È quasi una magia: quella che fuoriesce dal frassino da manna: una linfa zuccherina esce naturalmente dalla corteccia dopo piccole incisioni praticate dall’uomo durante i mesi più caldi dell’anno. Ecco poi cosa succede
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Quando sentiamo pronunciare la parola manna, il pensiero corre quasi inevitabilmente ai racconti biblici, al misterioso alimento che, secondo la tradizione, avrebbe nutrito il popolo d’Israele durante l’esodo nel deserto.
In realtà, esiste una manna ben reale, che ancora oggi viene raccolta con pazienza e sapienza artigianale da un albero tipico del Mediterraneo: il frassino da manna (Fraxinus ornus).
Pochi prodotti naturali riescono a unire storia, botanica, tradizione e sostenibilità come la manna. Si tratta di una linfa zuccherina che fuoriesce naturalmente dalla corteccia dopo piccole incisioni praticate dall’uomo durante i mesi più caldi dell’anno.
A contatto con l’aria il liquido si solidifica rapidamente, trasformandosi in candidi filamenti o in piccole stalattiti dal caratteristico colore bianco avorio.
Per secoli la manna è stata considerata una preziosa risorsa alimentare e medicinale, tanto da essere definita “l’oro bianco della Sicilia“. Ancora oggi rappresenta uno dei prodotti vegetali più affascinanti del patrimonio agricolo italiano.
Il frassino da manna: un albero discreto ma straordinario
Il protagonista di questa storia è il frassino da manna, una specie appartenente alla famiglia delle Oleaceae, la stessa dell’olivo, del ligustro e del gelsomino.
Diffuso spontaneamente in gran parte dell’Europa meridionale e dell’area mediterranea, cresce soprattutto lungo pendii calcarei, boschi luminosi e terreni asciutti. In Italia è presente in numerose regioni, ma è in Sicilia, in particolare nelle Madonie, che la coltivazione destinata alla produzione della manna ha raggiunto nei secoli la massima specializzazione.
Il Fraxinus ornus è un albero di dimensioni contenute, generalmente alto tra i 10 e i 15 metri, con una chioma elegante e una corteccia liscia di colore grigio. In primavera regala una delle fioriture più spettacolari dei nostri boschi: migliaia di piccoli fiori bianchi, profumati e riuniti in grandi pannocchie che sembrano avvolgere completamente la pianta.
Questa abbondante fioritura rappresenta anche una preziosa fonte di nettare e polline per api e numerosi insetti impollinatori.
Come nasce la manna
La raccolta della manna è una pratica antica che richiede esperienza, pazienza e una profonda conoscenza della pianta. Durante l’estate, quando le temperature sono elevate e la circolazione della linfa raggiunge condizioni favorevoli, il coltivatore pratica sottili incisioni longitudinali sulla corteccia del tronco.
Da queste ferite fuoriesce lentamente un liquido trasparente ricco di zuccheri, soprattutto mannitolo, insieme ad altri composti naturali.
L’esposizione all’aria provoca una rapida solidificazione della linfa, che assume progressivamente l’aspetto di piccoli cristalli bianchi. A seconda del metodo di raccolta si possono ottenere differenti tipologie di manna, caratterizzate da diversa purezza, consistenza e valore commerciale.
L’intero processo richiede condizioni climatiche molto precise: giornate calde, asciutte e prive di precipitazioni. Anche una pioggia improvvisa può compromettere la qualità del prodotto.
Un sapere tramandato per generazioni
La raccolta della manna rappresenta molto più di una semplice pratica agricola. È una tradizione che si tramanda da secoli all’interno delle famiglie dei cosiddetti mannaluori, gli esperti raccoglitori che conoscono perfettamente il comportamento di ogni singolo albero.
Ogni incisione deve essere eseguita nel momento giusto, con strumenti specifici e seguendo tecniche affinate nel tempo. Un taglio troppo profondo può danneggiare la pianta, mentre uno troppo superficiale non consente una sufficiente fuoriuscita della linfa.
Questa conoscenza empirica, costruita attraverso secoli di osservazione, rappresenta oggi un patrimonio culturale di enorme valore, strettamente legato al paesaggio rurale siciliano.
Perché la manna è così speciale?
Dal punto di vista chimico, il componente principale della manna è il mannitolo, uno zucchero naturale appartenente ai polioli. A differenza del comune zucchero da cucina, il mannitolo viene assorbito solo parzialmente dall’organismo e possiede caratteristiche che lo hanno reso interessante in campo alimentare, farmaceutico e cosmetico.
Storicamente la manna è stata utilizzata soprattutto come delicato regolatore dell’intestino, particolarmente apprezzato per la sua azione non aggressiva. Nella medicina tradizionale trovava impiego anche come ingrediente di preparazioni destinate a bambini e anziani.
Oggi il mannitolo estratto industrialmente viene utilizzato anche come eccipiente farmaceutico e nell’industria alimentare, ma la manna naturale continua a rappresentare un prodotto di nicchia molto ricercato.
Un alimento che racconta il territorio
La manna è uno di quei prodotti che non possono essere separati dal paesaggio che li genera. Le aree di coltivazione delle Madonie costituiscono un perfetto esempio di equilibrio tra uomo e natura.
Qui il frassino viene coltivato senza modificare profondamente l’ambiente circostante. I piccoli appezzamenti mantengono una ricca biodiversità vegetale e animale, mentre la raccolta della manna richiede un intervento manuale estremamente rispettoso della pianta.
In un’epoca dominata dalla meccanizzazione agricola, osservare la produzione della manna significa assistere a una forma di agricoltura lenta, sostenibile e profondamente legata al territorio.
Un alleato della biodiversità
Il frassino da manna offre numerosi servizi ecosistemici. La fioritura primaverile sostiene le popolazioni di insetti impollinatori, mentre la chioma contribuisce alla protezione del suolo e al mantenimento del microclima.
L’apparato radicale stabilizza i pendii, limitando i fenomeni erosivi, mentre la presenza di questi alberi favorisce la conservazione di habitat tipici della macchia mediterranea.
La coltivazione tradizionale della manna dimostra come un’attività produttiva possa convivere con la tutela della biodiversità e del paesaggio.
Un patrimonio da preservare
Nel corso del Novecento la produzione della manna ha conosciuto un forte declino. L’abbandono delle campagne, la diminuzione della redditività e la diffusione di prodotti industriali hanno ridotto drasticamente il numero dei coltivatori.
Negli ultimi anni, tuttavia, si sta assistendo a una riscoperta di questo straordinario prodotto. La crescente attenzione verso gli alimenti naturali, le produzioni locali e le filiere sostenibili ha riportato la manna al centro dell’interesse di consumatori, ricercatori e chef.
Anche il turismo rurale sta contribuendo a valorizzare questa tradizione, offrendo ai visitatori la possibilità di assistere direttamente alle fasi della raccolta.
Una risorsa anche per la ricerca
La manna continua a suscitare interesse anche dal punto di vista scientifico. Oltre alle proprietà del mannitolo, numerosi studi stanno approfondendo la composizione chimica della linfa, individuando composti bioattivi potenzialmente utili in ambito nutraceutico e farmaceutico.
Parallelamente, la ricerca agronomica si concentra sulla conservazione delle antiche varietà di frassino, sul miglioramento delle tecniche colturali e sull’adattamento della specie ai cambiamenti climatici.
Questi studi potrebbero contribuire a garantire un futuro a una coltura che rappresenta un’importante testimonianza della biodiversità agricola mediterranea.
Una dolce lezione di sostenibilità
La storia della manna dimostra che innovazione e tradizione non sono necessariamente in contrasto. Un prodotto ottenuto semplicemente incidendo la corteccia di un albero continua ancora oggi a raccontare il valore della biodiversità, della pazienza e del rispetto dei ritmi naturali.
Il frassino da manna non produce soltanto una sostanza preziosa: custodisce un patrimonio di conoscenze, paesaggi e cultura che merita di essere preservato. In un periodo storico in cui si parla sempre più spesso di agricoltura sostenibile, filiere corte ed economia circolare, questa antica pratica rappresenta un esempio concreto di come sia possibile produrre valore economico senza compromettere gli equilibri dell’ambiente.
Forse è proprio questa la più grande lezione della manna. Ci ricorda che alcune delle risorse più preziose non nascono da tecnologie complesse o processi industriali sofisticati, ma dalla collaborazione millenaria tra l’uomo e la natura.
E che, talvolta, il futuro dell’agricoltura può essere nascosto in tradizioni antiche, capaci ancora oggi di sorprenderci con la loro semplicità e la loro straordinaria sostenibilità.
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Gennaro agrimi: biochimico e professore all’Università di Bari, lavora all'intersezione tra ricerca di base e applicazioni industriali, concentrandosi su biotecnologie microbiche, ingegneria metabolica e biologia sintetica, con particolare attenzione alla valorizzazione degli scarti | Linkedin












