioni con faro tondo, Special e Primavera.

La ricarica avviene a bordo tramite un adattatore, senza estrarre la batteria. Un connettore a parte serve a caricare telefoni e altri dispositivi mobili.

Sul piano delle certificazioni, Retrokit cita test secondo i regolamenti della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Un/Ece) numero 10R06, 60R00, 28R00/06 e 85, oltre alle norme europee 3/2014 e 134/2014 e alla direttiva 2014/35/UE.

L’omologazione italiana passa da un codice di omologazione (Nadr) rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’iter di collaudo, dall’officina alla Motorizzazione

Il percorso ricalca quello degli impianti a gas per le auto, il paragone scelto dall’azienda. Un meccanico con partita Iva monta il kit e rilascia una dichiarazione di installazione firmata e timbrata. Con quel documento, tramite un’agenzia di pratiche auto, si prenota il collaudo ai sensi dell’articolo 78 del Codice della Strada presso la Motorizzazione civile.

I tecnici verificano che il montaggio rispetti le specifiche del kit approvato. Se tutto è conforme, il libretto resta lo stesso e riceve soltanto l’indicazione della trazione elettrica. L’omologazione originale resta quella d’epoca, precisa l’azienda: nessuna richiesta di frecce o altre modifiche e data di immatricolazione degli anni Settanta e Ottanta mantenuta.

I documenti devono essere in regola prima di cominciare. Con il libretto smarrito serve un duplicato dalla Motorizzazione. Se il mezzo risulta radiato d’ufficio o non iscritto al Pubblico Registro Automobilistico (Pra), occorre una nuova immatricolazione per recuperarne lo storico. Senza questi passaggi, spiega Retrokit, il collaudo finale non può essere approvato.

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Agevolazioni dichiarate e questioni ancora aperte

Tra i vantaggi indicati dall’azienda figurano l’esenzione dal bollo e uno sconto assicurativo tra il 40% e il 60%, trattandosi di una polizza non storica. Sono dati da confrontare con le regole regionali sulla tassa automobilistica e con le tariffe delle singole compagnie, che il materiale non documenta.

Per i costi dei kit o dell’eventuale restauro completo da parte di Retrokit è presente sul sito dell’azienda un apposito configuratore, che mostra i materiali da acquistare e i costi completi.

Una scelta che mette al riparo dal rischio di utilizzare kit non omologati, economici e magari funzionanti, ma illegali su strada. Chi circola con un mezzo modificato senza aggiornare la carta di circolazione rischia, secondo Retrokit, il sequestro del veicolo, la rivalsa dell’assicurazione in caso di incidente e il ripristino del motore termico a proprie spese.

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