
Le comunità energetiche rinnovabili (Cer) sono uno straordinario strumento di democratizzazione dell’energia: svilupparle significa disseminare la produzione energetica nel nostro Paese, ridurre la dipendenza di Paesi terzi, ridurre significativamente l’uso delle fonti fossili e, quindi, in ultima analisi, con le Cer si attua la transizione energetica, dal basso e capillarmente.
Quando, nel febbraio 2020, il decreto Milleproroghe divenne legge, la direttiva europea Red II (Renewable Energy Directive II), che introduceva la possibilità di produrre energia e di consumarla in modo autonomo – 2018/2001/Ue) non solo come individui ma come raggruppamento di singoli soggetti, enti o imprese – aprì la strada allo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili (Cer).
L’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, da quel momento, può essere condivisa tra più soggetti, aprendo la strada in modo formidabile sviluppo alla transizione energetica e alla sua conseguenza principale, la sostenibilità ambientale.
Ma cosa sono le Cer? Le comunità energetiche rinnovabili sono forme di aggregazione socio-economiche che affrontano il problema dell’auto-sussistenza energetica.
L’associazione – una Cer infatti è composta da soci – può essere realizzata tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e piccole/medie imprese che decidono, insieme, di produrre, scambiare e consumare energia prodotta da fonte rinnovabile localmente.
Se la tecnologia ha dapprima permesso, attraverso sistemi di accumulo sempre più efficienti, di portare l’energia del sole – minimizzando l’incostanza nella produzione a seconda delle fasce orarie o delle zone geografiche – nelle nostre case, grazie alla direttiva sulle Cer è ora possibile aggregare più soggetti per una maggiore produzione energetica e la sua distribuzione e consumo a livello locale.
Questo insieme di utenze e di consumi nelle comunità energetiche viene gestito come fossero un unico ecosistema e l’energia in esso prodotta viene distribuita e autoconsumata dagli appartenenti alla community.
Inoltre, il modello che sta alla base delle comunità energetiche, ha tra i suoi valori anche la lotta alllo spreco energetico e la volontà di condividere – a costi bassi e indipendenti – l’energia. Per questo si parla di democratizzazione dell’energia.
Gli ultimi articoli pubblicati sulle comunità energetiche rinnovabili
Qui di seguito trovate, in ordine cronologico, gli ultimi articoli pubblicati su GreenPlanner.it a proposito delle Cer.
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Per prima cosa, la comunità energetica deve essere creata, attraverso la costituzione di un’associazione costituita da persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali o autorità locali (amministrazioni comunali).
La partecipazione all’associazione può avvenire anche per chi non è in possesso di un impianto di produzione da fonte rinnovabile, purché il punto di connessione alla comunità energetica si trovi sulle reti elettriche collegate alla stessa cabina di trasformazione media/bassa tensione della Cer.
Un’altra limitazione legislativa è che la potenza totale installata degli impianti di produzione rinnovabile che alimentano la comunità non può superare 1 MW (precedentemente erano stati limitati a 200 kW).
Con queste premesse e limitazioni, l’associazione così costituita individua un soggetto delegato che gestisca le partite economiche con il Gse – il gestore nazionale dei servizi energetici (da non confondere con Terna che invece è il gestore italiano della rete elettrica); i partecipanti sono considerati clienti finali e i rapporti di condivisione energetici vanno regolati attraverso un contratto di diritto privato.
Inoltre, chi fa parte della comunità energetica può decidere in qualsiasi momento di uscire dall’accordo e possono mantenere e/o scegliere il proprio fornitore di energia elettrica in modo indipendente dagli altri associati.
Ogni membro della comunità dovrà quindi di uno smart meter, un contatore intelligente, per rilevare in tempo reale le informazioni sulla produzione, l’autoconsumo, la cessione e il prelievo dalla rete dell’energia elettrica.
Perché creare una comunità energetica
Nonostante ogni comunità venga creata con finalità sue proprie, il punto che le accomuna tutte è l’obiettivo di autoprodurre e fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri.
Una comunità energetica rinnovabile, infatti, si basa sul decentramento e sulla localizzazione della produzione energetica, con benefici economici e ambientali che vengono fruiti dagli appartenenti a quella comunità.
Vantaggi economici delle Cer
L’associazione – di persone, enti, condomini o imprese – che autoconsuma l’energia elettrica che lei stessa ha prodotto, gode innanzitutto dei seguenti vantaggi economici:
- risparmio in bolletta: più energia si autoconsuma direttamente e più si riducono i costi delle componenti variabili della bolletta (quota energia, oneri di rete e
relative imposte) - guadagno sull’energia prodotta grazie ai meccanismi incentivanti
- agevolazioni fiscali (detrazioni o superammortamento)
I benefici ambientali
Essendo energia da fonti rinnovabili quella prodotta in una comunità energetica, si riducono in primo luogo le emissioni climalteranti.
Secondo i dati Enea, poiché in Italia una famiglia tipo consuma circa 2.700 kWh di energia
elettrica all’anno, con un impianto fotovoltaico si riuscirebbe a evitare le emissioni di circa 950 kg CO2/anno, che corrispondono all’attività di assorbimento di circa 95 alberi.
Come si crea una comunità energetica
La creazione di una comunità energetica rinnovabile può realizzarsi in tre livelli distinti: individuale, collettivo e di comunità.
In Italia, le ultime due tipologie (autoconsumo collettivo e comunità energetica) sono riconosciute legalmente dal 2020.
Creazione a livello individuale
Caso in cui un cittadino possiede un impianto di produzione di energia rinnovabile e autoconsuma l’energia prodotta.
Il livello collettivo
In questo caso, l’autoconsumo di energia avviene da parte di consumatori che si trovano in un edificio in cui sono presenti uno o più impianti alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili.
La proprietà di questi impianti può anche essere di soggetti terzi e usufruire di specifici benefici, come le detrazioni fiscali. Un esempio classico è l’impianto fotovoltaico sul tetto di un condominio, utilizzato per fornire elettricità alle utenze condominiali e alle unità abitative di coloro che aderiscono.
Partecipazione a livello di comunità
In questa comunità energetica i soggetti partecipanti devono produrre l’energia con impianti alimentati da fonti rinnovabili e condividerla attraverso reti di distribuzione già
esistenti e forme di autoconsumo virtuale.
Le comunità energetiche in questo caso possono essere di due tipi:
- Comunità Energetica Rinnovabile: si basa sul principio di autonomia tra i membri e sulla necessità che si trovino in prossimità degli impianti di generazione. Può gestire l’energia in diverse forme (elettricità, calore, gas) a patto che siano generate da una fonte rinnovabile
- Comunità Energetica di Cittadini: non prevede i principi di autonomia e prossimità e può gestire solo l’elettricità
Le parole chiave legate alle comunità energetiche rinnovabili
Vi proponiamo alcune delle parole chiave legate alle comunità energetiche rinnovabili prendendo spunto dal vademecum completo sull’argomento realizzato da Enea.
Autoconsumo
Si tratta della possibilità di consumare l’energia elettrica prodotta dal proprio impianto di generazione locale. Produrre, immagazzinare e consumare energia elettrica nello stesso sito prodotta da un impianto di generazione locale permette al prosumer – il cittadino che produce e consuma la sua stessa energia – di contribuire attivamente alla transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese, favorendo l’efficienza energetica e promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Grazie alle comunità enegertiche fotovoltaiche l’autoconsumo, oltre che in forma individuale, può essere svolto anche in forma collettiva all’interno di condomini o comunità energetiche locali.
Economia collaborativa
Un modello economico improntato alla condivisione di beni e servizi, con l’obiettivo di ridurre il loro spreco e sottoutilizzo. I vantaggi sono tanti: non solo economici ma anche sociali, culturali e ambientali.
Anche in una comunità energetica si possono applicare i principi della sharing economy e questo può favorire la nascita di scambi non solo di energia, ma anche di beni e di servizi tra i membri della comunità.
Energy box
Un dispositivo che rende smart un’abitazione perché è in grado di comunicare con i sensori e gli attuatori, raccogliere i dati e trasmetterli all’esterno, tramite una connessione internet, a una piattaforma cloud.
Qui i dati vengono analizzati per fornire all’utente dei suggerimenti per ottimizzare i suoi consumi. L’utente può controllare cosa succede nella sua abitazione tramite pc o più semplicemente tramite il proprio smartphone, così è in grado di gestire tutti i dispositivi anche quando è fuori casa.
Povertà energetica
L’espressione indica una situazione nella quale una famiglia o un individuo non sia in grado di pagare i servizi energetici primari (riscaldamento, raffreddamento, illuminazione) – necessari per garantire un tenore di vita dignitoso – a causa di una combinazione di basso reddito, spesa per l’energia elevata e bassa efficienza energetica nella propria abitazione.
Prosumer
L’utente che non si limita al ruolo passivo di consumatore (consumer), ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo (producer).
Il prosumer è colui che possiede un proprio impianto di produzione di energia, della quale ne consuma una parte. La rimanente quota di energia può essere immessa in rete, scambiata con i consumatori fisicamente prossimi al prosumer o anche accumulata in un apposito sistema e dunque restituita alle unità di consumo nel momento più opportuno.
Risparmio Energetico
All’interno di una comunità energetica, il risparmio può essere conseguito sia mediante interventi di efficientamento, che riducono il quantitativo di energia consumata, sia limitando la richiesta contemporanea di energia da diversi utenti, in modo da non sovraccaricare la rete di distribuzione creando dei picchi di potenza.
A livello di utenza residenziale, il risparmio può essere raggiunto innanzitutt, con l’acquisto di un elettrodomestico più performante o sostituendo gli infissi e così via; per evitare, invece, picchi di potenza è sufficiente non azionare contemporaneamente phon, forno, lavatrice.
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