Dal Piemonte arriva un modello di economia sociale che trasforma la panificazione artigianale in opportunità di lavoro e reinserimento. GreenPlanner ha intervistato Davide Danni che lavora anche per costruire una filiera capace di accompagnare le persone detenute anche dopo la fine della pena
C’è un pane che, oltre a essere buono, racconta una storia di riscatto. Si impasta nelle carceri con competenze professionali arrivando poi sulle tavole della ristorazione. E, saggiamente, può diventare il primo passo verso una nuova vita.
Tutto questo è Panatè, impresa sociale fondata nel 2019 da Davide Danni insieme a Isaac Musso (quello della birra Baladin). GreenPlanner lo ha intervistato per comprendere come si possa fare impresa in carcere, creando lavoro vero e opportunità concrete.
Il lavoro in carcere non basta: serve un ponte verso la libertà
Il primo laboratorio Panatè nasce nella Casa Circondariale di Cuneo. Negli anni il progetto si estende agli istituti penitenziari di Fossano, Torino, Padova, Rovigo e Genova, affiancando alla produzione interna un laboratorio esterno a Magliano Alpi, pensato per garantire continuità occupazionale dopo la detenzione.
I sette anni di questa esperienza hanno insegnato qualcosa di fondamentale. “Abbiamo visto persone che ce l’hanno fatta e altre che non ce l’hanno fatta, pur avendo un lavoro. Per troppo tempo abbiamo pensato il rientro in società come un salto. Ma nessuno è in grado di saltare un burrone, bisogna costruire un ponte“, racconta Danni anche durante la videointervista che GreenPlanner ha dedicato al progetto.
Chiaro: uscire dal carcere significa affrontare contemporaneamente problemi di occupazione, abitazione, autonomia economica e relazioni sociali. E nessuna impresa può risolverli da sola.
Da questa consapevolezza nasce il nuovo Accordo Quadro di Filiera per l’inclusione lavorativa e sociale delle persone detenute ed ex detenute, che mette insieme imprese, cooperative e istituzioni.
Nello specifico, la Cooperativa Glievitati garantisce i percorsi lavorativi, Confcommercio Cuneo sostiene formazione e incontro tra domanda e offerta, Homes4All interviene sull’abitare sociale e PerMicro sull’educazione finanziaria.
Open Baladin e Dem MondoFood contribuiscono a creare opportunità occupazionali, mentre l’Amministrazione Penitenziaria assicura il raccordo istituzionale.
Panatè coordina questa filiera, costruita attorno a otto parole: percorso, lavoro, formazione, opportunità, inserimento, casa, autonomia e continuità.
Il sogno? Una panetteria aperta a tutti
E poi c’è il sogno nel cassetto: aprire una panetteria Panatè, dove il pubblico possa acquistare direttamente il pane e conoscere le storie di chi lo produce.
E perché no – suggeriamo noi a Danni – lavorare sulle Aree interne, quelle che hanno bisogno di botteghe per far rinasce i territori. Sarebbe il modo più bello per chiudere il cerchio, trasformando un acquisto quotidiano in un’occasione di incontro e consapevolezza.












