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Turismo invernale a rischio, come si devono proteggere gli operatori turistici?

turismo invernale
foto di Daniel Frank (Pexels)

Temperature sempre più elevate in montagna a causa dei cambiamenti climatici, con conseguente scomparsa della neve, una riduzione dei ghiacciai e, di conseguenza, un impatto economico sul turismo invernale: come possono proteggersi gli operatori turistici?

La situazione climatica è sotto gli occhi di tutti: temperature sempre più alte – nelle scorse settimane si è toccato il record persino negli emisferi Artico e Antartico – con precipitazioni sempre più scarse ma violente.

Lo zero termico si alza sempre più – dato meteorologico che indica l’altitudine in cui la temperatura è di 0°C – e questo è causa della mancanza di neve nelle località turistiche invernali.

L‘impatto ambientale è enorme, perché laddove l’acqua c’è, gli impianti di innevamento artificiale ne utilizzano una quantità enorme per rendere le piste da sci praticabili. Praticabili ma certamente non sostenibili…

Ma anche l’impatto economico non è da sottovalutare; i cambiamenti climatici mettono a dura prova anche le attività degli operatori del turismo invernale, che devono cominciare a pensare a come proteggere i loro profitti dall’aumento delle temperature.

Non è un problema da poco visto che il tema delle perdite economiche dovute ai cambiamenti climatici è rilevante; a questo proposito un nuovo studio della Cass Business School di Londra ha presentato una metodologia per indicare agli operatori del turismo invernale come proteggersi dal rischio di una diminuzione del numero di visitatori verso le destinazioni sciistiche e di una perdita di entrate.

Per Laura Ballotta, docente di Matematica Finanziaria presso la Cass Business School, “il turismo invernale è vitale per le regioni alpine, non solo per quanto riguarda gli impianti per gli sport sulla neve, ma anche per le opportunità di alloggio, ristorazione, intrattenimento e vendita al dettaglio che ne derivano. Le temperature più elevate riducono ogni anno l’altezza della neve, il che potrebbe avere importanti ripercussioni sul turismo in un’area che dipende fortemente dai ricavi che genera“.

Concentrandosi sull’uso dei derivati atmosferici (prodotti finanziari che servono a tutelarsi dalla variabilità metereologica, ndr), lo studio utilizza una serie di modelli – dove gli operatori vendono il rischio ai mercati finanziari per un premio – prevedendo il numero di visitatori e i ricavi in un dato mese.

La metodologia si basa su dati relativi a più di 50 anni di nevicate e temperature registrate in un resort in Austria.

Fra i risultati più significativi troviamo:

  • il numero di visitatori delle stazioni sciistiche varia notevolmente all’interno della stagione sciistica stessa, a seconda del bollettino neve e della temperatura
  • con la diminuzione dell’altezza della neve, le aziende si affidano sempre di più ai giorni tradizionalmente più affollati, come il giorno di Natale e i giorni festivi, le vacanze scolastiche e i fine settimana
  • la consistenza della neve e la temperatura sono importanti anche fuori stagione
  • vista la variabilità del numero di visitatori, i mercati finanziari e gli operatori del turismo invernale dovrebbero basare i contratti dei derivati del clima sulle entrate medie mensili storiche
  • un singolo contratto basato su una caduta di neve cumulativa a fine stagione è altamente rischioso per tutte le parti e attrae la più alta variazione di profitti e perdite tra tutte le opzioni testate

I dati dello studio includono 20.774 osservazioni meteorologiche storiche giornaliere di Sonnblick (Austria), tratte dall’European Climate Assessment (Eca), ipotizzando che la stagione sciistica si svolga ogni anno dal primo dicembre al 15 aprile.

Come soglia critica per il numero di visitatori viene utilizzata la regola dei 100 giorni, con lo studio che considera 30 cm di neve per almeno 100 giorni durante la stagione invernale come requisito minimo per testare l’affidabilità dell’attività sciistica.

La soluzione proposta agli operatori turistici alpini dallo studio londinese è quindi quella di acquistare derivati atmosferici e di pensare in modo più strategico al rischio: “il trattamento delle strutture attraverso l’innevamento artificiale e la sistemazione del paesaggio è costoso e potrebbe rilasciare nell’ambiente additivi potenzialmente dannosi. Diversificare le attività al di là delle tradizionali attività di sci e sport sulla neve può anche avere costi di investimento costosi, per cui crediamo che l’accesso ai mercati finanziari per i derivati atmosferici e la condivisione del rischio sia l’opzione più praticabile” conclude Ballotta.

L’importante è che si salvaguardino ambiente e operatori turistici, evitando di incitare operatori finanziari senza scrupoli a scommettere sul peggioramento del clima.

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Disponibilità energetica per l’e-mob: la questione del tubo

toto di Victor Freitas (Pexels)

Quanto è importante l’introduzione di sistemi di ricarica smart allo scopo di gestire la disponibilità energetica nelle ore “non di punta” ed evitare così picchi di domanda indesiderabili? Ci sono altre soluzioni?

La transizione alla mobilità elettrica pone, tra gli altri, due interrogativi separati ma ugualmente importanti alla rete elettrica: avere abbastanza energia e averla qui e ora, quando cioè mi collego alla rete per ricaricare la mia vettura.

Dunque, cosa succederebbe se in un futuro i 36 milioni di vetture, diventate tutte elettriche, si collegassero contemporaneamente alla rete elettrica?

Il tema è stato toccato anche nel corso di un’audizione in VI Commissione Finanze della Camera da Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) che ha sottolineato l’importanza dell’introduzione di sistemi di ricarica smart allo scopo di distribuire la domanda aggiuntiva di energia elettrica nelle ore “non di punta” ed evitare così picchi di domanda indesiderabili.

L’autorità fa riferimento alla differenza che in Fisica esiste tra energia e potenza: quest’ultima, infatti, è l’energia diviso il tempo: utilizzando l’analogia che ha soccorso tanti studenti di ingegneria del primo anno, se l’energia è la quantità di acqua, la potenza è la portata del tubo.

Beh, in effetti non è solo una questione di mobilità elettrica, ma succederebbe la stessa cosa che se in cinquanta milioni di case italiane si accendesse la luce contemporaneamente: il sistema non sarebbe in grado di soddisfare questa domanda.

Ci sono due soluzioni a questo problema: la prima consiste nel dimensionare la rete elettrica affinché sia in grado di soddisfare la massima domanda teoricamente possibile, soluzione enormemente costosa che richiederebbe di costruire centrali in soprannumero da tenere in stand-by nell’ipotesi che si verifichi il caso limite.

La seconda (molto meno costosa) è quella di studiare come statisticamente evolve la domanda e dimensionare la rete in funzione della domanda reale, accettando un minimo rischio che ci sia un picco imprevisto.

La disponibilità energetica per l’e-mob

Arera sa bene che tutte le reti elettriche del mondo sono dimensionate con la seconda modalità e sottolinea l’importanza di operare di concerto per evitare stress alla rete e gestire correttamente la disponibilità energetica.

Cosa potrebbero dunque essere questi sistemi smart? Due esempi molto semplici:

  • la stazione di ricarica dialogando con la sottostazione di distribuzione viene informata del livello di potenza richiesto in ogni momento e modula la potenza in uscita in modo da non creare stress localizzati
  • la stazione di ricarica è dotata di sistema di accumulo che viene caricato nei momenti di bassa domanda, in modo che l’energia per far fronte al picco non necessariamente debba venire tutta prelevata dalla rete

Manca forse un richiamo al fattore di modulazione della domanda più potente che ci sia: incoraggiando infatti i consumatori a caricare per quanto possibile di notte, si ottiene esattamente l’effetto invocato da Arera.

Terna ci informa che la domanda media nelle ore diurne infatti è di circa 41GW, mentre nelle ore notturne scende a 24GW: per quanto possibile, perciò bisogna far sì che la maggioranza della domanda di potenza aggiuntiva derivante dalla mobilità elettrica si collochi nel corso della notte.

Nella simulazione illustrata questa domanda ulteriore è stata stimata in 8GW che sarebbero ampiamente erogabili senza bisogno di adeguamenti di sorta alla rete attuale.

disponibilità energetica in Italia

Ben vengano dunque le stazioni smart, ma insieme a esse speriamo che arrivino misure atte a incentivare la ricarica notturna dei veicoli elettrici, con semplificazioni degli iter burocratici per chi vuole installare una wallbox a casa e misure infrastrutturali pubbliche che diano la possibilità di tale ricarica notturna anche a chi non possiede un box.

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Milano vetrina dell’eco-fashion

salone white milano

Il Salone White si rinnova puntando sulla sostenibilità con una selezione di brand e di startup. In piazza Duomo un flash mob per promuovere la moda green

Al via il 20 febbraio – in corrispondenza con la Milano Fashion Week – l’appuntamento con il Salone White, dedicato alla moda internazionale di ricerca, in scena fino a domenica 23 febbraio al Superstudio di Via Tortona a Milano che ospiterà circa 500 aziende di abbigliamento e accessori.

Questa edizione, hanno spiegato gli organizzatori, rappresenta un punto di svolta verso un rinnovamento che si esprime sempre di più attraverso la promozione del Made in Italy (focus su una selezione dedicata a 41 brand siciliani) e della sostenibilità, considerata una leva per innescare un cambiamento reale che parte dalla filiera tessile e arriva al consumatore finale.

Ed è proprio sul tema della sostenibilità che Cristina Tajani, assessore alle Politiche del Lavoro, Attività produttive, Moda e Design del Comune di Milano, ha parlato in occasione della presentazione della manifestazione: “Un salone sempre più ricco di proposte, oltre 500 per l’edizione di febbraio 2020 e capace di selezionare il bello e ben fatto con una grande attenzione al tema della sostenibilità delle proprie aziende espositrici, argomento che tanto sta a cuore alla nostra amministrazione comunale“.

Il made in Italy è apprezzato in tutto il mondo anche per la sua capacità di valorizzare l’artigianalità. Giuseppe Mazzarella, delegato all’Internazionalizzazione di Confartigianato imprese, riconosce l’importanza della sostenibilità come volano commerciale delle produzioni artigianali: “Siamo su un palcoscenico internazionale dove Confartigianato mostra la qualità delle imprese a valore artigiano: 79mila artigiani e piccoli imprenditori della moda che danno lavoro a 372mila addetti ed esportano prodotti per un valore di 10,3 miliardi. Aziende che creano occupazione, producono eccellenza manifatturiera, frutto dell’incrocio tra innovazione e tradizione, puntano sulla sostenibilità come scelta etica ma anche come fattore che il mercato riconosce e premia“.

A Salone White torna l’hub per l’innovazione sostenibile

Torna al Salone White la seconda edizione di Give a FOKus, hub dedicato all‘innovazione sostenibile nato nell’edizione di febbraio 2019 in partnership con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e Fashion Revolution e ospita il progetto Get in Sync Shad realizzato con la collaborazione di Albini Group e Boyish Jeans.

Si tratta di un’installazione che attraverso un light mapping mostra le fasi più inquinanti delle lavorazioni tessili ovvero lo sviluppo del tessuto e la fase di tintura e finissaggio.

Da questa installazione si passa a Tex Lounge, dove i visitatori possono vivere un’esperienza sensoriale entrando in contatto con tessuti, tinture e fibre non convenzionali e responsabili.

La seconda parte di Give a FOKus è dedicata alle 10 startup innovative finaliste del Wsm Smart Contest coordinato da Francesca Romana Rinaldi, docente Sda Bocconi ed esperta di moda sostenibile.

La selezione è stata fatta sulla base di un nuovo approccio al fashion system in un’ottica più responsabile che comprende l’intera progettazione, dalla creazione delle fibre alla gestione della distribuzione e post-consumo.

Eco-fashion: gli espositori green

Salone White ha selezionato fra i suoi espositori coloro che hanno concretizzato progetti certificati per ridurre il proprio impatto ambientale e implementare il proprio impatto sociale.

Sono 32 le aziende che rispondono a questi criteri, fra queste: Blue of a Kind, Boyish Jeans, Closed, Insane in the Rain, fino a Ibrigu, LaMilanesa Made in Milan, WRÅD, Made for a Woman e Regenesi, che presenta diversa novità tra cui l’iniziativa Rigenera i tuoi jeans dedicata al retailer e Re-Flag, collezione di borse create con un tessuto ottenuto al 100% dal riciclo di bottiglie in plastica.

Tra le diverse presenze nel mondo sostenibilità è da segnalare inoltre The Sustainable, primo showroom e agenzia a concentrarsi su brand sostenibili che sarà presente con una selezione di marchi fra cui Km by Lange, Calla, Zamt, Mia Larsson, 91LAB, Ochis Eyewear e Devo Home.

Una sala è dedicata al debutto di Izmee che presenta drink-à-porter, accessori di moda plastic free.

Sulla scia del progetto Fashion for Planet, che a febbraio in occasione del Festival di Sanremo ha promosso alcuni brand di eco-fashion, durante White saranno esposti in una vetrina dedicata in Via Tortona i marchi sostenibili Gilberto Calzolari, Acbc, Awareness Infinitum, WRÅD, Flavialarocca, Yekaterina Ivankova, Blue of a Kind, Boyish Jeans e Vitelli.

In contemporanea grazie al network della Camera Buyer Italia questi brand saranno associati ad altrettanti best shop in tutta Italia per promuovere e comunicare la sostenibilità.

Queste le boutique associate a ciascun brand: Papini (Catania), Suit (Lecce), Monti (Cesena), Velashop (Cagliari), Il Cortile (Novara), Mimma Ninni (Bari), Satu (Piacenza), Dolci Trame (Siena), 13 metriquadri (Bellaria) e Penelope (Brescia).

L’iniziativa è sostenuta da Salvatore Ferragamo.

Flashmob in Duomo

Durante la Milano Fashion Week, si terrà FashionAble Art Eco, su iniziativa dall’organizzazione no profit Let’s do it Italy. Un flashmob per sensibilizzare, soprattutto i più giovani, sull’eco-sostenibilità della moda e promuovere scelte rispettose dell’ambiente.

L’iniziativa, si terrà sabato 22 febbraio 2020 in piazza Duomo: alle ore 15 il flash mob, mentre la sfilata degli abiti ecosostenibili inizierà alle 16:30. Modelle provenienti da diversi paesi del mondo saranno protagoniste di un cleanup e mostreranno alcuni capi di abbigliamento totalmente green.

Al termine della sfilata, ci sarà la presentazione degli abiti e un confronto su moda e sostenibilità presso Palazzo dei Giureconsulti.

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Allarme siccità: lo stress di piante e animali si tocca con mano

allarme siccità
foto da Pexels

Le temperature sono impazzite e l’agricoltura è uno dei settori che risente in prima persona della crisi climatica, tanto che si parla di allarme siccità con una perdita di oltre 14 miliardi nell’ultimo decennio. E con questa primavera anticipata le cose non si mettono bene

È allarme siccità in Italia. I fiumi e i laghi escono da un inverno caldo e ben poco piovoso e gli addetti ai lavori sono molto preoccupati.

Lo denuncia la Coldiretti. Le piante sbocciano per un inverno bollente con una temperatura superiore di 1,65°C (dati Isac Cnr relativi ai mesi di dicembre e gennaio).

In Lombardia il livello idrometrico del Po è sceso ed è basso come in piena estate, ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 25% di quello di Como al 28% dell’Iseo.

All’altezza del Ponte della Becca, il Po segna -2,4 metri: come se fossimo in pieno agosto. Le temperature anomale riguardano tutta l’Italia.

I numeri dell’allarme siccità in Italia

In Puglia la disponibilità idrica è addirittura dimezzata negli invasi rispetto allo scorso anno secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Anbi che registra difficoltà anche in Umbria con il 75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno caduta nel mese di gennaio e in Basilicata dove mancano all’appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili rispetto allo stesso periodo del 2019.

In Basso Molise – prosegue la Coldiretti – i terreni secchi seminati a cereali rischiano di non far germogliare e irrobustire a dovere le piantine, mai i problemi riguardano anche gli ortaggi, che già necessitano di irrigazioni di soccorso.

In Sardegna il Consorzio di Bonifica di Oristano ha già predisposto l’attivazione degli impianti per l’irrigazione per garantire acqua ai distretti colpiti dalle grave siccità a causa della mancanza di piogge a seguito alle segnalazioni relative alle colture in sofferenza per il perdurare dell’assenza di precipitazioni.

Il clima mite si fa sentire anche con le fioriture anticipate delle mimose in Liguria e dei mandorli in Sicilia e Sardegna dove iniziano a sbocciare le piante da frutto, ma in Abruzzo sono in fase di risveglio gli alberi di susine, pesche mentre anche gli albicocchi in Emilia e in Puglia hanno già i fiori.

In vaste aree della Sicilia i campi sono aridi e i semi non riescono neanche a germinare ma la mancanza di acqua e il vento minaccia anche le lenticchie di Ustica. Si riscontrano problemi anche nella zona del ragusano: i pascoli sono a rischio per l’erba secca e si temono speculazioni sul prezzo del fieno per alimentare gli animali.

Lo stress degli animali

Nelle campagne lungo tutta la Penisola si fanno i conti con il clima anomalo che ha mandato in tilt la natura con piante in fiore e gli animali come le chiocciole che si sono risvegliate dal letargo prima del tempo.

Le ripetute giornate di sole hanno risvegliato 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dalla finta primavera e sono uscite dagli alveari presenti per ricominciare il loro prezioso lavoro di bottinatura e impollinazione.

Il rischio che ritorni il freddo e le gelate sui fiori significa poter far morire questa api solerti. Il problema, ovviamente, è anche economico.

L’agricoltura italiana – afferma la Coldiretti – con questi sfasamenti stagionali e eventi estremi ha già subito una perdita di oltre 14 miliardi di euro nel corso di questo ultimo decennio. Gli agricoltori non hanno dubbi: la crisi climatica è nefasta.

E noi, cosa scegliamo?

Sui banchi dei mercati sono arrivate con oltre un mese di anticipo le primizie. Nel Lazio gli agricoltori offrono agretti, carciofi romaneschi, erbe spontanee come il papavero e le fave. In Puglia è un boom di fragole arrivate prima di alcune settimane e già pronte al consumo.

Sicuramente, dobbiamo rivedere i calendari di frutta e verdura di stagione. Controllare la provenienza dei prodotti e nel frattempo modificare le nostre abitudini per attutire, dove si può, la nostra impronta ambientale.

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Cibo da “dog heroes”

dog heroes
foto Dog Heroes

Cibo fresco. Porzionato su misura per il cane. Gusti vari: maiale, tacchino, merluzzo… Aggiungi che la consegna viene fatta a casa da fattorini muniti di bici. Questi quattro punti potrebbero veramente fare la differenza in fatto di cibo per cani. Aggiungendo che il cibo è preparato da un laboratorio che utilizza anche l’invenduto di prodotti freschi, il servizio di Dog Heroes fa bingo

La startup del cibo fresco è in azione da qualche mese su Milano. Non a caso, visto che sembra essere la città con maggior concentrazione di padroni di cani.

Ma le cose si stanno mettendo bene e l’obiettivo dei tre soci fondatori è quello di mettere piede anche in altre città. Così come ci spiega Marco Laganà che insieme a Pierluigi Consolandi e Gregoire Desforges ha dato vita a Dog Heroes, una particolare iniziativa per i nostri amici animali.

Ogni ricetta è stata studiata da veterinari esperti in nutrizione clinica sulle linee guida Fediaf (Federazione europea dell’industria degli alimenti per animali da compagnia) e ha come principale apporto proteico la presenza di tanta carne (oltre il 60%), oltre a verdure, cereali, vitamine e sali minerali. A prepararli dei veri cuochi in un laboratorio alle porte di Milano.

A Dog Heroes, però, non manca l’attenzione alla sostenibilità, tenuta d’occhio sotto doversi aspetti. Abbiamo già detto che la consegna viene fatta in bicicletta o con veicoli elettrici; quindi il box è riciclabile così come l’involucro che mantiene fresco le pappe.

Inoltre, chiediamo se è possibile di restituircele per un riuso” aggiunge Laganà. E poi arriva un altro punto fondamentale: Dog Heroes infatti utilizza anche cibi invenduti che altrimenti andrebbero buttati. Proprio come le migliori procedure ambientali indicano di fare contro lo spreco di cibo.

Infine, grazie a un accordo con Treedom, Dog Heroes ha in piano la compensazione della CO2 prodotta. Alberi che stanno nascendo.

Intanto in questi giorni e fino al 14 marzo in Corso Garibaldi 121 a Milano si potrà andare a conoscere il pop-up store dell’azienda. Se portate con voi il vostro cane, gli potrete far assaggiare le ricette che i Dog Heroes hanno preparato per loro.

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Cure veterinarie, ecco la mutua per i nostri pets

cure veterinarie mutua pets
foto da Pexels

Salute e benessere per i nostri amici a quattro zampe. Un sistema privato di assistenza per garantire le cure veterinarie, i ricoveri, l’assistenza legale e altri utili servizi

La mutua per cani e gatti Dottor Bau e Dottor Miao è un sistema di assistenza privato ideato dall’organismo no profit Miav (Mutua Italiana Assistenza Veterinaria); si tratta di un prodotto mutualistico a tutti gli effetti, per garantire cure veterinarie e benessere degli animali da compagnia.

Il costo è di 180 euro all’anno (anche a rate mensili) con uno sconto del 50% per tutti coloro che sono esenti da ticket del Sistema Sanitario Nazionale a causa di una invalidità permanente da malattia grave o infortunio pari o superiore al 67% (ex legge 104/92).

Questa tipologia di servizio consente di accedere con un costo contenuto a servizi fondamentali per garantire la salute e il benessere dei propri amici a quattro zampe. Consolida la percezione che abbiamo dei nostri pet, a tutti gli effetti membri della famiglia, cui offrire le cure veterinarie migliori.

Cosa comprende il servizio di mutua per i pets?

  • responsabilità civile per danni a persone terze (1.000.000 di euro)
  • responsabilità civile per danni a cose di terzi (10.000 euro)
  • spese di ricerca per smarrimento (250 euro)
  • adozione in caso di premorienza o invalidità permanente grave del proprietario
  • spese veterinarie per ricovero in genere (1.750 euro)
  • sacrificio necessario e spese funerarie (150 euro)
  • ospedalizzazione del padrone: spese residenza – pet sitter
  • assistenza Legale
  • assistenza trasporto d’urgenza
  • spese igienizzazione interni auto
  • servizio di second opinion (in caso di richiesta di più diagnosi da diversi veterinari)

Per maggiori informazioni rimandiamo al sito web del servizio privato.

Spese per le cure veterinarie

Dal primo gennaio ci sono importanti novità: sale infatti la soglia massima detraibile per le spese veterinarie, passando dai 387,34 euro previsti nel 2019 agli attuali 500 euro. Tenendo conto della franchigia di 129,11 euro e dell’aliquota applicata del 19 percento, si potrà ottenere una detrazione di 70,46 euro.

Le spese mediche veterinarie sono deducibili per la cura degli animali legalmente registrati con il microchip che indica il possesso dell’animale, cani, gatti e furetti a scopo di compagnia o di pratica sportiva, e questo va dimostrato al Fisco.

tal fine è sufficiente la certificazione rilasciata dall’Asl o, al momento dell’iscrizione dell’animale all’anagrafe, dal veterinario. Le detrazioni andranno inserite nel modello 730 del prossimo anno.

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Un hub per le imprese che pensano alle città del futuro

milano smart city lab
foto Comune di Milano

A Milano, in via Ripamonti 88, nasce Smart City Lab, un hub di incubazione per le aziende che migliorano le città in ottica smart

Da area periferica e poco attraente a polo dell’innovazione in ambito smart city: in via Ripamonti, zona sud di Milano, nasce un polo di aggregazione di imprese e startup che pensano alle città del futuro.

Su un’area di oltre 3.000 metri quadrati, tra superfici coperte e aree esterne sistemate a terrazze e giardini, nasce infatti un nuovo spazio per ospitare tutte quelle realtà che con i loro progetti innovativi contribuiranno al miglioramento della qualità vita in città.

Grazie a questo progetto l’Amministrazione comunale potrà restituire alla città un’area che per anni è stata soggetta al degrado e all’abbandono, proponendo inoltre una nuova area operativa in cui imprese e tecnologie sono finalizzate al miglioramento della vivibilità, dell’accessibilità, dell’ambiente e dell’energia.

Lo Smart City Lab sarà il luogo dove le imprese e le startup potranno mostrare i risultati e le soluzioni per una smart city, moderna e funzionale, in ambiti quali la domotica, la mobilità, il risparmio energetico ma anche proporre la tecnologia per la vita quotidiana.

Il progetto prevede la realizzazione di un edificio di circa 1.000 metri quadrati (piano terra e primo piano) oltre a diverse aree esterne, destinate in parte a piazza aperta al pubblico (circa 1.000 metri quadrati), parcheggio pertinenziale (530 metri quadrati) e verde.

Un risultato importante, reso possibile anche grazie a Invitalia, Centrale di Committenza con funzioni di Stazione Appaltante, che ha seguito tutte le attività funzionali alla realizzazione dell’incubatore.

Ha predisposto il progetto preliminare dello Smart City Lab e gestito le procedura di gara per l’affidamento della progettazione definitiva, di quella esecutiva e dei lavori.

I lavori inizieranno a febbraio e avranno una durata di 12 mesi. Smart City Lab può contare su un finanziamento di 5 milioni di euro da parte del Ministero dello Sviluppo economico per la realizzazione della struttura (ai sensi della legge 80/2005), mentre il Comune di Milano, oltre alla concessione dell’area metterà, a disposizione 500mila euro per le dotazioni informatiche e le attrezzature necessarie all’avvio dell’attività d’incubazione delle imprese.

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Verde in fiera: torna Myplant & Garden

myplant&garden 2020
foto Myplant&Garden

Il cuore e la mente del verde si incontrano a Myplant & Garden dove creatività, tecnologie e business si fondono in un’unica manifestazione B2b dedicata all’ortoflorovivaismo. Ormai la più importante manifestazione verde in Italia.

Non solo perché organizzata a Milano (dal 26 al 28 febbraio a Rho Fiera), ma anche per il parterre di eventi e incontri che il calendario di Myplant & Garden promette.

E con la fiera cresce anche il settore con un’esportazione che cresce quasi a due cifre come afferma GianPietro D’Adda, presidente del Consorzio Myplant & Garden che per il sesto anno con il supporto dell’agenzia VGCrea organizza la manifestazione che oggi ospita quasi 800 aziende.

Mancare vuol dire perdere un workshop sul campo che dura tre giorni. Crediti formativi a gogo, soprattutto per i dottori agronomi e forestali.

E poi, come tutte le buone fiere di settore, in Myplant & Garden si creano relazioni e si stringono accordi. Si fa business. Così hanno decretato i visitatori dello scorso anno che sono stati più di 20mila.

Le nuove tecnologie non mancano: e il convegno di apertura – Agricoltura 4.0 (26 febbraio ore 9:30 c/o pad 20 sala 1/B45) aprirà un canale preferenziale sui finanziamenti europei proprio in funzione del Green Deal espresso dalla Commissione europea.

Come lavorare con la Pubblica amministrazione sul verde è un altro momento, importante, sviluppato dalla fiera. Perché bandi e finanziamenti (in vista anche quelli di Industria 4.0) faranno la differenza del settore dove le piante sono le Natural Based Solution per combattere l’inquinamento e affrontare la crisi climatica.

Conviene, poi, dare un occhio anche a come si lavoro con il verde nel settore sportivo. Verde vivo, fiori, reciso, macchinari, progetto e paesaggio, vasi, nutrienti e sementi, servizi, decorazione e accessori i macro-settori principali attorno ai quali si sviluppa la manifestazione.

Necessario buttare un occhio anche alla rassegna delle proposte innovative in concorso. Tra le candidature selezionate, troveremo particolari accenti innovativi nella meccanica, nella robotica, nella botanica, nell’accessoristica, nei vasi e contenitori, nei processi produttivi, nell’ibridazione vegetale, nei concimi, nella lotta agli insetti, nell’arboricoltura, nelle pavimentazioni.

I percorsi sono tanti. Come quello Verde Bio, curato da Change Up, che evidenzia la presenza di alcune delle migliori produzioni biologiche ed eco-sostenibili degli espositori in mostra in ogni settore all’interno della fiera. Mettetevi buone scarpe: Myplant & Garden vi farà fare tanti chilometri.

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Il verde è sempre più bio: anche a Myplant & Garden

il verde bio - myplant 2020
foto Myplant & Garden

Riparte l’evento florovivaistico Myplant & Garden che nell’edizione 2020 è ancora più green e rilancia l’iniziativa Il Verde Bio, che mappa le aziende biologiche

La tendenza bio è in atto anche nel mercato dell’ortoflorovivaismo e in una fiera importante come Myplant & Garden (Milano Rho Fiera 26/28 febbraio) chi è interessato a prodotti sostenibili può seguire un vero e proprio percorso – Il Verde Bio – per entrare in contatto con gli espositori che credono in questo genere di produzione.

Change up! che ha curato la mappatura – seguite l’insegna Il Verde Bio – spiega il trend.

Le adesioni degli espositori sono raddoppiate – spiega Silvia Massimino di Change Up! – Un dato che dimostra come il settore stia investendo in questa direzione, consapevole che la sostenibilità, oltre a essere un dovere per le aziende, è ormai anche una leva economica e commerciale importante in grado di incontrare una domanda sempre più diffusa“.

Un convegno in tema di certificazioni Fare Trade completa, in un certo senso, la strada di chi crede in un green sostenibile

Il percorso Il Verde Bio organizzato in Myplant & Garden consiste nella mappatura degli espositori impegnati nella sostenibilità che intendono valorizzare i loro prodotti e produzioni biologici certificati o ecologici.

Una segnaletica all’ingresso dello stand li caratterizza e una mappa nella Guida del Visitatore accompagna in un percorso ideale i visitatori che vogliono approfondire e conoscere queste aziende.

Il Verde Bio, che cosa andare a vedere?

Al percorso Il Verde Bio hanno aderito una cinquantina di espositori che hanno proposto le loro attività per la selezione.

I settori sono vari: dai prodotti per la cura delle piante (concimi, nutrienti, fertilizzanti, terricci, attivatori del terreno) tutti rigorosamente bio e indicati per l’agricoltura biologica, alle sementi di piante, ortaggi, frutto, legumi.

Ci sono anche le piante biologiche da orto, da fiore, mediterranee, aromatiche, edibili e quelle trattate con insetti per il controllo dei parassiti.

Non mancano i vasi realizzati con materiali ecologici, riciclati e riciclabili e le aziende che propongono soluzioni di biotecnologia applicata all’ingegneria naturalistica, per il risparmio idrico, materiali idroritentori o detergenti biodegradabili a base di estratti naturali per la pulizia dei manti erbosi sintetici.

Infine il percorso si snoda negli stand di un produttore di magnifici foulard in fibra di bambù, tosaerba elettrici con batteria agli ioni di litio, tralicci, attrezzi, semenzai e vasetti biodegradabil certificati Fsc e aziende che si stanno impegnano a ridurre l’impatto ambientale utilizzando packaging in R-Pet riciclabile.

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Green week a Trento: da qui riparte la sostenibilità. Anche delle fabbriche

green week a trento
foto fornita da Green Week

Dal 27 febbraio al 1 marzo, Trento respira aria di sostenibilità con la Green Week, evento che tocca trasversalmente tutti i settori e le età

In occasione dell’edizione 2020, il Festival della Green Economy, si riuniranno in città 300 relatori per affrontare questioni green in tema di trasporti e mobilità, turismo, moda, edilizia e architettura, finanza e agricoltura.

E anche quest’anno l’Università di Trento è parte attiva della manifestazione: “La green economy, nei vari modi di intenderla e studiarla, è da tempo oggetto dell’attività di ricerca nel nostro Ateneo – afferma il rettore Paolo ColliniIn particolare, i dipartimenti di UniTrento si occupano di efficienza energetica, tutela ambientale, contrasto ai mutamenti climatici, riqualificazione urbana, tecnologie e materiali innovativi e del rapporto tra ecologia e società, in un’ottica di sviluppo sostenibile“.

In più, all’interno della Green Week, l’università trentina organizza per il 27 febbraio la Giornata sulla sostenibilità ambientale di Ateneo in cui tutta la sua community avrà occasione di avanzare proposte e discutere soluzioni per migliorare il livello di sostenibilità ambientale di UniTrento.

All’interno dell’evento verranno inoltre presentate 6 delle 10 tesi di interesse per lo sviluppo e l’innovazione del territorio, vincitrici della call promossa nell’ambito del Protocollo d’Intesa UniCittà sulla sostenibilità ambientale, che vanno dal vertical farming al turismo outdoor sostenibile a nuove soluzioni energetiche.

Sempre nell’ambito della Green Week, anche quest’anno il festival di Trento, dal 25 al 27 febbraio, verrà preceduto da un tour nelle Fabbriche della Sostenibilità in Italia, per scoprire oltre venti aziende d’eccellenza nell’innovazione nel campo dell’ecosostenibilità, che investono, anche come leva competitiva, su economia circolare, riuso, gestione dei rifiuti in ottica sostenibile e abbattimento delle emissioni, risparmio energetico, responsabilità sociale e ambientale d’impresa.

Tra le fabbriche che apriranno le porte, ci saranno aziende del distretto conciario come Dani, Conceria Montebello, nel settore energia, come Snam, Linea Green e Dolomiti Energia, agroalimentare quali Melinda, Cielo e Terra Vini e Agugiaro & Figna Molini, i cosmetici di Pettenon Cosmetics, il design di Lago.

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