Ecco le quattro linee guida dettate dall’Enea per aiutarci a spendere meno in riscaldamento, il calendario di accensione per zona climatica e le buone regole di manutenzione degli impianti
Quasi 700mila case: tante ne scalderebbe il gas risparmiato dal settore residenziale italiano, pari a 0,8 miliardi di standard metri cubi (Smc), se tornassero le misure di contenimento del 2022.
La stima arriva da uno studio Enea, che la considera raggiungibile con sole regole di esercizio e comportamenti. Quelle misure prevedevano 15 giorni di riscaldamento in meno, un’ora di accensione in meno al giorno e un grado in meno in casa.
Infatti, secondo Nicolandrea Calabrese, responsabile del Laboratorio Enea di Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano, 19°C bastano per il comfort necessario e ogni grado in meno riduce fino al 10% i consumi di gas.
Gli stessi interventi, sempre secondo Calabrese, rendono molto nel breve periodo. Per un calo stabile servono lavori strutturali, da pianificare per tempo: sostituzione degli impianti obsoleti e isolamento degli edifici valgono altri 0,1 miliardi di Smc, per un totale di 0,9. Pesano poco nel conto, ma sono gli unici che restano negli anni.
Date di accensione: il calendario per zona climatica
Il calendario ordinario è fissato dal Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) 412/1993, che divide i comuni in sei zone climatiche in base ai gradi-giorno. L’elenco comune per comune è nell’allegato A del decreto.
Le ore sono un tetto giornaliero complessivo, distribuibile tra le 5 e le 23, non una fascia fissa. I sindaci possono modificare periodi e orari con ordinanza, per freddo anticipato o caldo fuori stagione: conviene controllare il provvedimento del proprio comune.
Milano e Torino, in zona E, sono quindi già accese dal 15 ottobre. Il 1° novembre tocca a Roma e Firenze, il 15 novembre a Napoli e Bari, il 1° dicembre alle città più calde come Palermo.
Temperatura, orari e dispersioni: le prime due linee guida
Enea indica 19°C come valore sufficiente e raccomanda di rispettare le ore massime della propria zona. Il limite di legge è 20°C con tolleranza di 2 gradi (D.P.R. 412/1993): scendere a 19°C è una scelta volontaria, non un obbligo.
Il comfort termoigrometrico dipende da come il corpo scambia calore con l’ambiente: contano la temperatura media radiante, cioè il calore emesso dalle superfici, l’umidità, la velocità dell’aria, l’abbigliamento e l’attività svolta.
In pratica, con muri e infissi freddi si avverte freddo anche con l’aria oltre i 20°C. L’umidità ideale sta tra 40% e 60% e si misura con un igrometro domestico. Le correnti d’aria disperdono calore, un maglione compensa parte di una temperatura più bassa e chi sta seduto alla scrivania produce meno calore di chi fa le pulizie.
Radiatori liberi da tende e mobili, tapparelle abbassate o tende pesanti di notte. Il ricambio d’aria resta necessario per eliminare l’anidride carbonica della respirazione e le sostanze organiche volatili emesse da arredi e prodotti per la pulizia, ma bastano pochi minuti nelle ore centrali, quando fuori è più caldo.
Caldaie a condensazione, pompe di calore e regolazione
La terza linea guida riguarda la tecnologia. Caldaie a condensazione o pompe di calore di ultima generazione, abbinate a valvole termostatiche e sistemi avanzati di regolazione climatica, riducono i consumi complessivi fino al 25%, secondo Enea.
Le pompe di calore elettriche, aggiunge l’agenzia, riscaldano e producono acqua calda sanitaria anche con energia rinnovabile. Sostituire un vecchio generatore a gas con una di queste macchine riduce le emissioni oltre ai consumi.
C’è un dettaglio tecnico che conta. Una caldaia a condensazione recupera il calore dei fumi solo se l’acqua di ritorno dall’impianto resta abbastanza fredda, indicativamente sotto i 55°C. Con la mandata impostata troppo alta lavora come una caldaia tradizionale. La regolazione climatica, che adatta la temperatura dell’acqua a quella esterna, serve proprio a questo.
Cronotermostati, sensori di presenza e regolatori a distanza ottimizzano la temperatura in base alle esigenze reali. Gli smart meter tracciano i consumi in tempo reale e segnalano guasti, perdite e sprechi anomali.
Controllo dei fumi e manutenzione: due obblighi distinti
La quarta linea guida Enea riguarda controlli periodici affidati a tecnici qualificati, che sono un obbligo di legge e una misura di sicurezza. Un impianto perfettamente efficiente taglia i consumi fino al 40%, secondo l’agenzia.
Le scadenze non coincidono. La manutenzione ordinaria segue la cadenza indicata dal costruttore nel libretto di uso e manutenzione dell’apparecchio. Il controllo di efficienza energetica, che comprende l’analisi dei fumi, ha periodicità fissate dal D.P.R. 74/2013.
Per le caldaie a gas (metano o gas di petrolio liquefatto) con potenza utile tra 10 e 100 chilowatt (kW), il controllo è previsto ogni 4 anni. Sopra i 100 kW diventa biennale. Per i generatori a combustibile liquido o solido tra 10 e 100 kW la cadenza è di 2 anni. Sotto i 10 kW l’obbligo non scatta. Le Regioni possono prevedere regole proprie, perciò il manutentore locale resta il riferimento.
Analisi dei fumi: cosa misura il tecnico e cosa deve consegnare
L’analisi dei fumi è una misura strumentale sui gas di scarico: temperatura, concentrazione di monossido di carbonio (CO) e di ossigeno o anidride carbonica. Da questi dati si ricava il rendimento di combustione, da confrontare con i minimi previsti dal D.P.R. 74/2013. Una combustione incompleta o un tiraggio insufficiente emergono qui, prima di diventare un problema di sicurezza.
Al termine il tecnico redige il rapporto di controllo di efficienza energetica (tipo 1 per le caldaie), ne lascia copia al responsabile da allegare al libretto di impianto e lo trasmette al catasto regionale. In Lombardia è il Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici (Curit). Il rapporto contiene una check-list delle anomalie: va letta, non solo archiviata.
Prima di firmare conviene controllare che riporti il rendimento rilevato, che il libretto sia aggiornato e che il manutentore sia registrato al catasto.
Chi non provvede rischia. Il responsabile dell’impianto, cioè chi occupa l’immobile o l’amministratore nei sistemi centralizzati, va incontro a una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro. Per l’operatore che non redige il rapporto la forbice sale da 1.000 a 6.000 euro (art. 15, D.P.R. 74/2013).
Pompe di calore: scadenze, perdite di refrigerante e controlli pratici
Le pompe di calore elettriche a compressione di vapore con potenza pari o superiore a 12 kW sono soggette al controllo di efficienza energetica ogni 4 anni, con rapporto di tipo 2. Sotto quella soglia il D.P.R. 74/2013 non impone il controllo, ma la manutenzione secondo le indicazioni del costruttore resta dovuta.
Gli interventi ordinari sono concreti: pulizia dei filtri, unità esterna libera da foglie, ghiaccio e ostacoli, scarico della condensa non ostruito, pressione del circuito idraulico nei valori indicati dal costruttore. Va verificata anche la curva climatica: una temperatura di mandata più bassa di quella di una caldaia è la condizione in cui la macchina rende di più.
Il circuito contiene un refrigerante, in genere un gas fluorurato a effetto serra (F-gas). Il D.P.R. 146/2018 impone registro dell’apparecchiatura e controllo periodico delle perdite per le pompe di calore con carica pari o superiore a 5 tonnellate di anidride carbonica equivalente, soglia che sale a 10 per le unità ermeticamente sigillate. Tipo e quantità di refrigerante sono riportati sulla targa dell’unità.
Gli interventi sul circuito frigorifero spettano a tecnici con certificazione F-gas e il registro va conservato per cinque anni, secondo le indicazioni del Ministero dell’Ambiente.
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