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Pac e biodiversità: l’agricoltura sostenibile rischia di perdere terreno

agricoltura biologica
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Dal futuro della Politica agricola comune alla CoP17 sulla biodiversità, il mondo del biologico e le associazioni ambientaliste denunciano il rischio di un arretramento delle politiche europee. La richiesta è chiara: più risorse e garanzie per chi produce cibo tutelando la natura

Tempi difficili per l’agricoltura europea, soprattutto per quella che investe nella tutela del suolo e della biodiversità. Mentre la crisi climatica mette alla prova i raccolti, FederBio, Slow Food, Wwf, Lipu e Federazione Pro Natura contestano le prospettive della futura Politica agricola comune (Pac), ma c’è tanta delusione anche per gli impegni della CoP17 sulla biodiversità, appena conclusa a Yerevan, in Armenia.

La domanda è comune: come chiedere agli agricoltori di produrre in modo sostenibile senza garantire risorse e condizioni economiche adeguate?

La nuova Pac preoccupa il biologico

Secondo FederBio, la posizione assunta dal Consiglio Ue sulla Pac dopo il 2027 rischia di indebolire il settore. I ministri dell’Agricoltura propongono infatti di rendere facoltativo per gli Stati membri il sostegno alla conversione e al mantenimento delle coltivazioni biologiche.

Una scelta che potrebbe creare disparità tra Paesi e incertezza per le aziende già impegnate nella transizione ecologica.

“L’Italia è leader in Europa nell’agricoltura biologica“, ricorda Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sottolineando l’obiettivo nazionale del 25% di superficie agricola biologica entro il 2027.

Preoccupa anche la possibile eliminazione della condizionalità sociale, che lega gli aiuti agricoli al rispetto delle norme sul lavoro e sulla sicurezza, contribuendo al contrasto del caporalato.

Senza investimenti ambientali non c’è futuro agricolo

Wwf Italia, Lipu e Federazione Pro Natura contestano inoltre il rischio di una Pac meno vincolante sul piano ambientale e ancora favorevole ai grandi proprietari terrieri.

FederBio e Ifoam Organics Europe chiedono di destinare almeno il 30% del bilancio agricolo alle misure agroambientali e climatiche. Le associazioni ambientaliste propongono invece una quota del 35% per pratiche favorevoli alla natura.

La questione non è soltanto quanto finanziare l’agricoltura, ma quali benefici ambientali sostenere attraverso i fondi pubblici.

Dalla CoP17 arriva il richiamo di Slow Food

Anche Slow Food denuncia la distanza tra gli impegni internazionali sulla biodiversità e gli strumenti necessari per realizzarli.

“Tutto il mondo è agrobiodiversità – osserva Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia, ricordando quanto siano interconnessi ecosistemi naturali e produzione alimentare – Produrre cibo conservando il suolo, mantenendo la fertilità, salvaguardando la biodiversità e proteggendo l’ambiente dovrebbe essere il primo degli obiettivi“.

L’agroecologia, secondo l’associazione, dovrebbe quindi diventare centrale nelle politiche agricole.

Ora la parola passa all’Europa

La partita sulla Politica Agricola Comune resta aperta. Il Parlamento europeo dovrà esprimersi sulle proposte, mentre proseguiranno i negoziati sul bilancio comunitario.

Il nodo politico è superare la contrapposizione tra redditività agricola e tutela ambientale. Senza suoli fertili, acqua e impollinatori non esiste produzione alimentare stabile.

Ma senza sostegni economici gli agricoltori difficilmente potranno sostenere da soli la transizione. Perché proteggere la biodiversità significa anche proteggere il futuro del nostro cibo.

Crediti immagine: Depositphotos

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