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Gruppo Cap tra le nuove nomine e le buone attività

gruppo cap

Le buone attività del Gruppo Cap sono sintetizzate nel bilancio di sostenibilità presentato in questi giorni a Milano malgrado si sia, però, ancora in attesa di capire quali saranno i vertici dell’azienda a seguito di nuove nomine dei Cda pubblici milanesi.

Ma i numeri ci sono e da questi si possono dedurre anche i prossimi obiettivi, rinforzati anche con le dichiarazioni del direttore generale Michele Falcone: “Il trend degli investimenti segna una crescita che nel 2018 supera di 10 milioni la quota del 2017, per un totale di oltre 95 milioni di euro. Il che equivale a un investimento pro-capite che passa da 45 euro nel 2017 ai 51 euro del 2018, registrando un aumento del 50% rispetto alla media di 33 euro del Nord Italia (Blue Book 2017)“.

Gli investimenti risultano più che raddoppiati dal 2010 (39 milioni), segno che un bene universale come l’acqua per creare valore ha bisogno di una gestione del servizio idrico, industriale e integrata.

Certo, il mondo dell’acqua pubblica di questo ultimo decennio è totalmente cambiato, ma Gruppo Cap, guidato fino a oggi da Alessandro Russo, sta dimostrando di saper fare soprattutto di necessità, virtù.

I dati, e i commenti, escono dalla dichiarazione di carattere non finanziario relativa al 2018. Il valore economico di oltre 259 milioni di euro è distribuito agli stakeholder (anche qui un più il 10% rispetto all’anno precedente).

Da notare che è cambiata anche la metodologia seguita per redigere il bilancio di sostenibilità che vede ora integrato anche il bilancio ambientale con i relativi tre pilastri di riferimento: sensibili, resilienti e innovatori.

Sul fronte resilienza l’attenzione è forte verso i cambiamenti climatici. E qui veniamo anche ai passi futuri…

Tra le priorità, l’impegno a ridurre le perdite idriche al minimo, attraverso un attento processo di monitoraggio della rete.

Nel corso del 2018 sono stati sottoposti a controllo 2.056 km di rete acquedottistica, quasi il doppio rispetto all’anno precedente (1.287 km), consentendo l’individuazione di oltre 450 perdite occulte.

Cosa che ha permesso tra il 2017 e il 2018 di ridurre i volumi di acqua sollevati, risultato possibile anche grazie a un consumo maggiormente responsabile da parte degli utenti (260.691.415 m³ di acqua prelevata nel 2018 contro i 278.659.455 del 2017).

Il riuso delle acque trattate è un must in linea con le previsioni di scarsità future della materia prima. Con questa si possono pulire le strade (come avviene nel Comune di Assago) e centrale in questo senso è l’attenzione al riutilizzo per uso irriguo.

A novembre 2018 presso il depuratore di Peschiera Borromeo è stato avviato il primo Sanitation Safety Plan italiano, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con la supervisione della North Carolina University, che permette l’analisi dei rischi per riuso a scopo irriguo.

Il risultato è che nel 2018, l’acqua trattata riutilizzata è aumentata del 15,5% rispetto al 2017 (69 milioni di metri cubi contro i 60 milioni dell’anno precedente).

Energia, che vuol dire anche biogas e biometano rendono l’azienda fortemente indipendente da fonte fossile e a km zero in piena ottica di economia circolare.

Biometano e fertilizzanti e altri sottoprodotti come cellulosa, pannelli bio-edilizia, fosforo, bioplastiche, proteine (anche grazie alle convenzioni con aziende produttrici come Danone che conferisce a Gruppo Cap scarti organici come gli yogurt scaduti), sono le nuove risorse nate dal processo di riconversione circolare.

Grazie ai progetti di circular economy, il recupero rifiuti si attesta intorno al 72,2%. Sui fanghi, anche se la normativa non dà certezze Gruppo Cap ha già avviato il progetto di simbiosi industriale della biopiattaforma di Sesto San Giovanni che permetterà nei prossimi anni il trattamento termico dei fanghi prodotti dai 40 depuratori.

Intatto, si investe anche nella ricerca e nelle startup che incubate nel Centro Ricerche Salazzurra iniziano una collaborazione su diversi fronti. Tra cui l’agricoltura.

È questo il settore di Hexagro Urban Farming (nome anglofono, realtà comunque italiana che ha appena vinto la Call for Ideas legata al programma #waterevolution Innovate H2O,) che sta lavorando su il Living Farming Tree, orto automatizzato high-tech, che consente la coltura di piante medicinali e aromatiche tramite l’esperienza interattiva IoT (Internet of Things), basata su processi di gamification o come Bluetentacles (anche questa realtà comunque italiana) che lavora su soluzioni tecnologiche in grado di irrigare secondo le dinamiche dell’agricoltura di precisione, applicandole a impianti preesistenti che adottano turni a schedulazione oraria.

Grazie all’integrazione di parametri climatici e ambientali, alla sensoristica di campo e a un sistema di supporto alle decisioni, Bluetentacles sarebbe in grado di irrigare quando davvero è necessario.

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Giornata della Terra 2019, le iniziative in suo favore

giornata della terra 2019

Il 22 aprile si festeggia la Giornata della Terra 2019, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite e celebrata in tutto il mondo per ricordarci che non esiste un pianeta B e che dobbiamo adoperarci ogni giorno per salvare la casa in cui viviamo.

L’evento mondiale cade un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera e vede coinvolte circa un miliardo di persone in 193 Paesi: la celebrazione vuole alzare la sensibilità dei cittadini verso la protezione dell’ambiente e la salvaguardia della Terra, ma è anche l’occasione per valutare le diverse problematiche del pianeta, che riguardano l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.

In Italia, in particolare a Roma, la Giornata della Terra 2019 sarà inaugurata dal Concerto per la Terra sulla Terrazza del Pincio e celebrata poi nell’arco di 5 giorni, dal 25 al 29 aprile, nei quali si alterneranno eventi sportivi, concerti, esposizioni, mostre, convegni, spettacoli, laboratori didattici e attività per bambini.

Si tratta della manifestazione ambientale più grande d’Italia a cui l’Associazione ForumAmbientalista è vicina e che sostiene convintamente: queste iniziative infatti possono servire a mantenere alta l’attenzione sulle questioni ambientali, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente.

Vanno segnalate a questo proposito i diversi incontri e dibattiti sugli obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e sulle 5P della sostenibilità (Peace, Prosperity, Partnership, Planet e People) che si terranno nelle giornate dedicate all’evento, come pure il Festival Educazione alla Sostenibilità rivolto alle giovani generazioni e il lancio della campagna di sensibilizzazione #4women4earth in cui si dibatterà sul parallelismo tra la violenza di genere e la violenza sul pianeta.

Temperature in aumento: il monito della Giornata della Terra 2019

La temperatura globale del pianeta rischia di salire di 4,5 gradi centigradi se non saranno ridotte le emissioni di Co2 entro la fine di questo secolo e l’Italia, secondo il Wwf, può ridurre le emissioni chiudendo le centrali a carbone entro il 2025.

Sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della sostenibilità e della tutela dell’ambiente, fare analisi puntuali degli scenari odierni e proporre soluzioni concrete è importantissimo: lo è però anche adottare e fare adottare comportamenti virtuosi, tutti i giorni.

La difesa del Pianeta, infatti, passa anche dalle abitudini quotidiane, ma quali atteggiamenti ecologicamente responsabili, possiamo assumere tra le mura domestiche?

In occasione della Giornata Mondiale della Terra 2019 anche le aziende – InSinkErator, che produce sistemi casalinghi per lo smaltimento dei rifiuti, ma anche Green Genius che opera nel mercato delle rinnovabili – propongono semplici regole per una famiglia green.

  • limitare l’utilizzo della plastica – che dopo acciaio e cemento è il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra – tornando a usare bottiglie di vetro o borracce
  • installare in cucina rubinetti di ultima generazione per non sprecare l’acqua – in Italia quasi la metà del volume di acqua prelevata alla fonte (47,9%) non raggiunge gli utenti finali, a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione. A queste perdite, si aggiungono le migliaia di litri sprecate per le cattive abitudini di molti
  • spegnere la luce quando non la si utilizza – circa l’80% del consumo totale di energia elettrica nel settore domestico è dovuto all’illuminazione (dati Enea)
  • passare all’energia verde – sfruttando l’energia solare, ora davvero alla portata di tutti (ci sono aziende che sostengono direttamente l’investimento economico per acquistare i pannelli solari, occuparsi delle procedure burocratiche e coprire i costi di manutenzione dell’impianto)
  • piantare più alberi – la deforestazione rende indispensabile darsi da fare per rimpolpare il polmone verde del pianeta, partendo dal proprio giardino, o prendendo parte a un progetto più grande, per esempio attraverso progetti come quello di Treedom
  • imparare a riciclare – vetro, plastica, legno e carta, ma anche vecchi abiti e tessuti: ogni materiale è una preziosa fonte da recuperare dando sfogo alla propria creatività

Insomma la Giornata della Terra 2019 lascia ampio spazio alla voglia di ognuno di dare una mano alla salvaguardia dell’ambiente; ci si può però aggregare ad altri per ottenere un effetto più potente.

Per esempio aderendo alla campagna #ExploreMode lanciata da The North Face per motivare le persone a disconnettersi da PC e smartphone e uscire di casa per godersi l’esplorazione e immergersi nella natura.

Al centro di questa iniziativa, la petizione online lanciata dal brand per rendere la Giornata della Terra una festa nazionale in tutto il mondo e celebrare così l’amore per il nostro pianeta offrendo alle persone il tempo libero da dedicare alla scoperta delle sue bellezze.

Tutti si meritano un po’ di tempo per entrare in contatto con la natura che ci circonda: firmando la petizione sarà possibile contribuire affinché il 22 aprile venga dichiarato festa nazionale in tutto il mondo e possa così essere un’occasione da dedicare alla natura!

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Consumi di energia elettrica in Italia a marzo 2019

marzo 2019 febbraio 2019 - gennaio 2019 - dicembre 2018 - novembre 2018 - ottobre 2018 - agosto 2018 - consumi di energia elettrica

Nel mese di marzo 2019, , secondo quanto rilevato dal gestore nazionale Terna, la domanda di elettricità in Italia è stata di 26,4 miliardi di kWh, in flessione del 5,1% rispetto allo stesso mese del 2018.

L’andamento della domanda ha risentito dell’effetto calendario e temperatura: quest’anno, infatti, marzo ha avuto un giorno lavorativo in meno (21 contro 22) e una temperatura media mensile superiore di circa 1,6°C rispetto a marzo del 2018.

Il dato destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura, porta a una variazione della domanda elettrica di marzo pari a -3,1%.

La domanda del primo trimestre del 2019 assume quindi un trend negativo (-1%) rispetto al corrispondente periodo del 2018. In termini rettificati la variazione è pari a -0,8%.

Marzo 2019: la richiesta di energia in Italia

A livello territoriale la variazione tendenziale di marzo 2019 è risultata ovunque negativa: -5% al Nord e al Sud, -5,3% al Centro.

In termini congiunturali, il valore destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura dell’energia elettrica richiesta a marzo 2019 ha fatto registrare una variazione negativa (-1,1%) rispetto al mese precedente (febbraio 2019). Questo risultato porta il profilo del trend su un andamento decrescente.

Nel mese di marzo 2019 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’85,7% con produzione nazionale e per la quota restante (14,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (22,8 miliardi di kWh) è risultata in calo rispetto a marzo 2018 (-2,9%).

Prosegue la forte crescita della fonte di produzione fotovoltaica (+41,2%). Stabile la produzione eolica (+0,5%), in diminuzione tutte le altre fonti (idroelettrica -33,6%; geotermica -2%; termica -2%).

L’analisi dettagliata della domanda elettrica mensile provvisoria del 2019 e del 2018 è disponibile nella pubblicazione Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico, consultabile alla voce Sistema elettrico – Dispacciamento – Dati esercizio.

Andamento mensile dei consumi di energia elettrica in Italia

Di seguito il dettaglio del consumo di energia elettrica in Italia dei mesi scorsi:

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Sustainable travel report 2019: i viaggiatori cercano la sostenibilità

Sustainable travel report 2019
immagine di Kourosh Qaffari

È il momento di agire e di fare scelte sostenibili per preservare il nostro Pianeta per le generazioni future e contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici: per il 72% dei viaggiatori intervistati per il Sustainable travel report 2019 è fondamentale.

Non abbiamo più molto tempo per agire infatti: secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite l’umanità ha poco più di dieci anni di tempo per contenere l’aumento della temperatura globale della terra entro 1,5°C ed evitare, superandolo, un aumento esponenziale del rischio di inondazioni, siccità e ondate di caldo estremo.

Più della metà degli intervistati afferma pertanto di essere più motivato a fare scelte sostenibili per i propri viaggi rispetto a un anno fa; ma non è tutto oro… infatti esistono ancora numerosi ostacoli da superare, in primo luogo la mancanza di conoscenze e di opzioni disponibili.

I risultati della ricerca diffusi nel Sustainable travel report 2019 – realizzato da Booking.com – sono piuttosto omogenei indipendentemente dall’età dei partecipanti, anche se i più convinti della necessità di un’azione immediata sono quelli della fascia d’età 46-55 anni (74%), seguiti dai millennial (71%).

I soggiorni sostenibili sono sempre più richiesti e l’anno prossimo circa tre quarti (73%) dei viaggiatori vorrebbe provare almeno una volta una struttura ecosostenibile o green.

Per il quarto anno consecutivo il Sustainable travel report 2019 di Booking.com ha registrato un aumento di questo valore in particolare, che è passato dal 62% del 2016 al 65% nel 2017, fino ad arrivare al 68% nel 2018.

Inoltre, il 70% degli intervistati dichiara che prenoterebbe più volentieri una struttura, se sapesse che è ecosostenibile, sia che cerchi appositamente o meno un alloggio di questo tipo.

Tuttavia, quando si tratta di individuare una struttura sostenibile, circa i tre quarti (72%) dei viaggiatori dichiara di non essere al corrente dell’esistenza di ecolabel (ovvero marchi che identificano servizi a basso impatto ambientale) per le strutture ricettive, mentre oltre un terzo (37%) afferma che la presenza di un’ecolabel stabilita da standard internazionali lo spingerebbe a scegliere alloggi eco-friendly.

Il 62% infine conferma che soggiornare in una struttura ricettiva dotata di ecolabel lo farebbe sentire meglio.

Quali sono gli ostacoli riscontrati dai viaggiatori ed espressi nel Sustainable travel report 2019

Le buone intenzioni, da sole, non bastano e fare turismo green non è sempre facile. Il report infatti evidenzia anche gli ostacoli principali che le persone incontrano sulla strada delle scelte sostenibili.

tabella 1 - Sustainable travel report 2019

Secondo gli intervistati, le aziende che operano nel settore dei viaggi giocano un ruolo importante per quanto riguarda questo tema: il 71% infatti pensa che dovrebbero offrire più opzioni sostenibili, mentre circa la metà (46%) riconosce che fare scelte sostenibili è più difficile quando si va in vacanza, rispetto alla vita di tutti i giorni. Circa un terzo (31%) pensa che le vacanze siano un momento speciale, durante il quale non vuole preoccuparsi della sostenibilità.

I visitatori sarebbero più incoraggiati a viaggiare in modo sostenibile se avessero degli incentivi economici (per esempio meno tasse) nel momento in cui scelgono opzioni ecosostenibili (46%), oppure se potessero usare filtri ecosostenibili quando prenotano online (45%).

Una volta a destinazione, oltre la metà dei viaggiatori (52%) dice di aver modificato le proprie abitudini a favore di una maggiore sostenibilità, per esempio camminando, andando in bici o facendo escursioni ogni volta possibile.

Inoltre, il 68% delle persone vorrebbe che i soldi spesi nelle meta scelta andassero a favore delle comunità locali. Circa i tre quarti (72%) dei viaggiatori vuole vivere esperienze autentiche che rappresentino la cultura locale, mentre due persone su cinque (41%) vorrebbero che le compagnie di viaggio dessero loro consigli per viaggiare in modo più sostenibile e il 56% degli intervistati coglierebbe volentieri la possibilità di compensare le emissioni di Co2 del proprio soggiorno, se avesse l’occasione di farlo.

Come è stata condotta la survey

La ricerca è stata svolta in modo indipendente su un campione di partecipanti adulti con almeno un viaggio all’attivo nei 12 mesi precedenti o in programma nei 12 mesi successivi. In totale hanno risposto 18.077 persone provenienti da 18 mercati diversi (oltre 1.000 da Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Corea del Sud, Spagna, Taiwan, Regno Unito, Stati Uniti e 883 partecipanti da Israele). I partecipanti hanno risposto a un sondaggio online tra febbraio e marzo 2019.

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Vi interessa lavorare in Antartide?

lavorare in antartide

Vi interessa lavorare in Antartide? Se questa località come meta di lavoro vi stuzzica e siete astronomi o chimici, oppure ancora fisici dell’atmosfera, o medici (area dell’emergenza), potete prendere in considerazione il nuovo bando Enea che cerca addetti per la base scientifica internazionale Concordia, per il periodo novembre 2019 – novembre 2020.

A queste figure se ne aggiungono anche altre: un elettronico della scienza, un tecnico ICT/radio, un elettricista/elettrotecnico, un meccanico veicoli.

Fino al 6 maggio è possibile inviare le candidature tecnico-scientifiche.

Enea precisa che le figure professionali che non sarà possibile reperire tra i pubblici dipendenti verranno assunte per lavorare in Antartide tramite forme di collaborazione temporanea.

La stazione italo-francese di Concordia si trova all’interno del continente antartico a oltre 3.200 metri di altezza, dove le temperature (esterne) vanno raramente sopra i -25°C mentre in inverno precipitano a -80°C (le stagioni sono invertite rispetto alle nostre).

Le spedizioni del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) sono finanziate dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e vengono gestite dall’Enea per la programmazione e l’attuazione logistica e dal CNR.

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Un Bando di Fondazione Cariplo per chi combatte la plastica

bando fondazione cariplo

950mila euro per progetti anti-plastica. Entro le ore 17 del 23 luglio (ma l’invito è di non inviare la documentazione all’ultimo minuto!) è possibile partecipare a un nuovissimo bando di Fondazione Cariplo finalizzato a sostenere iniziative in partenariato capaci di ridurre i rifiuti in plastica, soprattutto quelli usa e getta o monouso.

Obiettivo dichiarato: agire sul cambiamento dei modelli di consumo e delle abitudini di acquisto da parte di cittadini, pubbliche amministrazioni e imprese e sulla valorizzazione delle filiere di riuso, recupero e riciclo.

Elena Jachia, direttore area ambiente di Fondazione Cariplo è chiara: “Questo bando è una sfida. Ci sentiamo in dovere di provare a invertire l’approccio uso e getta di produzione e limitare il consumo. Siamo in emergenza per pervasività dei rifiuti abbandonati nell’ambiente soprattutto quelli di plastica“.

È una questione di responsabilità “il littering da plastica non investe in maniera terrificante i nostri territori (Fondazione Cariplo agisce su Lombardia, Verbano cusio e Ossola – ndr) ma siamo consapevoli delle nostre responsabilità, anche rispetto a un esempio da dare ad altre aree territoriali“.

E poi è un cerchio che si chiude, da sempre Fondazione Cariplo ha investito sull’ambiente: “parchi, acque fluviali, biodiversità sono minacciati dalla troppa plastica“.

Cambiare comportamento e aiutare i cittadini a essere parte attiva è la base di questo bando che vuole anche facilitare il dialogo tra diversi attori: organizzazioni no profit, pubblico, privati e consorzi.

Non esiste un’unica soluzione al problema plastica” riprende la Jachia come a indicare delle linee guida del bando “non si tratta di sostituire un materiale con un altro, un imballaggio con un altro“.

L’appello della Jachia è di “lasciarsi contaminare dalla fantasia che dal nostro punto di vista una generazione di giovani sta riconoscendo“.

Spazio ai giovani quindi e alla fantasia. Prevenzione ed economia circolare sono le parole chiave.

Consigli per portare a casa il bando di Fondazione Cariplo

Un’occhiata alla direttiva europea sulla plastica può fare bene, ma il consiglio è anche quello di andare anche oltre (la direttiva europea tra l’altro ancora al vaglio del consiglio è più volte stata criticata per i suoi limiti sia temporali che sulla tipologia di prodotti: la plastica è ovunque e la si getta con troppa facilità).

Non solo tematiche di sensibilizzazione” consiglia Matteo Barbato del team Ambiente di Fondazione Cariplo e referente del bando “l’azione principale deve essere incentrata su azioni concrete replicabili e scalabili“.

Ecodesign, nuove tecnologie (quelle digitali anche, ma non solo) e sistemi di consumo. Il tutto prevedendo azioni di monitoraggio per quantificare e monitorare le pratiche messe in campo con la sovvenzione del bando.

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Avis Budget e le nuove forme di noleggio auto

avis budget group

Avis Budget, sì quella del noleggio auto, tallonata forse dai nuovi mille modi di muoversi (car sharing, bike sharing tradizionale ed elettrico) ha deciso che il 2020 sarà l’anno della sostenibilità.

A diversi livelli: ambientale (aumenteranno le auto elettriche e ibride), intermodale (scendi dal treno, sali su un’auto di Avis Budget) e “as a service” (ogni auto a noleggio sarà connessa ovunque e comunque).

La strada, già intrapresa veramente in questi primi mesi del 2019, non la farà da sola, ma attraverso delle partnership. Anche qui in Italia.

Lo dice GianLuca Testa, managing director southern region di Avis Budget Group. Il manager è arrivato a Milano dove presso la sede del Milan (che è cliente) il suo team ha presentato una nuova App: quella che permetterà di fare un primo miglio verso un experience di noleggio nuova, smart appunto.

Perché con un clic, o poco più, prenoti e paghi la tua macchina a noleggio. Sì, proprio come quando cerchi e trovi quella in sharing.

È questo, insomma, il primo passo della strategia dove anche tutte le auto Avis saranno “un indirizzo Ip: così potremo anche dare informazioni ai Comuni” dice Testa che vorrebbe le municipalizzate tutte come Milano “sullo stato del traffico e della viabilità“.

Ma ad Avis Budget interessa anche dare un’offerta a basso impatto ambientale. Il parco auto di oggi è sulla buona strada. Almeno, per quanto riguarda le Euro 6.

Lavoriamo fianco a fianco con le case automobilistiche” commenta Testama siamo aperti anche a chi sviluppa le infrastrutture. Le stesse che serviranno per ricaricare le auto elettriche della nostra fotta. Insomma, dobbiamo fare sistema“.

Al momento Avis sta parlando con Enel, ma non si fa cenno ad alcuna esclusiva.

Le centraline di ricarica sono un tema fondamentale anche perché quando prendi a noleggio l’auto la riconsegni con il serbatoio pieno di carburante. Quindi che fai? Dove fai il pieno di ricarica elettrica? Di sicuro non sono sufficienti i garage di Avis che però svolgono un’altra importante funzione: fanno fleet management come si deve (altro che la situazione delle car sharing).

Non arriva per ultimo neppure il mobility as a service. Facendo riferimento a quello che già succede negli States, Testa racconta che Avis è addirittura partner di Uber.

E qui sapete cosa succede? Che si dà lavoro agli autisti. Ovvero, io posso guidare per te cliente, ma mi manca l’auto. Ottimo: noleggiamola. Ecco, quello che piace di Avis Budget è che non se ne fa sfuggire una. Tanto che, sempre negli Usa, l’azienda ha addirittura acquistato una società che fa car sharing (si chiama Zipcar). Chapeau!

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C’è una task force per combattere le fake news chemofobiche

chimica - chemofobia

La chemofobia in parte si fonda su istinti irrazionali e in parte trova sostegno in alcuni eventi teoricamente rilevanti, associati, per esempio, a disastri ambientali che hanno coinvolto alcune industrie chimiche

Una task force per combattere le fake news sulla chimica. L’ha voluta la Società Chimica Italiana, organizzazione scientifica, fondata nel 1909, che annovera oltre tremilacinquecento iscritti.

Perché è nel Dna di questa realtà favorire e incrementare la ricerca scientifica in tutti i campi della chimica. E ora pare necessario iniziare seriamente a combattere le bufale che sulla chimica si diffondono. Con diverse sfumature. Anche a livello di marketing.

Valentina Domenici docente del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa è entrata recentemente nella task force (di cui fanno parte anche Sara Tortorella, Stefano Cinti, Valeria Costantino, Elena Lenci, Adriano Intiso, Alberto Zanelli e Luciano D’Alessio) e subito mette in guardia: in giro c’è tanta chemofobia.

Quali sono le fake news che hanno creato più danno e come le avete scoperte e spiegate?

Tra le fake news relative alla chimica, quelle più diffuse e di impatto sull’opinione pubblica, sono legate alle scie chimiche. Queste hanno avuto e ancora hanno grande risonanza soprattutto in rete e sui social. I chimici e in generale gli scienziati cercano di spiegare in modo più chiaro e semplice possibile l’origine scientifica di questi fenomeni.

Purtroppo, però, queste spiegazioni talvolta sono ritenute insufficienti, soprattutto da parte di chi è più propenso a farsi influenzare da idee complottiste e in generale preferisce tenere atteggiamenti anti-scientifici e irrazionali. Per rispondere alle fake news, non sempre bastano le spiegazioni tecnico-scientifiche, e questo i comunicatori della scienza e gli scienziati lo sanno molto bene.

Il lavoro da fare quindi non è semplice e si pone obiettivi più a lungo termine. In passato un’altra fake news ha destato piuttosto scalpore, quella della cosiddetta neve chimica: si diceva che venisse prodotta artificialmente inserendo all’interno nanoparticelle magnetiche e che avesse lo scopo di inquinare l’ambiente e addirittura manipolare le persone.

Anche in questo caso, purtroppo, a prevalere erano atteggiamenti complottisti, associati a una diffusa sfiducia nelle istituzioni, tra le quali veniva considerata anche la stessa comunità scientifica. Per contrapporsi a queste idee sbagliate o addirittura folli, dal punto di vista scientifico assolutamente insensate, è necessario un lavoro lungo e un impegno collettivo da parte di tutti gli scienziati, ma anche di altri attori, come la scuola, i media e, non ultimo, la politica.

Oltre alle fake news più note, ci sono anche le notizie o informazioni sbagliate, che hanno generalmente un minore impatto sull’opinione pubblica, ma sono altrettanto gravi, perché per esempio, possono creare un allarmismo ingiustificato o portare le persone ad assumere comportamenti dannosi per se stessi e per gli altri.

La questione è culturale o peggio ancora, di marketing?

Il problema è certamente su entrambi i livelli, uno culturale e uno, più specifico, legato alle prassi del marketing. Dal punto di vista culturale, i chimici hanno coniato una parola per descrivere l’attitudine generale nei confronti della chimica. Si tratta della parola chemofobia, che letteralmente significa avversione irrazionale o pregiudizio nei confronti della chimica e di tutto ciò che può definirsi chimico.

La chemofobia in parte si fonda su istinti irrazionali e in parte trova sostegno in alcuni eventi teoricamente rilevanti, associati, per esempio, a disastri ambientali che hanno coinvolto alcune industrie chimiche. La questione dell’immagine della chimica nella società è di fatto molto complessa perché possono essere individuate varie origini.

Nel caso delle giovani generazioni alcuni studi recenti hanno mostrato che la diffidenza nei confronti della chimica non è l’atteggiamento dominante ma, là dove presente, sembra essere associato a una scarsa conoscenza di base della chimica o a esperienze non positive in ambito scolastico. Da qui l’importanza e il ruolo della scuola.

L’avversione nei confronti della chimica spesso è associata ad alcuni concetti sbagliati, che non hanno alcun fondamento scientifico, e che vanno a sostituire concetti scientificamente corretti. Per questo motivo il ruolo dell’educazione e in generale dell’insegnamento della chimica nelle scuole è fondamentale per evitare la diffusione di concetti completamente sbagliati.

Dal punto di vista del marketing, del resto, esistono alcune associazioni o concetto sbagliati che sono sfruttati per scopi economici, come l’associazione tra il termine chimico e artificiale, tossico, nocivo, adulterato, in netta contrapposizione con l’aggettivo naturale, che nell’immaginario comune ha prevalentemente accezioni positive e rassicuranti.

Su questa associazione-contrapposizione, che non ha nessun fondamento scientifico, alcune aziende operanti nel settore alimentare, hanno basato il loro marketing, adottato la dicitura chemical-free, o zero chimica o senza sostanze chimiche. Queste affermazioni sono chiaramente prive di senso da un punto di vista scientifico, ma sono introdotte volutamente per far leva sull’atteggiamento diffuso di chemofobia e alzare le vendite.

Il settore alimentare, come molti potranno facilmente verificare, è quello che registra attualmente il maggior numero di esempi di uso commerciale di questa idea sbagliata. Questo esempio tra l’altro dimostra come le due cose, l’aspetto culturale e quello del marketing, siano collegate tra loro.

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Elezioni Europee del 26 maggio: scegliamo candidati attenti all’ambiente

elezioni europee 2019

Il prossimo 26 maggio i 28 Stati membri dell’Unione Europea – con l’incognita del Regno Unito che sta affrontando un difficile cammino per la Brexit – parteciperanno alle Elezioni Europee

La scelta è nostra. È nelle nostre mani. Ed è solo recandoci a eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo il 26 maggio che potremo chiudere il cerchio sui bisogni ambientali dell’Italia. Sta a noi capire chi possa essere il più attento e deciso sui temi ambientali.

Ma come sceglierli? Incontrandoli. Ieri a Roma il Wwf ha messo alcuni politici di fronte a un rapporto che l’associazione ha redatto e presentato.

Si tratta del dossier Italia chiama Europa – L’Ambiente ritrovato. Presso la sede nazionale del Wwf a Roma c’erano Stella Bianchi del PD; l’on. Matilde Siracusano di Forza Italia; l’on. Eleonora Evi europarlamentare del M5s; Elena Grandi co-portavoce dei Verdi; Emanuele Pinelli di +Europa; l’on. Elena Lucchini capogruppo della Lega in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati; Serena Pellegrino, responsabile Ambiente Sinistra Italiana.

Al loro fianco due giovani del movimento Friday For Future – FFF: Eugenia Aguilar Jareguei e Marianna Panzarino.

L’incipt del Wwf è che l’Italia deve fare di più. Molto di più anche per uscire velocemente, e poi non ricadere, dalle 17 procedure di infrazione aperte che si aggiungono alle 43 istruttorie in corso, per non dover più pagare le multe europee che a oggi sono pesate ben 548 milioni di euro, dei quali più di 204 solo per le discariche abusive, oltre 151 per la gestione dei rifiuti in Campania e 25 per il mancato trattamento delle acque reflue urbane.

Siamo più che convinti che le norme e gli standard ambientali comunitari non siano calati dall’alto, ma ci possono proteggere. Ne va della nostra vita e del nostro lavoro.

Perché solo con l’attenzione all’ambiente e la svolta green si può essere vivi e competitivi: ricordiamo che i posti di lavoro verdi hanno registrato una crescita dal 2000 al 2015 di ben 7 volte superiore a quella del resto dell’economia (nonostante la crisi esplosa nel 2008).

C’è tanto da fare dopo le Elezioni Europee e ne siamo ben consci, trattando questo argomento ogni giorno: c’è da lavorare sulla qualità dell’aria (per il mancato rispetto dei limiti per il Pm10 e delle soglie massime per il biossido di azoto), sulla gestione dei rifiuti (con le procedure di infrazione aperte sulla gestione dei rifiuti urbani, delle discariche, dei rifiuti pericolosi e dell’emergenza rifiuti in Campania), sulla gestione delle acque interne e marine (con le procedure di infrazione aperte sulla mancata depurazione delle acque reflue urbane, per la non corretta applicazione della Direttive Acque e Alluvioni e sull’Ambiente marino) e per una migliore tutela degli ecosistemi (come dimostrano le procedure di infrazione sulla governance e la conservazione della Rete Natura 2000).

Fondamentale inoltre educare gli italiani a diminuire il proprio impatto ambientale. Che vuol dire sviluppare la cultura dell’ambiente in ogni modo.

Come prepararsi al voto per le prossime Elezioni Europee

In vista delle prossime elezioni europee, il Wwf propone 10 mosse per mettere l’Italia al passo con l’Europa. Ve le riportiamo condividendole.

  1. C’è bisogno di dare finalmente gambe e concretezza alla Strategia per lo Sviluppo Sostenibile e introdurre indicatori di impatto ambientale nella contabilità nazionale, territoriale e di impresa che includano il capitale naturale, oltre che recepire al più presto la nuova Direttiva per il bando di 10 oggetti fatti con plastica monouso, visto che l’Italia ha un elevata quota di riciclo (43,5% rispetto alle media europea del 30%), ma il 40% della plastica finisce ancora nei termovalorizzatori e il 16,5% in discarica
  2. Il nostro Paese deve dotarsi entro l’anno di un Piano Nazionale Energia e Clima che faccia scelte chiare, ambiziose e operative su fonti rinnovabili, efficienza e risparmio energetico e confermi l’uscita dal carbone entro il 2025. Inoltre va approvata una Strategia nazionale a lungo termine per arrivare al più presto, e comunque prima del 2050, a zero emissioni nette di gas serra per contribuire a contenere l’aumento febbre del pianeta entro 1,5 gradi centigradi. In Italia le emissioni totali di gas serra sono diminuite al 2016 del 17,5% rispetto al 1990, ma preoccupa il fatto che siano tornate ad aumentare ogni anno a partire dal 2014, soprattutto a causa dei trasporti
  3. L’Italia deve rilanciare la Strategia Nazionale per la Biodiversità, puntando su una migliore governance dei parchi nazionale e regionali, utilizzando lo strumento di co-finanziamento dei PAF (Pioritise Action Framework) per migliorare la tutela della Rete Natura 2000 (che copre il 19,3% della superficie terrestre e il 3,8 di quella marina), tenendo in considerazione che, come ricordato dal Wwf, il nostro Paese ha il primato in Europa per la ricchezza della sua biodiversità con ben 57.468 specie animali (l’8,6% delle quali endemiche) e 8.000 specie vegetali (il 13% endemiche) presenti nel nostro territorio
  4. Per tutelare meglio i nostri mari bisogna attuare pienamente la Strategia Marina Nazionale, incrementando il numero di SIC (Siti di Interesse Comunitario) marini e rafforzando il numero e il ruolo delle aree marine protette (AMP), visto che siamo ben lontani del target del 10% di superficie marina protetta, visto che le acque territoriali italiane tutelate dalle AMP si attesta allo 0,5% che raggiunge l’8% solo se si include il Santuario internazionale Pelagos per la tutela dei cetacei, che però non ha un proprio ente di gestione
  5. Si deve anche porre fine al sovrasfruttamento degli stock ittici utilizzando virtuosamente i Fondi europei per la pesca (FEAMP) e contrastando la pesca illegale e non regolamentata, considerando che oltre l’80% degli stock ittici europei subisce elevati livelli di sovrasfruttamento e favorendo il settore della piccola pesca (che costituisce il 70% della flotta peschereccia italiana impiegando 13mila addetti), più colpito e quindi più sensibile alla co-gestione sostenibile della pesca
  6. Il nostro Paese deve sostenere, inoltre, una riforma della Politica Agricola Comune (PAC) post 2020 che assicuri eco-schemi obbligatori per gli Stati membri, destinando a essi il 30% delle risorse disponibili e conseguendo l’obiettivo del 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) certificata in agricoltura biologica entro il 2030 e sostenendo anche il presidio delle aziende agricole presenti nella Rete Natura 2000 destinando almeno il 10% dei fondi dello sviluppo rurale alla gestione della Rete. Secondo le rilevazioni della RRN/WWF, le aziende agricole in Natura 2000 sono oltre 214mila con una SAU di oltre 1,5 milioni di ettari
  7. Bisogna fare anche sforzi ulteriori per favorire un’agricoltura pulita dando piena attuazione alla Direttiva Nitrati e approvando un nuovo Piano d’Azione Nazionale Pesticidi che indichi severe regole per il loro uso e distanze minime obbligatorie di sicurezza dalle abitazioni e dalle colture biologiche e per ridurre il loro impiego nei siti della Rete Natura 2000, visto che le misure di conservazione introdotte sin dal 2015, come rilevato dal Wwf, per il 98,5% dei casi non sono conformi a quanto stabilito dal vecchio PAN sull’uso dei fitofarmaci, scaduto il 17/2/2019
  8. Si persegua seriamente l’obiettivo, stabilito dalla Direttiva Quadro Acque per il conseguimento del buono stato ecologico delle acque entro il 2025 e si mettano al centro della pianificazione dei distretti idrografici e nella definizione delle priorità di intervento nazionali le Autorità di Bacino, visto che solo il 43% dei 7.494 fiumi italiani monitorati è in buono stato di salute mentre solo il 20% dei 247 laghi ha conseguito questo obiettivo, mentre negli ultimi 50 anni, come attestato dal Wwf, abbiamo consumato il 7,3% del suolo nelle aree a rischio elevato e il 10,5% di quelle a maggior rischio
  9. Abbiamo anche bisogno di una strategia pluriennale a sostegno dell’economia circolare che punti all’innovazione dei processi produttivi e alla responsabilizzazione del consumatore, visto che pur essendo considerata l’Italia da Eurostat uno dei Paesi europei con le migliori performance di circolarità, siamo in difetto sulla raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici, come siamo in ritardo sulla raccolta e trattamento della frazione organica, mentre abbiamo solo disposizioni locali sui tessili e sui rifiuti da demolizione
  10. Bisogna dare nuovo rilancio anche alle iniziative che favoriscono l’end of waste, ferme alla fine degli anni ’90, e introdurre forme di responsabilità estesa del produttore (EPR), utilizzando anche la leva fiscale per penalizzare l’uso inefficiente di materiali e di energia, considerando che ancora oggi il 23% dei rifiuti italiani finiscono in discarica mentre si avvicina l’obiettivo della riduzione allo 10% al 2035 e ancora si discute degli inceneritori, quando il nostro Paese è il terzo Paese in Europa per numero di questi impianti (in Italia sono attivi sono 88 gli impianti di incenerimento di rifiuti speciali, 3.672 impianti di recupero di energia da rifiuti speciali e 50 per rifiuti urbani)

Ecco come si voterà il 26 maggio

I seggi per le elezioni europee si apriranno dalle ore 7 alle ore 23 di domenica 26 maggio; l’Italia è stata divisa in cinque circoscrizioni elettorali: nord-occidentale (circ. I), nord-orientale (circ. II), centrale (circ. III), meridionale (circ. IV), insulare (circ. V).

Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda un segno X sul simbolo della lista prescelta. Si potranno esprimere fino a tre preferenze per candidati della stessa lista.

Nel caso si esprimano tre preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso pena l’annullamento del voto.

I cittadini italiani residenti all’estero – se decideranno di non votare per la nazione in cui risiedono – potranno esprimere la loro preferenza nelle elezioni europee presso le sezioni elettorali istituite dagli Uffici Consolari votando per le liste dei candidati italiani presentate nella circoscrizione alla quale appartiene il proprio Comune di iscrizione elettorale.

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Quell’asparago è da riscoprire perché fa bene all’uomo e all’ambiente

asparago

L’asparago è una pianta ancora tutta (o molto) da scoprire e che potrebbe avere un bel ruolo in tema di economia circolare: “uno studio commissionato di recente all’Università degli studi di Ferrara, seguito dalla facoltà di chimica degli alimenti, è finalizzato a dare valore sia al prodotto principale, l’asparago verde, sia allo scarto primario di lavorazione, ovvero il codino che di fatto rappresenta circa il 20% del prodotto raccolto in campo” spiega Lorenzo Moro, sales and export di Primo AsparagoNella prima fase dello studio sono stati approfonditi gli aspetti organolettrici e nutrizionali analizzando le diverse parti dell’asparago, dalla punta al fusto alla parte finale e infine il codino verificando che la maggior concentrazione di sostanze nutritive è nella punta e quindi sconsigliandone un utilizzo diverso rispetto a quello commestibile, cosi come nella parte centrale e nello scarto sono presenti interessanti quantità di fibre nobili e di sostanze utili quali integratori o coadiuvanti alimentari motivandone e consigliandone un ulteriore approfondimento“.

Vale la pena quindi coltivarlo. Come ci racconta Moro (incontrato durante la design week presso Cascina Cuccagna), che ha fatto della coltivazione dell’asparago la propria specializzazione.

L’analisi sugli scarti studiata nel progetto dell’Università di Ferrara prevede diverse fasi per valutare la trasformazione e le modificazioni chimiche degli alimenti presenti nei codini e negli scarti di prima lavorazione relativamente al tempo di giacenza prima di essere raccolto e lavorato (o smaltito). Poi gli studi si concentreranno sulla fibra presente che di fatto, con l’acqua costituisce il 98%, del codino.

La fibra solubile” spiega ancora Morocomprende carboidrati particolari (quali le pectine) e si caratterizza per alcuni importanti benefici che la rendono parte integrante di qualunque regime dietetico equilibrato“.

Dai primi risultati della ricerca la fibra solubile di cui sembra ricco il codino di asparago favorisce il mantenimento nell’intestino di un pH che rallenta la crescita della flora batterica nociva ed esalta la proliferazione della flora batterica benefica, creando effetto prebiotico (non vengono quindi assorbite dall’organismo ma utilizzate dalla flora intestinale).

La nutraceutica dell’asparago si arricchisce di ulteriori conferme. La ricerca dell’Università di Ferrara punta ad analizzare insulina e pectine che non presentano attività prebiotica ma come fibra solubile riducono l’assorbimento dei nutrienti.

È pertanto utile nelle diete ipocaloriche (finalizzate a ridurre il peso corporeo)” ricorda Moroe nel contrastare l’iperglicemia (riscontro di valori elevati di glicemia nel sangue) e l’iperlipidemia (aumento del livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue)“.

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